Chic ‘n Quick Trattoria Moderna

Cuochi in vetrina e buongustaie curiose

Cena del 26/05/2011
Ah, come mi piace l’autunno. Le foglie rossastre, il cielo terso, l’aria frizzante…e poi il brasato con le patate, i tajarin al ragù, il barolo…vabbè, mi piace a 360 gradi, che male c’è? Ebbene sì, siamo di ritorno fresche fresche dalla meravigliosa Fiera del Rapulè 2011, che consigliamo animatamente e vivamente a tutti. Vi rimando al link di cui sopra per maggiori informazioni, noi eravamo un tantino troppo impegnate a mangiare, bere, e rompere i bicchieri reciproci per stilare un resoconto decente. Ma vi assicuro che ne vale la pena!

Veniamo invece alla nuova recensione, ma come siamo messe? A ottobre a rimembrare con nonchalance la cena di maggio? Per la risposta a questa e (forse) altre domande fate un salto qui, mentre per la cena in questione vi annuncio che ci siamo date un tono. Non troppo però, disperate siamo, disperate rimaniamo, ma su proposta di Chiara ci siamo accomodate dalla giovane e avvenente vicina di casa del Sadler di Milano. IL SADLER DI MILANO??? Vedo già occhi sbarrati, bocche spalancate e qualche “lo sapevo che non erano delle pezzenti come cercano di farci credere queste qui!”. In alternativa, immagino anche qualche “Sadler chi?”, chè il nostro pubblico ci piace vario, si sa. Claudio per gli amici (almeno spero che i suoi amici non rispondano a ogni sua domanda con “Sì CHEF” o “No CHEF”), oltre che cuoco di gran fama, è anche un simpatico ometto che ha pensato bene non solo di dotare di un’enorme vetrina sulla strada la cucina del suo ristorante in Via Ascanio Sforza, ma anche di aprire a fianco allo storico locale una “trattoria” dove riproporre la sua cucina rivisitata a prezzi da disperate (che poi sono le pezzenti di cui sopra). Iniziativa interessante e spunto buongustaio per ritrovarci a sbirciare attraverso la vetrina a vedere come sono belle queste enormi, luccicanti cucine professionali, e magari anche gli esperti addetti che ci lavorano dentro…bè, se no cosa li hanno messi a fare ‘sti poveretti dentro l’acquario, diamogli un pò di soddisfazione, no? ;-D

Antipasti

Naturalmente tutta questa curiosità ce la portiamo anche dentro, in un ambiente minimalista e raffinato, molto “lounge”, quasi freddo a dire il vero, legno in ogni dove (compresa un’inquietante signorina in forma di statua alle nostre spalle che ci fa sentire osservate per tutta la cena), una sala lunga e stretta e anch’essa parzialmente in vetrina, ma discretamente celata dalle candide tende. Very chic, non c’è che dire. Vediamo se sono anche quick, che c’abbiamo un certo languorino. Il menù si apre con una sezione dall’allettante titolo “Dedicato ai gourmet”, vale a dire “Per chi glie piace magnà”, ah sì quelle siamo noi! Vabbè, interpretazioni a parte, l’idea è questa: servire ciascuna entrata di questa parte del menù, sapienti mix di creatività e ingredienti tradizionali, con la bevanda che più ne esalta i sapori, per essere a sua volta esaltata dalla portata naturalmente. Il risultato, dato che decidiamo comunque di ordinare anche il vino, è che abbiamo già 2 bicchieri a testa sul tavolo e non abbiamo ancora cominciato a mangiare. Avanti così!

I fiori di zucchina farciti di rombo, gamberi e mozzarella

La sfogliatina di scalogni banana, lardo e toma

Scegliamo innanzitutto i Fiori di zucchina farciti di rombo, gamberi e mozzarella, insalata di zucchine e mandorle tostate con calice di Cruasè Roccapietra (Cantine Scuropasso) con annessa divagazione per domandarsi se sia nata prima la zucca o la zucchina, e a che punto si presenti il fiore. Tutto questo mentre ci gustiamo i fiori in questione, abbastanza succulenti devo dire, con il loro affollato ripieno, insieme alla Sfogliatina di scalogni banana, lardo venato al rosmarino e toma dell’Ossola fusa con calice di Birra Moretti “Doppio Malto” (daje, lardo e birra doppio malto…ma noi ci sentiamo comunque chic, ve lo assicuro), che è veramente originale e curata e l’abbinamento con la birra assolutamente sorprendente.  C’è poi il Foie gras d’oca con mostarda di zucca e pane all’uvetta con calice di Moscato di Pantelleria Turbè 2007 (Salvatore Murana) ensemble estremamente dolce (pure troppo) e raffinato, e la Crema di melanzane, fiocchi di burrata, bruschetta a dadi e pomodorini canditi con calice di Chardonnay 2010 Tormaresca che vince la mia personale palma gourmand: deliziosa mescolanza di consistenze e profumi della tradizione, assai gustosa.

Il foie gras d'oca con mostarda di zucca e pane all'uvetta

La crema di melanzane, fiocchi di burrata, bruschetta e pomodorini

Primi e Secondi

L’argomento clou di stasera è: cosa succede quando si va a convivere? Bè, io e Laura già lo sappiamo, naturale quindi tranquillizzare Elisa che sarà tutto bellissimo, tranne in quei giorni (che non sono necessariamente QUEI giorni) in cui avrai voglia di schiaffeggiarlo con un badile, o in cui attraverserete una crisi Mastro Lindo, altrimenti detta “quando LUI fadisordine” (tutto attaccato). Però anche noi ci mettiamo del nostro (ecco, adesso c’entrano veramente QUEI giorni), quindi grazie a questo equilibrio alla fine si vive tutti felici e contenti. Tranne quando non funziona e ci si lascia, si capisce. Ecco, siamo o non siamo pronte per il prossimo talk show del dopo pranzo di Rai 2?

Torniamo alla nostra cena che è meglio: grazie a Laura notiamo che questi piatti risultano molto “estetici”, mentre Elisa riflette che, in fondo, essere buongustaie è un pò una maledizione. Perchè? E voi come lo chiamate gustarvi appassionatamente un antipasto sapendo di dovervi fermare al primo quarto perchè siete circondati da altre tre assatanate come voi pronte a strapparvelo? Praticamente una condanna. Per fermare questo strazio, ordiniamo due primi e quattro secondi, e che la chiccherìa continui!

Gli spaghettoni con limone e bottarga

I ravioli di melanzane e mozzarella di bufala

Dividiamo quindi in quattro (strazio dello strazio) i due primi prescelti, ossia gli Spaghettoni di pasta fresca, limone e bottarga grattugiata, generosi e delicati ma forse un pò troppo al dente, e gli ottimi Ravioli di melanzane e mozzarella di bufala e filetti di pomodoro, che io trovo eccezionali nella loro candida semplicità. Nei secondi invece trionfa il pesce: si parte con il Filetto di rombo al pan prezzemolo, patate alla forchetta e fagiolini, un altro piatto che punta sulla semplicità degli ingredienti ma con un pò meno personalità, le Capesante gratinate, per le quali decidiamo che la locazione nel menù è sbagliata (che poi l’importante è che si collochino nello stomaco, sicchè), lo Spiedino di gamberi alla griglia con salsa al curry e riso basmati tostato con verdurine di stagione, saporito e assai scenografico, e infine LEI, la regina della serata: la Spigola in crosta di fili di patate con insalatina e spuma al rafano. Un piatto davvero speciale, equilibrato, creativo senza essere pretenzioso. Lunga vita alla regina!

Il filetto di rombo al pan prezzemolo e fagiolini

Le capesante gratinate

Lo spiedino di gamberi con salsa al curry

La spigola in crosta di patate con spuma al rafano

Dolci

E se la spigola è la regina, i dolci sono i fuoriclasse! La deliziosa carrellata dei dessert parte con il Fondente di cioccolato amaro con spuma di caffè, aromatico e golosissimo, il Semifreddo al caramello con tartare di mele al calvados, accostamento dolcissimo e originale, il Tortino di yogurt ai frutti della passione con pasta dolce di grissini e arachidi, stuzzicante ed esotica rivisitazione della cheese cake, ed infine l’Insalata di fragole, crema chantilly e meringhette, forse il più banale dei quattro ma non per questo meno godibile. Dieci e Lode!

Il fondente al cioccolato amaro

Il semifreddo al caramello con tartare di mele

Il tortino di yogurt ai frutti della passione

Insalata di fragole, crema chantilly e meringhette

Concludiamo la serata a dir poco satolle, apprezzando senza dubbio l’originalità degli accostamenti, in particolare quella degli assaggi “gourmet”, e l’innegabile freschezza delle materie prime, il tutto in piatti fatti apposta per distinguersi ed essere in qualche modo diversi, e forse per questo a tratti un pò artificiosi, ma di sicuro impatto. Claudio intanto fa la sua comparsa in sala (non per rendere omaggio alle famosissime blogger, che ve lo dico a fare), e noi ci dedichiamo alla lettura dei fondi del caffè (con un pò di fantasia qualcosa viene sempre fuori). Conto totale €231, niente male considerata l’abbondanza della chiccherìa. Alla prossima! V.

Chic ‘n Quick Trattoria Moderna
Via Cardinale Ascanio Sforza 77, Milano
Tel. 02 89503222

Annunci

Ristorante VietnamMonAmour

Appuntamento al buio (con la zoppa)

Cena del 18/04/2011

Sono pessima, lo so (cit.).

E sono anche fastidiosamente autoreferenziale, dato che cito me stessa. Bè, nessuno è perfetto! (cit./2) (questa non sono io però).

Ok questo è un post difficile, come lo chiamiamo, A VOLTE RITORNANO? CHI NON MUORE SI RIVEDE? CHI VA CON LO ZOPPO IMPARA A ZOPPICARE? (questa ve la spiego dopo). La verità è che sono MESI che questo blog non viene aggiornato, e non per mancanza di spunti, che pensavate che stavamo a ‘fa il digiuno? Ma non scherziamo, magnare se magna, sempre e comunque! Solo che è un mondo difficile. Capita. E capita anche che il mio Lui un giorno proponga di cambiare operatore telefonico perchè così vediamo X Factor (questa è difficile, ma fidatevi, un nesso c’è) e che QUEL particolare operatore telefonico sia rapido nell’attivarci la nuova linea come un bradipo in fin di vita che cerca di combattere un colpo di sonno.

Ecco, diciamo che un paio di mesetti pieni sono andati via così, lisci lisci, senza nessun accesso alla rete! Il resto bè, ho esordito dicendo che sono pessima, direi che è più che sufficiente! Ma rieccoci qua, con ben TRE recensioni dei posticini che abbiamo visitato fino a poco prima della pausa estiva (ecco, ho trovato un’altra scusa per la nostra assenza ;-P), quindi tutto sommato torniamo belle sazie (ma mai del tutto naturalmente).

Cena di aprile dunque: tanto per rendere le cose ancora più complicate, il luogo prescelto presentava non poche difficoltà dal punto di vista, come dire, narrativo, considerato che per ricordarmi decentemente i nomi dei piatti ho dovuto scribacchiare tutto il tempo sul mio taccuino come una povera pazza, sapendo perfettamente che a stento sarei stata in grado di decifrare quello che stavo scrivendo. Altra difficoltà: la prima cosa che colpisce di questo locale è l’atmosfera, intima e ricercata,  ma cosa c’è di meglio delle luci soffuse per creare un’atmosfera ancora più intima? Ecco appunto, le luci soffuse. Al limite delle tenebre, direi, per questo vi informo che questo post stimolerà molto la vostra immaginazione, dato che non è stato possibile realizzare delle foto degne di questo nome. Ma in fondo tutto ciò ha un che di poetico, giusto?

Un pò meno poetiche erano le espressioni di sdegno utilizzate da Elisa per raccontarci il suo pomeriggio appena trascorso al pronto soccorso: azzoppata da un ginocchio fuori uso conseguenza di un’altrettanto poetica camminata tra i monti (ecco dove compare lo zoppo), aveva trascorso la ultime 6 ore nella speranza di adescare un ortopedico in ospedale, finendo con l’abbandonare il suddetto luogo di perdizione senza risultati apprezzabili, se non quello di arrivare zoppa alla meta per l’appunto.

C’è da dire che il Ristorante Vietnam Mon Amour è un posto assai amabile, molto curato, che dispone anche di un Bed & Breakfast arredato in stile vietnamita, così come il ristorante: arredi recuperati dal paese di origine dalla proprietaria, ex docente universitaria figlia di emigrati vietnamiti trapiantati a Parigi, a sua volta trapiantata a Milano, dove dopo 10 anni di insegnamento ha pensato bene di sposare un piemontese appassionato di vini, ex manager di un’azienda farmaceutica, e avviare questa interessante attività. Il tutto in un ambiente accogliente, un pò affollato per la verità, ma non in modo fastidioso. Vi raccomando la prenotazione, il locale è molto conosciuto.

Antipasti

Vediamo dunque cosa combinano questi due personaggi che hanno realizzato quello che rimane il sogno di molti (compreso il mio), ossia gettare alle ortiche la rassicurante ma alienante (e spesso delirante) vita del lavoratore col posto fisso per buttarsi in un’avventura cultural-gastronomica alimentata da pura passione (questo si vede subito). Il menù è molto ricco, racconta una cucina dai sapori agrodolci, abili nello stimolare i sensi e capaci di rivelare una grande varietà.  Il vino ce lo consiglia il consorte della padrona di casa, che ci ammonisce sull’impossibilità di assaporare un qualsivoglia prodotto di vitigni vietnamiti: non s’ha da fare, causa, a quanto pare, avverse condizioni climatico-ambientali. Poco male! Ci propone un ottimo Carjcanti del 2008 di Gulfi, aromatico IGT siciliano prodotto da uva proveniente da agricoltura biologica.

Il Vino

Ci tuffiamo nel ricchissimo menù, con qualche difficoltà interpretativa (notare che Chiara rivela un’abilità inaspettata nel pronunciare tutti gli impronunciabili nomi delle portate, mi sa che se la ipnotizzassimo scopriremmo dettagli sorprendenti sulle sue vite passate), e dagli antipasti peschiamo una serie di stuzzicanti involtini: “ Nem” involtino di granchio e noodles in sfoglia di riso croccante, “Banh cuon” involtino di carne in sfoglia di riso al vapore, “Goi cuon” involtino di gamberi con menta, erba cipollina e noodles e per finire “Goi cuon (al salmone)” involtino di salmone affumicato con aneto, sesamo e noodles di riso. Cosa emerge da tutto ciò? Bè, tanto per cominciare che la cucina vietnamita non è fatta per essere divisa: le difficoltà che incontriamo nel cercare di spartire il tutto come di consueto sono insormontabili, così optiamo per un più semplice assaggio in condivisione pescando qua e là dai nostri quattro piatti, tra un giochino con le bacchette e un’immersione nelle sapienti salsine che accompagnano il tutto. Le materie prime si rivelano subito ottime, e molto fresche. Sapori inediti non c’è che dire, ma ce lo aspettavamo, e noto che l’olfatto non è particolarmente coinvolto in questi piatti: è più un gioco di gusti accostati tra di loro, in un percorso che andrebbe seguito con una certa diligenza, nel passare da un intingolo all’altro, come infatti ci viene spiegato da chi ci serve al tavolo…tutto ciò è molto inebriante!

Secondi

Per la portata principale, decidiamo di scegliere piatti molto diversi tra loro (tanto per cambiare), anche se nel menù è comunque il pesce a farla da padrone: ecco il Tonno scottato nel wok al frutto della passione con galletta, un accostamento deciso e molto armonioso, il “Vit nuong” confit di anatra con salsa all’arancia e riso, lievemente aromatico, il “Cua” granchio fresco farcito con carne di maiale e noodles, decisamente saporito, e i “Muc nuong” calamari freschi dorati al forno con verdure al sesamo, un mix delicatissimo e quasi dolce, che forse riassume anche la differenza nel modo di cucinare il pesce rispetto alle nostre abitudini mediterranee. Spinte dalla curiosità, aggiungiamo un quinto assaggio per provare i “Bun cha” bocconcini croccanti di maiale con sesamo e salsa di soia, buoni ma meno originali dei piatti a base di pesce.

Il Tonno scottato al frutto della passione

Bun cha

Muc nuong

Vit nuong

Dolci

I dessert suscitano molto la nostra curiosità, dato che non sappiamo proprio cosa aspettarci. Si passa dalla “Banh xeo” crèpe di riso con gelato e salsa allo zenzero, che risulta un pò troppo umida per i nostri gusti, e d’altra parte è certamente un dolce un pò impegnativo data la forte preponderanza dello zenzero, forse si gusta meglio in dimensioni più ridotte, al delizioso Tiramisù al caffè vietnamita, che ovviamente invece per noi risente del problema opposto (troppo piccolo!), per finire con due torte dall’aspetto classico ma decisamente sorprendenti: la Torta di mango tiepida con panna speziata e la Torta al cocco con panna alla cannella, entrambe un trionfo di profumo e sofficità, e in tutte e due la panna è un accompagnamento ottimo e dolcissimo.

Banh xeo

Tiramisù al caffè vietnamita

Torta di mango

Torta al cocco

Finiamo la serata contemplando i piatti vuoti e assaporando la dolcezza che ci pervade in quantità industriale, anche perchè tra una chiacchiera e l’altra Elisa ci ha annunciato di essere prossima alla convivenza (con il suo Lui ovviamente), ma per le perle di saggezza relative a questo argomento vi dò appuntamento alla prossima puntata…intanto vi informo che la spesa ammontava a €179 in totale (incluso il vino che da solo ne costava 30, d’altra parte il cibo esotico merita un accompagnamento di un certo livello, o forse è solo perchè abbiamo le mani enologicamente bucate) e che l’impressione generale è stata ottima, certamente questa è una tappa obbligata a Milano per gli amanti della cucina orientale magari un pò stufi del solito sushi. Alla prossima! (che sarà ovviamente prestissimo, visti gli arretrati) V.

Ristorante VietnamMonAmour
Via Alessandro Pestalozza 7, Milano
Tel. 02 70634614

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: