Trattoria Albero Fiorito

Se l’Unesco batte la crisi  in osteria 

Cena del 19/10/2011
L’autunno incombe, e incombe talmente tanto che è praticamente già inverno. Ma con la nebbia fitta che neanche il fumo scenografico a X Factor. E un susseguirsi di eventi tra crisi, governi tecnici, mari e monti, altro che autunno caldo, qui siamo tutti a rischio ustione. Attenzione però, questo NON è un blog di attualità socio-politica (come forse avrete intuito), si chiama Buongustaie Disperate, mica Buongustaie Impegnate. Che poi è la stessa cosa, di questi tempi. Ma bando al pessimismo! C’è sempre il cibo, ci sono le amiche, e ci sono pochi soldi, difatti eccoci a condurre un esperimento scientifico che ci farebbe entrare di diritto alla redazione di Voyager: prendete il portafoglio, apritelo, e controllate quanto contante c’è dentro (non vale andare a prelevare nel frattempo); scommettiamo che qualunque cifra contenga, con quella noi vi facciamo gustare un menù completo A MILANO, vino incluso? Se vi va bene, anche in compagnia. E se siete da soli, con la stessa cifra vi guadagnate anche il commensale al tavolo. Curiosi? E fate bene! (a meno che non siate gatti naturalmente).

Il posto visto da fuori non è esattamente accogliente: un’insegna sgangherata, un ingresso semi-nascosto accanto a un anonimo Grand Hotel (che fa tanto neorealismo), e un pittoresco gruppetto a fare da filtro all’entrata. Ci sono tutti: l’abituè già ubriaco, il punkabbestia con citata bestia al seguito, l’amico goloso di “dolcetti” di Amsterdam, e noi, tre buongustaie su quattro (in attesa di Chiara) che quando si tratta di mangiare non si fanno certo intimorire da un pò di umanità da bettola di quart’ordine. Ma questa non è una bettola, è un luogo sacro! Talmente sacro che ha regole ben precise da rispettare: regola numero uno, si arriva presto, PRESTISSIMO, non più tardi delle 19:30, pena il rischio di non mangiare. E infatti noi ci siamo date appuntamento alle 19:00, secondo voi possiamo correre un rischio del genere? Inutile cercare di prenotare, qui non si può.

Regola numero due, non si occupa il tavolo a titolo preventivo. Io, Elisa e Laura, colme di fiducia e dell’opportuno ottimismo di questi tempi, entriamo a chiedere posto per quattro, e per tutta risposta il padrone di casa, classico oste dall’aria burbera (e che non nasconde nessun cuore d’oro) ci rimbalza con un perentorio “siete in tre, dov’è il quarto?” Ehm, ma sta arrivando! Povere illuse. “Prima arriva, e poi entrate a chiedere il tavolo, così lei impara ad arrivare in ritardo, e VOI imparate a farvi rispettare.” Oh mamma! Le buongustaie sono cadute in disgrazia! Cominciamo a bombardare Chiara di sms e telefonate minatorie, mentre Elisa si chiede se questo posto sia igienicamente affidabile (bè, ma gli anticorpi a qualcosa dovranno servire).

All’arrivo di Chiara, rientriamo con un certo timore ma con rinnovato orgoglio, e con la dignità rimasta ci affacciamo al bancone per sentirci chiedere subito: “Mangia e vai o tiratardi?”; noi al colmo della disperazione optiamo per un sicuro Mangia e Vai. Ci accomodiamo quindi nella saletta più piccola del locale, che ha veramente l’aria di una locanda di altri tempi, nel senso che non viene rinnovato dal 1957 probabilmente.

Regola numero tre, qui si fa tutto da soli: ci si serve da bere, si prende la lista all’ingresso, e forse si assaggia anche quello che stanno mangiando gli altri, dato che non appena Laura butta l’occhio sul piatto di fagioli di un avventore quello prontamente la invita: “Ne vuoi un pò?” Facciamo che questa regola la si può anche trascurare.
Intanto vicino a noi si accomoda un signore dall’aria scafata e dalla parlantina facile, che si trova a Milano per lavoro e che da quando ha scoperto questo posto ha deciso che non lo molla più. E come biasimarlo! Tra l’altro la sua navigata esperienza torna utile quando fanno capolino due ragazze dall’aria spaurita che esitano nel prendere posto accanto a lui: “Ci hanno detto di sederci a questo tavolo, ma è occupato!” Macchè, ci sono tre posti liberi, qui si deve ottimizzare. E poi c’è crisi. Quindi se siete meno di quattro preparatevi a cenare con degli emeriti sconosciuti. E’ il bello della vera osteria!

Il Vino

Noi, ormai totalmente indisciplinate, veniamo ammonite per la seconda volta. Il burbero si avvicina con la lista in mano, e con l’aria tra l’affranto e il rassegnato ci chiede più retorico che mai: “E’ la prima volta che venite qui?” Mentre sbirciamo il menù che ci ha lasciato si allontana mormorando “Non vi abituate male però eh!”, mi sa che abbiamo fatto una pessima figura da donne per niente emancipate. Mestamente Elisa e Chiara vanno a prelevare al bancone acqua e vino, un sorprendente Refosco del Veneto che ci mette subito allegria. Le ordinazioni ce le scriviamo da sole sul biglietto appositamente fornito, e dove bisogna segnare tutto e subito, dolce compreso, non sono ammessi rinforzini dell’ultim’ora.

Il formaggio fritto

Le sarde in saor

Il fegato alla veneziana

Ringalluzzite dall’aver messo nero su bianco quello che stiamo per degustare, Elisa si lascia andare a uno sfrontato “Eh, ‘mangia e vai’, ma quando arriva il cibo??” Arriva arriva, servito da una deliziosa vecchina artefice di tutto il menù, che sembra uscita anche lei dalla macchina del tempo. Cosa si mangia dunque? Questo è un post anti-crisi, quindi risparmiamo anche sulla classica suddivisione delle portate. Persino le foto sono clandestine, abbiamo paura che il burbero ci sequestri la macchina fotografica come il professore che becca l’alunno a smanettare col cellulare. Ma che gioia quando comincia ad arrivare il cibo! E’ un tripudio di piatti casalinghi, cucinati con una mano che solo la migliore delle nonne può avere: il formaggio fritto che fila che è una meraviglia, le sarde in saor deliziose, e ancora in Veneto con il fegato alla veneziana, che più gustoso non si può, e io di norma il fegato non lo mangio. Ma stasera mi mangio il fegato molto volentieri!

Lo spezzatino di vitello

La lingua salmistrata in salsa verde

Facciamo fuori allegramente anche lo spezzatino di vitello, accompagnato da un piattino casalingo di patate all’olio come solo la nonna sa fare, e la lingua salmistrata in salsa verde con il contorno di radicchio rosso, e anche la lingua non è che sia tra i nostri piatti preferiti, ma questa è buonissima! Tanto più che Laura ha particolarmente fame: “Sarà perchè sono a digiuno dal pranzo.” Nel senso che ha saltato il pranzo? “Certo che no! Ma è da dopo il pranzo che non mangio niente!” Pienamente condivisibile.

La mousse al cioccolato

La torta al cioccolato e pinoli

E’ con i dolci che la nonna dà il meglio di sè, e che noi ci malediciamo per averne ordinati soltanto due in quattro: una mousse al cioccolato nella quale ti tufferesti e una torta al cioccolato e pinoli da applausi. Chiara nonostante questo riesce ad affermare nostalgicamente: “Se avessi avuto anche la torta di mele mi sarei sciolta in un brodo di giuggiole!”, per sentire Laura commentare: “Se avessi avuto QUESTA torta intera me la sarei mangiata tranquillamente”. Il che tra l’altro non fa che dare voce ai nostri pensieri.

Sono le ore 20:05, e abbiamo spazzolato tutto. Pronti via, mangia e vai! L’entusiasmo è evidente, tanto che appena ci alziamo il nostro vicino di tavolo si unisce alla nostra felicità decantando le lodi di questo luogo che secondo lui dovrebbe essere considerato un patrimonio natural-culturale. “Magari dall’UNESCO!” aggiungo io. Non l’avessi mai fatto, gli si illuminano gli occhi, e temo che si stia già chiedendo dove può trovare l’indirizzo email dell’Unesco.

Ma attenzione, c’è un esperimento scientifico da portare a termine! Quanto c’era nel vostro portafoglio? Bè, noi abbiamo tirato fuori IN TUTTO €32,70 (ah, qui si accettano solo contanti). EBBENE SI’!!! L’ultima regola vuole che andiate diretti dal burbero al bancone, ad elencare tutto quello che avete mangiato (compreso il numero esatto di panini che vi hanno portato nel cestino), al che lui sulla fiducia emetterà una ricevuta che voi provvederete a incorniciare a casa come prova per i miscredenti. Noi per riprenderci dallo shock (e vista l’ora), ci siamo concesse un Cosmopolitan (certo, dopo l’osteria da 8 euro a testa…siamo proprio trash!), in uno di quei locali dove alle nove fanno ancora l’aperitivo. E dove infatti ci servono automaticamente un piatto non richiesto di farfalle precotte e stracotte che farebbero stramazzare al suolo la povera nonna. D’altra parte gli argomenti della conversazione richiedevano un certo sostegno…ma questa è un’altra storia! Alla prossima! V.

Trattoria Albero Fiorito
Via Privata Andrea Pellizzone 14, Milano
Tel. 02 70123425

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Ristorante Al Bacco Andrea Carola

Tra l’atomico e il piceo

Cena del 22/02/2011

L’aria di primavera è lontana, col freddo ne avremo ancora per un pò e poi non dimentichiamoci il fantomatico “colpo di coda dell’inverno”, amatissimo dai meteorologi e da questi atteso ogni anno con aspettative quasi fanciullesche (a dimostrazione del fatto che anche quello andrebbe annoverato tra i lavori psicologicamente usuranti). Pertanto la cena buongustaia del mese ci consente di non disdegnare una confortante abbuffata anche stasera. Capirai, che sforzo!

Questo piccolo locale conta pochissimi coperti e uno spazio ristretto, ma anche per questo intimo e con un’atmosfera rilassante. Essenziali gli arredi (anche a tavola), professionale e gentile il personale, tra l’altro mi è piaciuta l’efficienza e la velocità del servizio, sopratttutto considerato che ormai le buongustaie sono partite in quarta, e in quattro quarti ordinano dal menù: 4 antipasti diversi, diversi i 4 piatti principali, e i 4 dessert. Ebbene qui non fanno una piega, ma credo che questo derivi anche dal basso numero di tavoli da servire. Ed ora la fame avanza!

Il Vino

Antipasti

Il menù spazia dalla terra al mare con piatti tradizionali per lo più lombardi, ma il momento della sua lettura e della conseguente scelta dei piatti è per noi come sempre motivo di irrefrenabile entusiasmo da un lato, ma logorante e dolorosissima indecisione dall’altro, il tutto dettato dalla fame disperata ovviamente, ma che il più delle volte si trasforma in un tragico effetto di confusione più totale. Ragion per cui quando la nostra cortese oste ci raggiunge per prendere le ordinazioni per un istante leggo un certo sgomento nei suoi occhi (come biasimarla?). Io scelgo i panzerotti ripieni di fiocco di culatello e mozzarella di bufala, molto succulenti e saporiti, il culatello è ottimo, mentre il panzerotto è goloso ma non leggerissimo, forse rivela nella cottura lo stesso difetto dello gnocco fritto servito con varietà di affettati: il fritto non è perfetto, un pelino unto, il che nel caso dello gnocco lo rende meno “vaporoso” ma comunque abbastanza saporito. Di ottima qualità gli affettati, che gustiamo insieme al vino scelto da Elisa, un Sassella Valtellina Superiore di Rainoldi che avremmo assaporato meglio aprendo la bottiglia una mezzoretta prima, ma che comunque non ci delude (NB: qui il vino è servito anche al calice).

 

I panzerotti con fiocco di culatello e mozzarella di bufala

Varietà di salumi con gnocco fritto

 

Anche i fiori di zucchina ripieni di mozzarella di bufala e acciughe in pastella leggera risentono di un fritto non abbastanza asciutto, ma gli ingredienti non mancano di qualità e il risultato è decisamente sfiziozo. Buono anche lo strudel caldo di carciofi e Asiago, personalmente ho gradito molto il mix degli ingredienti del ripieno, uno sposalizio delicato ma rustico.

I fiori di zucchina con mozzarella di bufala e acciughe

Lo strudel di carciofi e Asiago

Secondi

Intanto le chiacchiere galoppano, tradizione vuole che i nostri appuntamenti serali siano anche angoli in cui dare sfogo a fantasie di vite alternative dove le quattro buongustaie su suggerimento di Elisa entrano a tutto tondo nel food business e decidono di aprire “un ristoro” (cito testualmente), salvo rendersi conto che detta così non suona tanto difficile, basta comprare un gazebo al Leroy Merlin e cominciare a vendere limonata sulla riviera ligure. Che “ristorante” paresse troppo impegnativo?

Come secondo io scelgo il sandwich di filetto di branzino al forno con battuto mediterraneo, e devo confessarlo, mi conquista! Al punto che metto seriamenete a rischio le possibilità di assaggio da parte delle mie compagne. Il pesce è ben cucinato e con una salsina verde decorativa ma decisiva nel dare sapore. Elisa mi fa notare che con questo condimento il branzino un pò scompare, “però quello che ne rimane…” Promosso!

Il sandwich di branzino con battuto mediterraneo

Elisa si butta sulla padellata di controfiletto di manzo, patate e carciofi, abbastanza saporita e abbondante, mentre Chiara scegliendo la cotoletta alla milanese con patate saltate in padella rivela forse il desiderio di diventare esperta buongustaia amica della cotoletta (vedi qui), e da brava disperata non si arrende neanche dinanzi alla versione qui proposta, che per noi purtroppo non raggiunge la sufficienza: si sa, la vera cotoletta alla milanese va fritta nel burro, ma il burro in questione rivela una prepotenza eccessiva. Dovrebbe abbassare un pò la cresta e capire che la carne è la vera protagonista, non il timido ripieno di una panatura non all’altezza. Peccato!

La padellata di controfiletto con patate e carciofi

La cotoletta alla milanese

Laura invece c0n la silenziosa concentrazione che dedica all’ossobuco in gremolada con purè di patate ci fa intuire che qualcosa sta succedendo da quelle parti, ma che cosa? Che l’ossobuco si scioglie in bocca e il condimento è ben fatto, un pò abbondante forse ma esalta bene il sapore e la qualità della carne. Il purè di patate fa la sua comparsa in forma di piccoli ciuffi poco degni di nota, la disperazione avrebbe richiesto una presenza più decisa da parte del contorno, ma l’ossobuco, si sa, intimidisce non poco.

L'ossobuco in gremolada con purè

Dolci

Siamo abbastanza sazie, ma di rinunciare al dolce non se ne parla nemmeno, ovviamente. Intanto le elucubrazioni culinarie di oggi vagano incontrollate fino a quando Elisa non esprime il desiderio di provare la “cucina atomica”. Ho il vago sospetto che si riferisca alla cucina molecolare, anche se “atomica” a me fa pensare più a Hiroshima che all’atomo. Laura le fa notare che l’atomo e la molecola non sono la stessa cosa, e io che Ferran Adrià non sarebbe affatto contento sentendola parlare. “Ferr chi?” Ok, come disperate siamo perfette, sul lato buongustaie c’è ancora molta strada da fare, lo ammetto.

Mentre Laura conclude ricordandoci che “non si vive di sola cucina molecolare”, arrivano i dessert, e mai tempismo fu più apprezzato! Sarà per questo che trovo deliziosa la millefoglie con crema chantilly e scaglie di cioccolato fondente, che invece non desta l’entusiasmo delle mie colleghe, forse per il troppo sentore di burro nella sfoglia, ma la crema è comunque fresca e golosa. Fantasioso e delicato il semifreddo di torrone con marmellata di mandarino, e non male anche il tortino caldo di grano saraceno con marmellata di lamponi, anche se quest’ultima è un pò troppo acida, forse andava smorzata leggermente con un pò di zucchero a velo.

La millefoglie con crema chantilly e cioccolato

Il semifreddo di torrone con marmellata al mandarino

Il tortino di grano saraceno con marmellata di lamponi

Chiudiamo con lo sformatino caldo di cioccolato fondente, un pò banale e non particolarmente brillante, e per il quale Laura non manca di trovare l’aggettivo definitivo: “E’ decisamente piceo”. Appiccicoso, nerissimo, non fa una piega. Pensavate che fossimo rimaste a corto di parole eh? (In tutto questo Chiara lo è, tra la cucina atomica e lo sformatino piceo comincia a chiedersi se non dovremmo chiamarci semplicemente Le Disperate).

Lo sformatino di cioccolato

Arriva un bicchierino di barolo chinato da gustare in quattro tirando le somme della serata. Elisa, sempre più assorta, decide che dello chef di stasera dobbiamo premiare la fantasia e la cura nel pensare i piatti, ma è come se questo non fosse il suo mestiere da sempre. Che sia un disperato come noi? Nonostante qualche pecca, la cena è stata gradevole, le porzioni sono abbondanti, migliorabili le preparazioni, mentre il conto è un totale di 176 Euro, nessuna sorpresa da questo punto di vista. Per chi desidera un posticino tranquillo con una buona cucina ma senza troppe pretese, e dove si possa chiacchierare indisturbati. Alla prossima! V.

Al Bacco Andrea Carola
Via Marcona 1, Milano
Tel. 02 54121637

Trattoria del Nuovo Macello

Loro, I Gamberetti

C’era una volta una tavola rotonda

Cena Aprile 2010
Come mi ha ricordato Elisa (perchè io avevo completamente rimosso la data, e ciò spiega la mancata indicazione di un giorno preciso per questa cena), tutto cominciò nell’aprile 2010 alla tavola rotonda (tale era il tavolo a noi riservato) della Trattoria del Nuovo Macello di Via Cesare Lombroso, con un drammatico antipasto di gamberetti che per un istante ci aveva gettate nello sconforto. Da brave disperate, noi decidemmo comunque di andare avanti…ma forse un incipit così rischia di essere troppo criptico. Risolviamo subito!
 
Trattasi di trattoria di nome ma non di fatto, dato che il ristorante, sebbene ubicato in una zona assai poco centrale e/o mondana del sud-est milanese, si presenta come il classico luogo la cui scelta si rivela assai azzeccata per pranzi e cene di lavoro, e forse anche per quelle amatissime cene aziendali di fine anno, supplizio a cui tutte noi dobbiamo prima o poi sottoporci, con l’unica consolazione della certezza che se magna (e nun se paga, o meglio, paga l’azienda, che è ancora meglio). La cucina è tradizionale nel menù ma creativa ai limiti del pretenzioso (senza riuscire ad esserlo del tutto, per fortuna) nella elaborazione dello stesso, senza nulla togliere alla qualità dei piatti e al gusto, tanto che quest’ultimo risultava comunque altamente soddisfatto a fine serata.  Per usare un termine tecnico, non si va in un posto del genere per “sfondarsi”, ma per fare degli assaggi degni di nota sì! Ecco, forse quello che ci lasciò leggermente perplesse fu proprio l’impressione che quelli che ci venivano serviti erano più degli “assaggi” che delle portate vere e proprie, ma attenzione, è probabile che il nostro status di disperate in questo caso possa risultare in un giudizio non del tutto obiettivo. Abbiate pazienza.

I miei ricordi sono un pò vaghi, in effetti l’idea di questo blog è nata mesi dopo questa cena, ma le foto di Chiara mi aiuteranno a rinfrescare la memoria! Oltre al menù alla carta, ricordo una gentile signora enunciare con una certa classe una serie di piatti del giorno che a quanto pare variano a seconda degli umori dello chef.
Per il vino, Elisa sceglie per noi un Aglianico DOC di La Guardiense che si rivela un accompagnamento perfetto.

Il Vino

Antipasti

Il gamberetto, questo sconosciuto. Ma è lui che diede inizio al bisogno spasmodico di descrivere le nostre serate, perciò lodi lodi al mini-gamberetto! Qui abbiamo avuto paura (già il prefisso “mini” dovrebbe farvi intuire il motivo). Perchè l’entrée così stuzzicosamente (licenza poetico-gastronomica) descritta (qualcosa come: crudité di gamberetti con fragola e mousse di ricotta), si rivela un piatto non minaccioso, ma un pò malinconico, come il prato di uno stadio dopo la fine di un concerto, quando la gente va via e rimangono ancora qua e là giovani stanchi ma felici che aspettano la fine del primo esodo di massa prima di muoversi per andare a casa anche loro. Ecco, i nostri gamberetti, abbracciati senza troppa passione alle fragole, erano lì che riposavano sul prato con la ricotta di fianco, stanchi, ma non propriamente felici. Magari non gli era piaciuto il concerto chissà. MA! C’è un ma. Eh sì, perchè da una parte l’arrivo dell’ormai famosissimo gamberetto dipinse sul volto di Elisa un’espressione da quasi tragedia napoletana imminente (la cui trama sarebbe stata: Elisa che ordina una pizza subito dopo essere uscita dal ristorante), ma l’assaggio sembrò far rientrare subito l’allarme. DELIZIOSI! L’incontro dei sapori è azzeccatissimo, gli ingredienti freschi, e il tutto rivela una preparazione curata e attenta.

Secondi

Le Polpette

Come sarebbe a dire “tutto qui per gli antipasti”? Non vi è bastata l’appassionante storia del gamberetto che va al concerto? Ok ok chiedo venia…ma non mi ricordo altro! Prometto un aggiornamento del blog più assiduo per una più precisa cronaca della cene d’ora in poi. Su un pò di comprensione! Anche perchè con i piatti principali è lo stesso discorso. VACUUM IN THE MIND (chi si ricorda la Bonissima del mitico “Pippo Kennedy Show”? E qua la finisco con le divagazioni, promesso, giurin giuretta me venisse ‘na…no vabbè, autotirarmela non mi sembra neanche il caso).
Comunque, i secondi, appunto: dai piatti del giorno scegliamo (almeno, 2 di noi lo scelgono) il piatto di polpettine con salsa di pomodoro e contorno di fagiolini verdi. No, non credo che dentro le polpette ci sia finita l’amante eliminata dallo chef il giorno prima, erano polpette fini queste, avete visto il tag delle categorie per questo post no? “Creativi, Raffinati”. Ah bè, a forza di polpette capirai, sento già rispondere. Comunque erano buonissime! Rosolate al punto giusto e molto saporite. Certo…qui la disperazione galoppava. Tre polpette, otto mezzi fagiolini e tre macchie di pomodoro compongono il piatto. Si sente che la qualità c’è, ma la quantità per noi è un problema in quel momento, anche perchè Elisa si era già fatta un film mentale di sè stessa che scarpettava allegramente sguazzando nella salsa di pomodoro (cosa che comunque sarebbe stata molto sconveniente, per il discorso della raffinatezza di cui sopra). Però il gusto è felice, e se è felice lui in fondo siamo felici anche noi, no?

Il Polipo con Carciofi

La CotEletta

Le altre scelte sono un polipo con carciofi molto apprezzato dalla dottoressa Laura, che da bravo medico mantiene il sangue freddo anche dinanzi alle situazioni più estreme, tanto che la vediamo attraversare tutto il menù spazzolando i piatti senza le espressioni a metà tra lo sdegno e il raptus omicida che invece si leggono in alcune di noi, e poi lei, un’altra indiscussa protagonista della serata: la cotEletta. Eh no, non è opera del mio umorismo da quattro soldi. Anche perchè non saprei perchè dovrebbe far ridere. Tant’è, così recitava il menù. Forse la cotEletta meritava una dicitura così unica e (si spera)irripetibile perchè la sua presentazione non era esattamente quella che Chiara si aspettava (altro dramma quasi consumatosi), dato che, come si evince dalla foto,  quella che si presenta ai nostri occhi è una sorta di isola ben impanata sulla quale però non vivono evidentemente elefanti. E quindi tanto meno le ORECCHIE di elefante. Non so se mi spiego. MA! Anche qui l’avversativa è d’obbligo, perchè la panatura è perfetta, e la carne assai tenera e gustosa (un pò altina, ma qui la fanno così). Allarme rientrato anche in questo caso!

Dolciii

Le tre i non sono un errore, sono solo un calco della mia memoria, perchè se c’è una cosa che mi ricordo bene di quella cena, è che i dolci erano di un livello vicino alla categoria “orgasmo di Meg Ryan in Harry Ti Presento Sally” (con la sola differenza che non c’èra bisogno di fingere), e che erano…tanti! Forse perchè abbiamo deciso di assaggiarne 3 o 4 diversi e in più i gentili ristoratori ci hanno fatto dono dell’assaggio di un ulteriore dessert a sorpresa.

Il Tortino al Cioccolato

Il Gelato al Pistacchio

Il MiniCannolo

Dunque vediamo, ricordo un tortino al cioccolato fondente superbamente accompagnato da una pallina di gelato alla fragola, un freschissimo gelato di pistacchi (VERI, lo testimonia il color beige-marroncino del dessert, decorato con altrettanti VERI pistacchi) appoggiato su una suadente salsa al cioccolato, un fragrante e aromatico minicannolo profumato al limone con crema di cioccolato bianco e fragole, e poi lui…il tirami (spazio) su, sottotitolo “le diverse consistenze”. E non ditemi che la raffinatezza del tag qui non è giustificata. Voglio dire, prima di tutto lo spazio tra tirami e su (e scusate se e poco) ma poi quella frase quasi buttata lì sul menù, a ricordare che nel tiramsù (io lo scrivo così, sia chiaro) eh sì cari miei, ci sono diverse consistenze! Chè non lo sapevate? Adesso lo sapete. Di certo era ottimo, e la presentazione in coppa simil tazzina di caffè (per le proporzioni rimando alla foto del mio dito…ecco proprio lì dietro, anche se forse non si vede subito, c’è la simil tazzina) molto gradevole.

Il Tiramu (spazio) Su

E qui si conclude questo lunghissimo post, non so perchè ma forse il fatto di non ricordare bene i piatti mi ha portata a cercare di compensare assumendo uno stile da biografa di Matusalemme. Mah! Il conto lo ricordo intorno ai 45 euro a testa vino incluso, diciamo che di meno non ci aspettavamo. L’opinione generale è di un ottimo ristorante se avete voglia di provare qualcosa di gustoso ma un pò diverso dal solito, considerando che le porzioni sono quelle che sono, e che l’ambiente si presta, anche per questo, più ad una cena con i colleghi appena arrivati a Milano dalla sede straniera della vostra azienda, piuttosto che a una tavolata con amici, giusto per dare l’idea. À bientôt! (tanto per mantenere la finezza) V.

Trattoria del Nuovo Macello
Via Cesare Lombroso 20, Milano
Tel. 02 59902122

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