Trattoria Albero Fiorito

Se l’Unesco batte la crisi  in osteria 

Cena del 19/10/2011
L’autunno incombe, e incombe talmente tanto che è praticamente già inverno. Ma con la nebbia fitta che neanche il fumo scenografico a X Factor. E un susseguirsi di eventi tra crisi, governi tecnici, mari e monti, altro che autunno caldo, qui siamo tutti a rischio ustione. Attenzione però, questo NON è un blog di attualità socio-politica (come forse avrete intuito), si chiama Buongustaie Disperate, mica Buongustaie Impegnate. Che poi è la stessa cosa, di questi tempi. Ma bando al pessimismo! C’è sempre il cibo, ci sono le amiche, e ci sono pochi soldi, difatti eccoci a condurre un esperimento scientifico che ci farebbe entrare di diritto alla redazione di Voyager: prendete il portafoglio, apritelo, e controllate quanto contante c’è dentro (non vale andare a prelevare nel frattempo); scommettiamo che qualunque cifra contenga, con quella noi vi facciamo gustare un menù completo A MILANO, vino incluso? Se vi va bene, anche in compagnia. E se siete da soli, con la stessa cifra vi guadagnate anche il commensale al tavolo. Curiosi? E fate bene! (a meno che non siate gatti naturalmente).

Il posto visto da fuori non è esattamente accogliente: un’insegna sgangherata, un ingresso semi-nascosto accanto a un anonimo Grand Hotel (che fa tanto neorealismo), e un pittoresco gruppetto a fare da filtro all’entrata. Ci sono tutti: l’abituè già ubriaco, il punkabbestia con citata bestia al seguito, l’amico goloso di “dolcetti” di Amsterdam, e noi, tre buongustaie su quattro (in attesa di Chiara) che quando si tratta di mangiare non si fanno certo intimorire da un pò di umanità da bettola di quart’ordine. Ma questa non è una bettola, è un luogo sacro! Talmente sacro che ha regole ben precise da rispettare: regola numero uno, si arriva presto, PRESTISSIMO, non più tardi delle 19:30, pena il rischio di non mangiare. E infatti noi ci siamo date appuntamento alle 19:00, secondo voi possiamo correre un rischio del genere? Inutile cercare di prenotare, qui non si può.

Regola numero due, non si occupa il tavolo a titolo preventivo. Io, Elisa e Laura, colme di fiducia e dell’opportuno ottimismo di questi tempi, entriamo a chiedere posto per quattro, e per tutta risposta il padrone di casa, classico oste dall’aria burbera (e che non nasconde nessun cuore d’oro) ci rimbalza con un perentorio “siete in tre, dov’è il quarto?” Ehm, ma sta arrivando! Povere illuse. “Prima arriva, e poi entrate a chiedere il tavolo, così lei impara ad arrivare in ritardo, e VOI imparate a farvi rispettare.” Oh mamma! Le buongustaie sono cadute in disgrazia! Cominciamo a bombardare Chiara di sms e telefonate minatorie, mentre Elisa si chiede se questo posto sia igienicamente affidabile (bè, ma gli anticorpi a qualcosa dovranno servire).

All’arrivo di Chiara, rientriamo con un certo timore ma con rinnovato orgoglio, e con la dignità rimasta ci affacciamo al bancone per sentirci chiedere subito: “Mangia e vai o tiratardi?”; noi al colmo della disperazione optiamo per un sicuro Mangia e Vai. Ci accomodiamo quindi nella saletta più piccola del locale, che ha veramente l’aria di una locanda di altri tempi, nel senso che non viene rinnovato dal 1957 probabilmente.

Regola numero tre, qui si fa tutto da soli: ci si serve da bere, si prende la lista all’ingresso, e forse si assaggia anche quello che stanno mangiando gli altri, dato che non appena Laura butta l’occhio sul piatto di fagioli di un avventore quello prontamente la invita: “Ne vuoi un pò?” Facciamo che questa regola la si può anche trascurare.
Intanto vicino a noi si accomoda un signore dall’aria scafata e dalla parlantina facile, che si trova a Milano per lavoro e che da quando ha scoperto questo posto ha deciso che non lo molla più. E come biasimarlo! Tra l’altro la sua navigata esperienza torna utile quando fanno capolino due ragazze dall’aria spaurita che esitano nel prendere posto accanto a lui: “Ci hanno detto di sederci a questo tavolo, ma è occupato!” Macchè, ci sono tre posti liberi, qui si deve ottimizzare. E poi c’è crisi. Quindi se siete meno di quattro preparatevi a cenare con degli emeriti sconosciuti. E’ il bello della vera osteria!

Il Vino

Noi, ormai totalmente indisciplinate, veniamo ammonite per la seconda volta. Il burbero si avvicina con la lista in mano, e con l’aria tra l’affranto e il rassegnato ci chiede più retorico che mai: “E’ la prima volta che venite qui?” Mentre sbirciamo il menù che ci ha lasciato si allontana mormorando “Non vi abituate male però eh!”, mi sa che abbiamo fatto una pessima figura da donne per niente emancipate. Mestamente Elisa e Chiara vanno a prelevare al bancone acqua e vino, un sorprendente Refosco del Veneto che ci mette subito allegria. Le ordinazioni ce le scriviamo da sole sul biglietto appositamente fornito, e dove bisogna segnare tutto e subito, dolce compreso, non sono ammessi rinforzini dell’ultim’ora.

Il formaggio fritto

Le sarde in saor

Il fegato alla veneziana

Ringalluzzite dall’aver messo nero su bianco quello che stiamo per degustare, Elisa si lascia andare a uno sfrontato “Eh, ‘mangia e vai’, ma quando arriva il cibo??” Arriva arriva, servito da una deliziosa vecchina artefice di tutto il menù, che sembra uscita anche lei dalla macchina del tempo. Cosa si mangia dunque? Questo è un post anti-crisi, quindi risparmiamo anche sulla classica suddivisione delle portate. Persino le foto sono clandestine, abbiamo paura che il burbero ci sequestri la macchina fotografica come il professore che becca l’alunno a smanettare col cellulare. Ma che gioia quando comincia ad arrivare il cibo! E’ un tripudio di piatti casalinghi, cucinati con una mano che solo la migliore delle nonne può avere: il formaggio fritto che fila che è una meraviglia, le sarde in saor deliziose, e ancora in Veneto con il fegato alla veneziana, che più gustoso non si può, e io di norma il fegato non lo mangio. Ma stasera mi mangio il fegato molto volentieri!

Lo spezzatino di vitello

La lingua salmistrata in salsa verde

Facciamo fuori allegramente anche lo spezzatino di vitello, accompagnato da un piattino casalingo di patate all’olio come solo la nonna sa fare, e la lingua salmistrata in salsa verde con il contorno di radicchio rosso, e anche la lingua non è che sia tra i nostri piatti preferiti, ma questa è buonissima! Tanto più che Laura ha particolarmente fame: “Sarà perchè sono a digiuno dal pranzo.” Nel senso che ha saltato il pranzo? “Certo che no! Ma è da dopo il pranzo che non mangio niente!” Pienamente condivisibile.

La mousse al cioccolato

La torta al cioccolato e pinoli

E’ con i dolci che la nonna dà il meglio di sè, e che noi ci malediciamo per averne ordinati soltanto due in quattro: una mousse al cioccolato nella quale ti tufferesti e una torta al cioccolato e pinoli da applausi. Chiara nonostante questo riesce ad affermare nostalgicamente: “Se avessi avuto anche la torta di mele mi sarei sciolta in un brodo di giuggiole!”, per sentire Laura commentare: “Se avessi avuto QUESTA torta intera me la sarei mangiata tranquillamente”. Il che tra l’altro non fa che dare voce ai nostri pensieri.

Sono le ore 20:05, e abbiamo spazzolato tutto. Pronti via, mangia e vai! L’entusiasmo è evidente, tanto che appena ci alziamo il nostro vicino di tavolo si unisce alla nostra felicità decantando le lodi di questo luogo che secondo lui dovrebbe essere considerato un patrimonio natural-culturale. “Magari dall’UNESCO!” aggiungo io. Non l’avessi mai fatto, gli si illuminano gli occhi, e temo che si stia già chiedendo dove può trovare l’indirizzo email dell’Unesco.

Ma attenzione, c’è un esperimento scientifico da portare a termine! Quanto c’era nel vostro portafoglio? Bè, noi abbiamo tirato fuori IN TUTTO €32,70 (ah, qui si accettano solo contanti). EBBENE SI’!!! L’ultima regola vuole che andiate diretti dal burbero al bancone, ad elencare tutto quello che avete mangiato (compreso il numero esatto di panini che vi hanno portato nel cestino), al che lui sulla fiducia emetterà una ricevuta che voi provvederete a incorniciare a casa come prova per i miscredenti. Noi per riprenderci dallo shock (e vista l’ora), ci siamo concesse un Cosmopolitan (certo, dopo l’osteria da 8 euro a testa…siamo proprio trash!), in uno di quei locali dove alle nove fanno ancora l’aperitivo. E dove infatti ci servono automaticamente un piatto non richiesto di farfalle precotte e stracotte che farebbero stramazzare al suolo la povera nonna. D’altra parte gli argomenti della conversazione richiedevano un certo sostegno…ma questa è un’altra storia! Alla prossima! V.

Trattoria Albero Fiorito
Via Privata Andrea Pellizzone 14, Milano
Tel. 02 70123425

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19 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. eli
    Dic 01, 2011 @ 22:55:31

    Mi chiedo: ma come l’avete scoperto?!? la complicità che si crea tra i tavoli per capire quale sia la migliore modalità d’interazione con l’oste burbero è davvero divertente! L’importante è essere consapevoli del tipo di personaggio che si incontra lì. L’esperienza vale decisamente il rischio di ricevere qualche risposta un pò spigolosa. Il vino della casa, buonissimo, aiuta a buttare tutto sul ridere!

    Rispondi

    • Buongustaie Disperate
      Dic 02, 2011 @ 10:04:05

      La scoperta è avvenuta grazie a Chiara, è stata una rivelazione!! Il vino ha aiutato di brutto, e comunque nonostante il nostro sconcerto iniziale per la lavata di capo, ne è valsa la pena al 100%!!! Evviva il formaggio fritto!! (e anche tutto il resto ;-P)

      Rispondi

  2. chiara
    Dic 02, 2011 @ 17:39:13

    Grandi ragazze, mi diverto un sacco a leggere i vostri resoconti e.. ammetto…anche con un po’ di invidia :-))

    Rispondi

  3. locuste
    Dic 07, 2011 @ 09:16:40

    noooo, che invidia… sono anni che provo ad andarci, ma non arrivo mai abbastanza presto!! 🙂

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    • Buongustaie Disperate
      Dic 09, 2011 @ 09:30:09

      Ecco, non provate a entrare se non arrivate in orario, non oso immaginare la lavata di capo che vi guadagnereste!! ;-P Bonaria però dai! Comunque mi meraviglio di voi, com’è che non arrivate mai abbastanza presto? Per caso…significa che non avete abbastanza FAME??? ;-PP

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      • locuste
        Dic 09, 2011 @ 11:09:15

        non abbiamo abbastanza fame??? Dobbiamo prenderla come una sfida?
        Il motivo del ritardo è che lavoriamo troppo, d’altronde si sa, chi non lavora non mangia! 🙂
        A entrare ci abbiamo provato lo stesso, ma più della lavata di capo, che comunque ci siamo beccati in pieno, il dramma è che non ci hanno servito la cena…

      • Buongustaie Disperate
        Dic 13, 2011 @ 12:47:03

        ihihihi no no scherzavo, so bene che la FAME non è mai un problema!!
        Ecco, lavorare troppo quello sì che è un problema invece!! Anche per questo siamo disperate noi, se no eravamo buongustaie casalinghe felici. Però devo dire che quando si tratta di uscire a mangiare siamo capaci di mollare il lavoro con una velocità che ci rende invisibili a occhio nudo ai rispettivi datori di lavoro. Sarà perchè siamo donne e possiamo far finta di aver qualche impellente urgenza familiare che per noi è socialmente accettabile in quanto detentrici di utero. Che culo eh? ;-P
        Comunque…ecco…mi sto immaginando la scena di voi che arrivate e non vi servono da mangiare…cioè è qualcosa di DRAMMATICO che mi mette una tristezza infinita…MA POVERINI!! Non si fa. Avete tutta la mia solidarietà per il trauma che vi sarà sicuramente rimasto!

      • locuste
        Dic 13, 2011 @ 13:40:36

        non solo non ci hanno servito da mangiare, ma ci hanno pure sgridato. Per la serie: cornuti e mazziati!

  4. Openkitchen
    Dic 15, 2011 @ 20:42:11

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    Rispondi

  5. alberto
    Dic 22, 2011 @ 11:54:46

    all’albero vado spesso, e tutto è come descritto nell’articolo.
    solo una cosa non quadra, 32,70 in quattro è impossibile! noi spendiamo una cifra variabile dai 12 ai 15 euro, compresi caffè e amaro.
    quanto alle foto, se il gianni vi beccava erano cavoli amari…

    Rispondi

    • Buongustaie Disperate
      Dic 26, 2011 @ 11:49:10

      Giuro solennemente che è tutto vero!! Ho ancora qui la ricevuta che testimonia i 32,70 euro precisi precisi!! Non potremmo MAI mentire su una cosa così importante come il cibo, ma scherzi?? Forse voi prendete primo e secondo quando andate, considera che noi abbiamo preso solo il secondo, non abbiamo preso il primo, poi solo 2 contorni (non uno a testa), e anche per il dolce ne abbiamo presi solo 2 in quattro! E non abbiamo preso nè amaro nè caffè! (in effetti forse abbiamo preso troppo alla lettera l’ammonimento “mangia e vai”) Sappi che le nostre testimonianze sono sempre e assolutamente reali! Per le foto, bè, a noi piace il rischio, poi tanto la lavata di capo l’avevamo già presa, eravamo pronte a farci cacciare da un momento all’altro ihihihi

      Rispondi

  6. Alessandro
    Gen 20, 2012 @ 09:17:17

    Quanti ricordi al’albero da studente universitario!! Ci andavamo spesso visto il budget che avevamo a disposizione!! E’ estatamente come lo avete descritto…Mtiico Gianni!! La nonna cè ancoia?

    Rispondi

    • Buongustaie Disperate
      Gen 21, 2012 @ 16:34:20

      Una signora piuttosto ossuta e dalla carnagione “color milano” ci ha portato i piatti, é quella che ricordi tu?
      Abbiamo in ballottaggio una trattoria stile Albero Fiorito per una delle prossime cene, se le altre Buongustaie concordano lo candidiamo per quella di febbraio così magari ti facciamo scoprire un luogo adatto ad una cena revival dei bei tempi univeristari 🙂
      Se ti iscrivi al blog ti arriverà l’aggiornamento!

      Rispondi

  7. claudio
    Apr 08, 2012 @ 13:47:17

    La prima volta che sono entrato a cenare in questa meravigliosa trattoria era il 1973 ero giovane senza soldi con una gran fame!i sono ritornato nel tempo ma poche volte però non la scorderò mai è un pezzo di Milano che resiste e speriamo per molto tempo ancora.

    Rispondi

  8. zanna
    Feb 05, 2013 @ 13:58:40

    ciao, da accanito aficionado dell’albero fiorito faccio qualche precisazione che vi potrà essere d’aiuto per la prossima volta, come anche a chi vi legge:
    – arrivate non più tardi delle 19, dipende dal giorno il sedersi dopo: questo venerdì ha messo fuori il cartello “COMPLETO” alle 18:50
    – gli anticorpi non servono, nonostante l’aspetto l’igiene è molto curata, i fornitori sono affidabili, e si è molto accorti alla scelta delle materie prime
    – la trattoria è del ’23 (licenza), l’edificio del ’10, l’attuale gestione è del ’63 (per il mangiare)
    – oltre al refosco a bianco/rosso sfusi ci sono cabernet franc e merlot, poi prosecco e friulano (ex tocai), del produttore di tutti questi sono disponili raboso e prosecco marchiati diversamente, e tutta la produzione del consorzio di cormòns: la lista è appesa alla parete, a lato della ghiacciaia
    – i passi corretti sono: chiedere se e dove sedersi, dire che vino/acqua si vuole, farsi dare bottiglie, bicchieri, penna, foglietto e andare a sedersi, recuperare una lista, compilare il foglietto e consegnarlo in cucina senza oltrepassare la soglia, quindi si verrà serviti per rigoroso ordine di consegna foglietto, e i rinforzini sono ammessi in relazione all’impegno che la serata richiede, ad esempio il venerdì vi manderebbero a ramengo
    – la signora che porta il cibo è tutt’altro che vecchina e ha dalla sua un nutrito gruppo di fans, ANCHE della sua cucina
    – se l’oste vede questa recensione piena di foto e capisce chi siete sarete bandite dall’albero a vita, è una delle due regole fondamentali: niente foto -mai- e se se ne fosse accorto, semplicemente ve le avrebbe fatte cancellare
    spero di esservi stato utile e di non avervi scoraggiato o indispettito.

    Rispondi

    • Buongustaie Disperate
      Ago 08, 2013 @ 14:46:52

      Ciao zanna, ma tu sai perche’ sono vietate le foto?

      Rispondi

      • zanna
        Ott 18, 2013 @ 10:05:26

        non gliel’ho mai chiesto direttamente, dai discorsi fatti negli anni è emerso che:
        – non vuole altri avventori, anche così ne manda via i 2/3 di quelli potenziali. se internet viene invasa di foto dell’albero aumentano di sicuro.
        – gli dà fastidio proprio il gesto senza chiedere il permesso, una sorta di violazione della privacy
        – molto, ma molto in fondo alle motivazioni, una fettina di prudenza: non vuole potenziali problemi con tutta la matassa di regole in cui si impelagano i titolari di licenze recenti (da cui comunque un locale come quello è esentato, ma di burocrati ottusi è pieno il mondo). quest’ultima però è un’ipotesi che mi sono pensato da solo.
        l’unico appunto che mi sento di fare: mettere un cartello. anzi, molti dicono che prima ci fosse, poi è sparito.

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