Ristorante Puro & Semplice

Scaldami il cuore (e già che ci sei anche i piedi) 

Cena del 23/11/2011
Questo titolo mi è venuto così, si vede che si avvicina San Valentino (chi mi conosce bene penserà che ho assunto un ghostwriter, dato che è risaputo che io ABORRO San Valentino). Però in fondo io sono una romanticona, ma sono anche una persona molto pratica, quindi in realtà il titolo di questo post esprime appieno la mia personalità. Detto ciò, rieccoci! Chiediamo venia per la lentezza nell’aggiornare il blog, ma solo in parte, chè qui nessuno ci paga per andare in giro a mangiare, bere, e descrivere per filo e per segno le nostre avventure e disavventure culinarie! Quindi VOI, chef, ristoratori, titolari di agriturismi in giro per l’Italia, INVITATECI! E poi vedi come lo aggiorniamo di corsa il blog. ;-D

Poi si sa, nel ritardo ci sono anche gli annessi e connessi, la vita frenetica, il lavoro (sì sempre quello, quello MONOTONO…no vabbè, non siamo qui per polemizzare, vi basti sapere che il mio ultimamente rischia di diventare noioso come un ritrovo dei comici di Zelig, chè io sono più brava di te con le metafore, caro Mario). Nel frattempo è iniziato l’anno nuovo, sono iniziati i buoni propositi, i vecchi progetti, e l’ultimo calendario, a voler dar retta ai Maya. Come minimo se ci azzeccano devono offrire la cena a tutti. Non è che pensiamo sempre a mangiare, ma scusate se deve finire il mondo non viene in mente anche a voi di salvaguardare le cose più importanti della vita?

E a proposito di eventi poco allegri, il luogo prescelto per la nostra cena non è riuscito a levare in alto il nostro spirito diciamo, un pò come le temperature di questi giorni (indizio). Però il posto è accogliente, gradevole, un pò country chic, o minimal country, o addirittura minimal provenzal (a neologismi siamo sempre messe bene). Tavoli in legno, lenzuola bianche (non saprei come definirle altrimenti) a decorare le pareti, la credenza della nonna in fondo alla sala e i suoi piatti appesi ai muri accanto a lumicini d’altri tempi. Più provenzal che minimal in effetti. Fuori, parcheggio non pervenuto, dentro ci facciamo strada con una certa sicurezza, forse troppa, dato che io presa dall’entusiasmo faccio per entrare direttamente in cucina…vabbè ho sbagliato, non ci vedo più dalla fame! Ecchevvelodicoaffare.

Antipasti

I dettagli sono piacevoli, ci piace il menù, e ci piace la lista dei fornitori alla fine, si vede che qui ci tengono ai particolari, e amano motivare le loro scelte. Solo che a noi spetta il cameriere saputello, e per di più dotato di ansia da prestazione. Avete presente? Anticipa le nostre scelte (perchè ha origliato mentre scandagliavamo il menù), non si scrive niente quando prende le ordinazioni, e ogni volta che si trova dalle nostre parti ne approfitta per un innocuo “Tutto bene?”, accompagnato dal più compiaciuto dei sorrisi. Bè sì, tutto bene, però se me lo chiedi 7-8 volte dopo un pò comincio a sentirmi mancare anche io, che pure sono una che ha bisogno di conferme nella vita. Intanto Elisa, dall’interessante cantina, ha estratto dal Veneto un Fornetto dei Colli Berici dell’azienda agricola Cavazza del 2007.

Il Vino

Il Panzerotto dell'accoglienza

In attesa degli antipasti ci arrivano dei simpatici panzerotti mozzarella e pomodoro, la cui temperatura interna ricorda vagamente quella del nucleo del sole, ma che non mancano di metterci a nostro agio. Solo che non sappiamo che siamo in procinto di rimpiangere quel ripieno rovente: direttamente dalla sezione “I nostri classici” del menù arriva la Battuta di manzetta al coltello, buona, ben accoltellata, abbastanza minimale, ma una carne non proprio da standing ovation, più da dignitoso applauso. Segue l’Insalata di granseola con dressing agli agrumi, e qui scusate ma ci siamo rimaste male. Niente da dire sulle materie prime, ma forse ho capito perchè hanno cercato di stordirci col panzerotto bollente: è tutto troppo freddo! La granseola non ha avuto il tempo di acclimatarsi, e quegli inebrianti aromi di agrumi che certamente volevano possederla si son fatti passare la voglia quando si sono accorti che il tragitto dal frigorifero al nostro tavolo aveva rasentato il teletrasporto. Di sicuro una permanenza più lunga a temperature non polari avrebbe fatto guadagnare non poco ai sapori. Peccato!

La Battuta di manzetta

L'insalata di granseola con dressing agli agrumi

Dalle “Proposte del giorno” assaggiamo il Vitello rosa con scaglie di Parmigiano Bonati 3 anni e dressing al tartufo bianco, discreto, buona la carne, ahimè tutto un pò troppo freddo anche qui, e il tartufo risulta un tantino dominante, forse senza di lui il piatto avrebbe avuto ben poca personalità. Dignitoso comunque, come anche il Tomino di pecora delle langhe con pera, noci e miele di castagno, sempre dalle proposte del giorno: lui sì, ha un suo perchè, pur nell’abbinamento scontato ha qualcosa di speciale, e ben rappresenta il “puro e semplice” che dà il nome al locale. Promosso!

Il Vitello rosa con parmigiano e dressing al tartufo bianco

Il Tomino con pera, noci e miele di castagno

Primi e Secondi

Tra un delirio di onnipotenza e l’altro del cameriere (al ventesimo “Come sta andando?” temo per la sua incolumità), arriva il Risotto al marsala, foie-gras fresco e tartufo nero: ecco, dall’onnipotenza alla prepotenza. I sapori si sentono, ma non sembra che vivano in perfetta armonia, piuttosto che facciano a botte per farsi sentire, me li immagino sgomitare a forza di “ci sono anch’io!”. Un pò aggressivo, ma tutto sommato non male, anche se la presentazione non è al top. Di seguito i secondi, con la Coscetta d’anitra all’arancia e finocchietto con lenticchie e riduzione al marsala, piatto un pò retrò ma ben fatto, anche se Laura non può fare a meno di osservare “Ma che strane cosce che hanno le anatre!”. Sarà la deformazione professionale del medico, non resiste all’anatomia neanche se fa la sua comparsa circondata da un vistoso contorno di lenticchie.

Il Risotto al Marsala, foie-gras e tartufo nero

La Coscetta d'anitra con lenticchie e riduzione al Marsala

Intanto, il freddo torna ad essere il filo conduttore della serata: succede con il Baccalà mantecato con crostino di polenta, e qui la temperatura non aiuta un piatto già di per sè un pò sottotono. Il baccalà è abbastanza gustoso, non pervenuto invece il sapore per i crostini di polenta. Chiara non riesce a finire la sua parte, tutto ciò è molto disdicevole! Affrante ci chiediamo, chi siamo NOI per esprimere giudizi negativi? “Ragazze, secondo me ormai siamo abbastanza brave! E il nostro compito è dare consigli costruttivi agli chef!”, ebbene sì, Elisa è la regina dell’ottimismo. In realtà noi non siamo proprio nessuno, solo delle povere affamate bisognose di amiche e chiacchiere, il nostro è il parere dell’uomo di strada, anzi, delle donne di strada in questo caso. Mi sa che questa suona MALISSIMO. Vabbè che di questi tempi…vedi cosa succede a dire che il posto fisso è noioso?

Il Baccalà mantecato con crostini di polenta

Dolci

Arriviamo al dessert colme di speranze, in parte disattese: iniziamo con un trio di classici Bignè con crema alla vaniglia e salsa al cioccolato, un pò inutili a dir la verità, a parte la pasta choux che rivela una buona mano; stesso discorso per il Semifreddo al torrone di Alicante con salsa di pere, si lascia mangiare senza proteste ma senza particolari esternazioni di stupore. Menzione speciale invece per la Tarte tatin con crema inglese, deliziosamente ben fatta, e per il Fondente al cioccolato, salsa al caramello e croccante, realizzato con cioccolato di qualità sicuramente ottima, dal sapore maliziosamente avvolgente. Nel complesso i dolci rivelano qualche problemino di struttura, di consistenza, di ingegneria edile diciamo (questa scrivetevela, vi autorizzo io).

I Bignè con crema alla vaniglia e cioccolato

Il Semifreddo al torrone con salsa di pere

La Tarte tatin con crema inglese

Il Fondente al cioccolato con salsa al caramello

L’impressione finale è che ci sia qualcosa che stoni. Va tutto bene, le materie prime sono scelte con cura (fanno persino nomi e cognomi di chi li rifornisce), i piatti sono ben eseguiti. Ma sento aleggiare la presenza di Mara Maionchi: “Bravo. Hai cucinato bene. Mi sei piaciuto”. Come un compitino corretto dall’inizio alla fine…ecco, una cucina un pò scolastica. Forse manca la ricerca (ma neanche tanto), forse manca l’eccellenza (ma non del tutto), forse manca un pò il cuore. Oppure il cuore c’è, ma va un attimino riscaldato, come gli antipasti. E oggi è il 6 febbraio, andatevi a vedere come sta nevicando a Sassari e a Napoli, e poi ditemi che non devo credere ai Maya (se nevica a Napoli, la fine è vicina). Il conto non aiuta: €175  in tutto (di cui €20 per il vino), ma in realtà questo posto merita una seconda occasione. Quindi, oggi più che mai, alla prossima! V.

Puro & Senplice Cafè Comfort Food
Via Felice Casati 7, Milano
Tel. 02 89656162

Trattoria Albero Fiorito

Se l’Unesco batte la crisi  in osteria 

Cena del 19/10/2011
L’autunno incombe, e incombe talmente tanto che è praticamente già inverno. Ma con la nebbia fitta che neanche il fumo scenografico a X Factor. E un susseguirsi di eventi tra crisi, governi tecnici, mari e monti, altro che autunno caldo, qui siamo tutti a rischio ustione. Attenzione però, questo NON è un blog di attualità socio-politica (come forse avrete intuito), si chiama Buongustaie Disperate, mica Buongustaie Impegnate. Che poi è la stessa cosa, di questi tempi. Ma bando al pessimismo! C’è sempre il cibo, ci sono le amiche, e ci sono pochi soldi, difatti eccoci a condurre un esperimento scientifico che ci farebbe entrare di diritto alla redazione di Voyager: prendete il portafoglio, apritelo, e controllate quanto contante c’è dentro (non vale andare a prelevare nel frattempo); scommettiamo che qualunque cifra contenga, con quella noi vi facciamo gustare un menù completo A MILANO, vino incluso? Se vi va bene, anche in compagnia. E se siete da soli, con la stessa cifra vi guadagnate anche il commensale al tavolo. Curiosi? E fate bene! (a meno che non siate gatti naturalmente).

Il posto visto da fuori non è esattamente accogliente: un’insegna sgangherata, un ingresso semi-nascosto accanto a un anonimo Grand Hotel (che fa tanto neorealismo), e un pittoresco gruppetto a fare da filtro all’entrata. Ci sono tutti: l’abituè già ubriaco, il punkabbestia con citata bestia al seguito, l’amico goloso di “dolcetti” di Amsterdam, e noi, tre buongustaie su quattro (in attesa di Chiara) che quando si tratta di mangiare non si fanno certo intimorire da un pò di umanità da bettola di quart’ordine. Ma questa non è una bettola, è un luogo sacro! Talmente sacro che ha regole ben precise da rispettare: regola numero uno, si arriva presto, PRESTISSIMO, non più tardi delle 19:30, pena il rischio di non mangiare. E infatti noi ci siamo date appuntamento alle 19:00, secondo voi possiamo correre un rischio del genere? Inutile cercare di prenotare, qui non si può.

Regola numero due, non si occupa il tavolo a titolo preventivo. Io, Elisa e Laura, colme di fiducia e dell’opportuno ottimismo di questi tempi, entriamo a chiedere posto per quattro, e per tutta risposta il padrone di casa, classico oste dall’aria burbera (e che non nasconde nessun cuore d’oro) ci rimbalza con un perentorio “siete in tre, dov’è il quarto?” Ehm, ma sta arrivando! Povere illuse. “Prima arriva, e poi entrate a chiedere il tavolo, così lei impara ad arrivare in ritardo, e VOI imparate a farvi rispettare.” Oh mamma! Le buongustaie sono cadute in disgrazia! Cominciamo a bombardare Chiara di sms e telefonate minatorie, mentre Elisa si chiede se questo posto sia igienicamente affidabile (bè, ma gli anticorpi a qualcosa dovranno servire).

All’arrivo di Chiara, rientriamo con un certo timore ma con rinnovato orgoglio, e con la dignità rimasta ci affacciamo al bancone per sentirci chiedere subito: “Mangia e vai o tiratardi?”; noi al colmo della disperazione optiamo per un sicuro Mangia e Vai. Ci accomodiamo quindi nella saletta più piccola del locale, che ha veramente l’aria di una locanda di altri tempi, nel senso che non viene rinnovato dal 1957 probabilmente.

Regola numero tre, qui si fa tutto da soli: ci si serve da bere, si prende la lista all’ingresso, e forse si assaggia anche quello che stanno mangiando gli altri, dato che non appena Laura butta l’occhio sul piatto di fagioli di un avventore quello prontamente la invita: “Ne vuoi un pò?” Facciamo che questa regola la si può anche trascurare.
Intanto vicino a noi si accomoda un signore dall’aria scafata e dalla parlantina facile, che si trova a Milano per lavoro e che da quando ha scoperto questo posto ha deciso che non lo molla più. E come biasimarlo! Tra l’altro la sua navigata esperienza torna utile quando fanno capolino due ragazze dall’aria spaurita che esitano nel prendere posto accanto a lui: “Ci hanno detto di sederci a questo tavolo, ma è occupato!” Macchè, ci sono tre posti liberi, qui si deve ottimizzare. E poi c’è crisi. Quindi se siete meno di quattro preparatevi a cenare con degli emeriti sconosciuti. E’ il bello della vera osteria!

Il Vino

Noi, ormai totalmente indisciplinate, veniamo ammonite per la seconda volta. Il burbero si avvicina con la lista in mano, e con l’aria tra l’affranto e il rassegnato ci chiede più retorico che mai: “E’ la prima volta che venite qui?” Mentre sbirciamo il menù che ci ha lasciato si allontana mormorando “Non vi abituate male però eh!”, mi sa che abbiamo fatto una pessima figura da donne per niente emancipate. Mestamente Elisa e Chiara vanno a prelevare al bancone acqua e vino, un sorprendente Refosco del Veneto che ci mette subito allegria. Le ordinazioni ce le scriviamo da sole sul biglietto appositamente fornito, e dove bisogna segnare tutto e subito, dolce compreso, non sono ammessi rinforzini dell’ultim’ora.

Il formaggio fritto

Le sarde in saor

Il fegato alla veneziana

Ringalluzzite dall’aver messo nero su bianco quello che stiamo per degustare, Elisa si lascia andare a uno sfrontato “Eh, ‘mangia e vai’, ma quando arriva il cibo??” Arriva arriva, servito da una deliziosa vecchina artefice di tutto il menù, che sembra uscita anche lei dalla macchina del tempo. Cosa si mangia dunque? Questo è un post anti-crisi, quindi risparmiamo anche sulla classica suddivisione delle portate. Persino le foto sono clandestine, abbiamo paura che il burbero ci sequestri la macchina fotografica come il professore che becca l’alunno a smanettare col cellulare. Ma che gioia quando comincia ad arrivare il cibo! E’ un tripudio di piatti casalinghi, cucinati con una mano che solo la migliore delle nonne può avere: il formaggio fritto che fila che è una meraviglia, le sarde in saor deliziose, e ancora in Veneto con il fegato alla veneziana, che più gustoso non si può, e io di norma il fegato non lo mangio. Ma stasera mi mangio il fegato molto volentieri!

Lo spezzatino di vitello

La lingua salmistrata in salsa verde

Facciamo fuori allegramente anche lo spezzatino di vitello, accompagnato da un piattino casalingo di patate all’olio come solo la nonna sa fare, e la lingua salmistrata in salsa verde con il contorno di radicchio rosso, e anche la lingua non è che sia tra i nostri piatti preferiti, ma questa è buonissima! Tanto più che Laura ha particolarmente fame: “Sarà perchè sono a digiuno dal pranzo.” Nel senso che ha saltato il pranzo? “Certo che no! Ma è da dopo il pranzo che non mangio niente!” Pienamente condivisibile.

La mousse al cioccolato

La torta al cioccolato e pinoli

E’ con i dolci che la nonna dà il meglio di sè, e che noi ci malediciamo per averne ordinati soltanto due in quattro: una mousse al cioccolato nella quale ti tufferesti e una torta al cioccolato e pinoli da applausi. Chiara nonostante questo riesce ad affermare nostalgicamente: “Se avessi avuto anche la torta di mele mi sarei sciolta in un brodo di giuggiole!”, per sentire Laura commentare: “Se avessi avuto QUESTA torta intera me la sarei mangiata tranquillamente”. Il che tra l’altro non fa che dare voce ai nostri pensieri.

Sono le ore 20:05, e abbiamo spazzolato tutto. Pronti via, mangia e vai! L’entusiasmo è evidente, tanto che appena ci alziamo il nostro vicino di tavolo si unisce alla nostra felicità decantando le lodi di questo luogo che secondo lui dovrebbe essere considerato un patrimonio natural-culturale. “Magari dall’UNESCO!” aggiungo io. Non l’avessi mai fatto, gli si illuminano gli occhi, e temo che si stia già chiedendo dove può trovare l’indirizzo email dell’Unesco.

Ma attenzione, c’è un esperimento scientifico da portare a termine! Quanto c’era nel vostro portafoglio? Bè, noi abbiamo tirato fuori IN TUTTO €32,70 (ah, qui si accettano solo contanti). EBBENE SI’!!! L’ultima regola vuole che andiate diretti dal burbero al bancone, ad elencare tutto quello che avete mangiato (compreso il numero esatto di panini che vi hanno portato nel cestino), al che lui sulla fiducia emetterà una ricevuta che voi provvederete a incorniciare a casa come prova per i miscredenti. Noi per riprenderci dallo shock (e vista l’ora), ci siamo concesse un Cosmopolitan (certo, dopo l’osteria da 8 euro a testa…siamo proprio trash!), in uno di quei locali dove alle nove fanno ancora l’aperitivo. E dove infatti ci servono automaticamente un piatto non richiesto di farfalle precotte e stracotte che farebbero stramazzare al suolo la povera nonna. D’altra parte gli argomenti della conversazione richiedevano un certo sostegno…ma questa è un’altra storia! Alla prossima! V.

Trattoria Albero Fiorito
Via Privata Andrea Pellizzone 14, Milano
Tel. 02 70123425

Ristorante Al Bacco Andrea Carola

Tra l’atomico e il piceo

Cena del 22/02/2011

L’aria di primavera è lontana, col freddo ne avremo ancora per un pò e poi non dimentichiamoci il fantomatico “colpo di coda dell’inverno”, amatissimo dai meteorologi e da questi atteso ogni anno con aspettative quasi fanciullesche (a dimostrazione del fatto che anche quello andrebbe annoverato tra i lavori psicologicamente usuranti). Pertanto la cena buongustaia del mese ci consente di non disdegnare una confortante abbuffata anche stasera. Capirai, che sforzo!

Questo piccolo locale conta pochissimi coperti e uno spazio ristretto, ma anche per questo intimo e con un’atmosfera rilassante. Essenziali gli arredi (anche a tavola), professionale e gentile il personale, tra l’altro mi è piaciuta l’efficienza e la velocità del servizio, sopratttutto considerato che ormai le buongustaie sono partite in quarta, e in quattro quarti ordinano dal menù: 4 antipasti diversi, diversi i 4 piatti principali, e i 4 dessert. Ebbene qui non fanno una piega, ma credo che questo derivi anche dal basso numero di tavoli da servire. Ed ora la fame avanza!

Il Vino

Antipasti

Il menù spazia dalla terra al mare con piatti tradizionali per lo più lombardi, ma il momento della sua lettura e della conseguente scelta dei piatti è per noi come sempre motivo di irrefrenabile entusiasmo da un lato, ma logorante e dolorosissima indecisione dall’altro, il tutto dettato dalla fame disperata ovviamente, ma che il più delle volte si trasforma in un tragico effetto di confusione più totale. Ragion per cui quando la nostra cortese oste ci raggiunge per prendere le ordinazioni per un istante leggo un certo sgomento nei suoi occhi (come biasimarla?). Io scelgo i panzerotti ripieni di fiocco di culatello e mozzarella di bufala, molto succulenti e saporiti, il culatello è ottimo, mentre il panzerotto è goloso ma non leggerissimo, forse rivela nella cottura lo stesso difetto dello gnocco fritto servito con varietà di affettati: il fritto non è perfetto, un pelino unto, il che nel caso dello gnocco lo rende meno “vaporoso” ma comunque abbastanza saporito. Di ottima qualità gli affettati, che gustiamo insieme al vino scelto da Elisa, un Sassella Valtellina Superiore di Rainoldi che avremmo assaporato meglio aprendo la bottiglia una mezzoretta prima, ma che comunque non ci delude (NB: qui il vino è servito anche al calice).

 

I panzerotti con fiocco di culatello e mozzarella di bufala

Varietà di salumi con gnocco fritto

 

Anche i fiori di zucchina ripieni di mozzarella di bufala e acciughe in pastella leggera risentono di un fritto non abbastanza asciutto, ma gli ingredienti non mancano di qualità e il risultato è decisamente sfiziozo. Buono anche lo strudel caldo di carciofi e Asiago, personalmente ho gradito molto il mix degli ingredienti del ripieno, uno sposalizio delicato ma rustico.

I fiori di zucchina con mozzarella di bufala e acciughe

Lo strudel di carciofi e Asiago

Secondi

Intanto le chiacchiere galoppano, tradizione vuole che i nostri appuntamenti serali siano anche angoli in cui dare sfogo a fantasie di vite alternative dove le quattro buongustaie su suggerimento di Elisa entrano a tutto tondo nel food business e decidono di aprire “un ristoro” (cito testualmente), salvo rendersi conto che detta così non suona tanto difficile, basta comprare un gazebo al Leroy Merlin e cominciare a vendere limonata sulla riviera ligure. Che “ristorante” paresse troppo impegnativo?

Come secondo io scelgo il sandwich di filetto di branzino al forno con battuto mediterraneo, e devo confessarlo, mi conquista! Al punto che metto seriamenete a rischio le possibilità di assaggio da parte delle mie compagne. Il pesce è ben cucinato e con una salsina verde decorativa ma decisiva nel dare sapore. Elisa mi fa notare che con questo condimento il branzino un pò scompare, “però quello che ne rimane…” Promosso!

Il sandwich di branzino con battuto mediterraneo

Elisa si butta sulla padellata di controfiletto di manzo, patate e carciofi, abbastanza saporita e abbondante, mentre Chiara scegliendo la cotoletta alla milanese con patate saltate in padella rivela forse il desiderio di diventare esperta buongustaia amica della cotoletta (vedi qui), e da brava disperata non si arrende neanche dinanzi alla versione qui proposta, che per noi purtroppo non raggiunge la sufficienza: si sa, la vera cotoletta alla milanese va fritta nel burro, ma il burro in questione rivela una prepotenza eccessiva. Dovrebbe abbassare un pò la cresta e capire che la carne è la vera protagonista, non il timido ripieno di una panatura non all’altezza. Peccato!

La padellata di controfiletto con patate e carciofi

La cotoletta alla milanese

Laura invece c0n la silenziosa concentrazione che dedica all’ossobuco in gremolada con purè di patate ci fa intuire che qualcosa sta succedendo da quelle parti, ma che cosa? Che l’ossobuco si scioglie in bocca e il condimento è ben fatto, un pò abbondante forse ma esalta bene il sapore e la qualità della carne. Il purè di patate fa la sua comparsa in forma di piccoli ciuffi poco degni di nota, la disperazione avrebbe richiesto una presenza più decisa da parte del contorno, ma l’ossobuco, si sa, intimidisce non poco.

L'ossobuco in gremolada con purè

Dolci

Siamo abbastanza sazie, ma di rinunciare al dolce non se ne parla nemmeno, ovviamente. Intanto le elucubrazioni culinarie di oggi vagano incontrollate fino a quando Elisa non esprime il desiderio di provare la “cucina atomica”. Ho il vago sospetto che si riferisca alla cucina molecolare, anche se “atomica” a me fa pensare più a Hiroshima che all’atomo. Laura le fa notare che l’atomo e la molecola non sono la stessa cosa, e io che Ferran Adrià non sarebbe affatto contento sentendola parlare. “Ferr chi?” Ok, come disperate siamo perfette, sul lato buongustaie c’è ancora molta strada da fare, lo ammetto.

Mentre Laura conclude ricordandoci che “non si vive di sola cucina molecolare”, arrivano i dessert, e mai tempismo fu più apprezzato! Sarà per questo che trovo deliziosa la millefoglie con crema chantilly e scaglie di cioccolato fondente, che invece non desta l’entusiasmo delle mie colleghe, forse per il troppo sentore di burro nella sfoglia, ma la crema è comunque fresca e golosa. Fantasioso e delicato il semifreddo di torrone con marmellata di mandarino, e non male anche il tortino caldo di grano saraceno con marmellata di lamponi, anche se quest’ultima è un pò troppo acida, forse andava smorzata leggermente con un pò di zucchero a velo.

La millefoglie con crema chantilly e cioccolato

Il semifreddo di torrone con marmellata al mandarino

Il tortino di grano saraceno con marmellata di lamponi

Chiudiamo con lo sformatino caldo di cioccolato fondente, un pò banale e non particolarmente brillante, e per il quale Laura non manca di trovare l’aggettivo definitivo: “E’ decisamente piceo”. Appiccicoso, nerissimo, non fa una piega. Pensavate che fossimo rimaste a corto di parole eh? (In tutto questo Chiara lo è, tra la cucina atomica e lo sformatino piceo comincia a chiedersi se non dovremmo chiamarci semplicemente Le Disperate).

Lo sformatino di cioccolato

Arriva un bicchierino di barolo chinato da gustare in quattro tirando le somme della serata. Elisa, sempre più assorta, decide che dello chef di stasera dobbiamo premiare la fantasia e la cura nel pensare i piatti, ma è come se questo non fosse il suo mestiere da sempre. Che sia un disperato come noi? Nonostante qualche pecca, la cena è stata gradevole, le porzioni sono abbondanti, migliorabili le preparazioni, mentre il conto è un totale di 176 Euro, nessuna sorpresa da questo punto di vista. Per chi desidera un posticino tranquillo con una buona cucina ma senza troppe pretese, e dove si possa chiacchierare indisturbati. Alla prossima! V.

Al Bacco Andrea Carola
Via Marcona 1, Milano
Tel. 02 54121637

Osteria della Lanterna

Sciura Paola, grazie di esistere!

Cena del 31/01/2011
La prima cena del 2011 delle buongustaie parte un pò in sordina, a causa della mancanza della nostra piccola Chiara, sopraffatta dalla solita epidemia di influenza che travolge Milano all’alba di ogni nuovo anno. Fino all’ultimo la nostra fotografa amica delle ferrovie (per motivi puramente sentimental-romantici a distanza, non perchè protagonista di una liaison con un capotreno) cerca di resistere per non mancare al nostro evento mensile, ma febbre e mal di gola hanno la meglio. Maledette! Questo pertanto sarà un post spiritualmente incompleto, sappiatelo!

Inauguriamo la categoria dei posti alla buona con questa deliziosa osteria d’altri tempi nel pieno centro di Milano, lontana da qualsiasi parcheggio non sottoponibile a multa, rimozione, o altre sciagure da ausiliari del traffico (munirsi di gratta e sosta potrebbe comunque tornare utile). Non per Elisa, che dimentica a casa la patente ma in compenso molla la macchina in una postazione di tutto rispetto a pochi metri dal ristorante. Oh, non si può mica avere tutto!

Questo sì è un posto alla buona, e in senso più che buono (il gioco di parole è voluto, sono linguisticamente sadica lo so), dai grissini ancora nel sacchetto di plastica (“Bè ma tutto sommato è anche più igienico!”, rimarca la dottoressa Laura lasciandosi andare a un pò di deformazione professionale), al vino della casa in caraffa, oh come mi mancava il vino della casa in caraffa! Ogni tanto ci vuole anche quello, oggi lasciamo Elisa e le sue conoscenze enologiche a riposo. La sciura Paola, padrona di casa, è un personaggio meraviglioso, una donnina tuttofare che dirige la cucina, prende le ordinazioni (senza scriverle, attenzione), serve ai tavoli e fa i conti. Il tutto senza mai perdere un colpo! E intorloquendo in un immancabile dialetto milanese naturalmente, insomma diventa subito la quinta buongustaia disperata ad honorem.

Il menù è tutto nella sua testa, o quasi: l’antipasto vi accoglie all’ingresso della piccola osteria, un bel prosciuttone di fianco al bancone di legno sulla destra, mentre sulla sinistra una saletta con pochi tavoli e pochi fronzoli mette subito a proprio agio. Il resto dei piatti lo snocciola la sciura elencando 3 primi, 3 secondi e 2 dolci. E in fretta anche, perchè in cucina aspettano! Intanto i pochi tavoli vengono occupati in men che non si dica, quindi occhio a prenotare con largo anticipo.

Il vino della casa

Primi

I primi della sciura sono tutti fatti in casa, a mano! No un attimo “li fa la macchina”, precisa la Paola, con una sincerità disarmante ma denotando un certo spirito imprenditoriale, genuinità sì ma damioci una mossa se no altro che servire l’osteria piena tutte le sere! Scegliamo un piatto di gnocchi al gorgonzola e pistacchi e uno di pasta “alla disperata” (autoreferenziali come sempre). Due piatti in tre, ebbene sì, non siamo malate anche noi come Chiara, è solo che le porzioni qui sono da disperati veri! Due bei piattoni ripieni, trionfo del casalingo opulento! Gli gnocchi sono spettacolari, si sciolgono in bocca e il condimento è gustoso ma non troppo invadente; la pasta è un formato a metà tra rigatoni e mezze maniche, azzeccatissimo e dal sapore inconfondibile di pasta fatta in casa, con un sugo piccantino al prosciutto crudo veramente ottimo. Spazzoliamo tutto in men che non si dica, ripulendo il piatto degli gnocchi da ogni residuo di crema al gorgonzola, che neanche Horatio di CSI avrebbe potuto trovarne più alcuna traccia. Inutile dire che noi risultiamo molto più disperate di lui.

Gli gnocchi con gorgonzola e pistacchi

La pasta alla "disperata"

Secondi

L’assaggino di primi ci lascia abbastanza intontite, per cui decidiamo di dividerci un bel brasato con la polenta, che rivela anche lui una certa mano da sciura: tenerissimo, saporitissimo, si scioglie in bocca. La polenta rende Elisa un pò dubbiosa riguardo alla presenza o meno del latte, ma in realtà non facciamo in tempo a rifletterci troppo perchè l’abbiamo già fatta sparire. Decisamente ottimo, cucinato in maniera tradizionale e assai gustoso. Sciura Paola, torna a casa con noi, ti prego!

Il brasato con la polenta

Dolci

Concludiamo la cena restando sul classico, con i due dolci che offre la casa stasera, il tiramisù e il crème caramel. Cosa scegliamo? Ma che domande, tutt’e due signora Paola! (non che sembri minimamente sorpresa da ciò, riconosce delle sue simili quando le vede). Ecco, qui il tradizionale non sconfina affatto nel banale: il classicissimo tiramisù, attualmente un pò bistrattato in ambito gastronomico-pasticcero con l’accusa di essere ormai inflazionato, sull’onda di trend mangerecci che a quanto pare esigono emozioni decisamente nuove, è invece impagabile. Anzi, pagabilissimo, a peso d’oro direi. Lunga vita al tiramisù, e viva l’inflazione (tanto quella avanza in tutti i campi, tanto vale farsela amica). La crema è deliziosamente densa e fresca, molto leggera, un piacere irrinunciabile, perchè mai si dovrebbe andare alla ricerca di chissà quali alternative più “fashion”? Il crème caramel è un pò meno degno di nota per me (forse perchè ottenebrata nei sensi dal tiramisù non-fashion victim), Elisa invece è completamente conquistata: “Ma è da competizione! Tiepido, impalpabile, delicatissimo, gustosissimo”! Di certo assolutamente genuino e gradevole, abbastanza da testimoniare la sua presa di distanza da qualsiasi preparazione di tipo industriale.

Il tiramusù della sciura

Il crème caramel

Per finire come si deve e poter prolungare amabilmente le nostre immancabili chiacchiere di vita vissuta e convissuta, ci facciamo portare tre bei bicchierini di braulio, che assaporiamo lasciando che il locale via via si svuoti completamente. Ecco, forse l’impressione di stare davvero a casa proprio in questo senso è un pò pericolosa!

Quando i bicchierini sono vuoti e i tavoli intorno anche, ci rendiamo conto che a casa nostra non siamo, ci tocca alzarci! La sciura, dopo aver imprecato un pò contro il blocco del traffico in centro che l’ha costretta a scarpinare non poco quel giorno (tutto in milanese, ma non aspettatevi che io sia in grado di riportarlo testualmente), condivide con noi la gioia di aver finito presto e accontentato tutti in fretta stasera, perchè comincia ad avere una certa età lei eh! No sciura Paola, ti prego, dimmi che sei immortale, abbiamo bisogno di te! In tutto questo nel frattempo ci prepara il conto, facendoci tirar fuori 16 (avete letto bene, SEDICI) Euro a testa. Siamo sicuri di essere a Milano? Ebbene sì, niente teletrasporto, siamo a Milano, in Porta Romana, e se decidete di attraversare il menù concedendovi tutte le portate, probabilmente farete fatica ad arrivare a 25 Euro pro-capite. Meraviglia delle meraviglie! Posto perfetto per serate estemporanee tra amici o uscitine infrasettimanali poco impegnative quando non si ha voglia di cucinare a casa. Unico neo, l’estemporaneità risente del fatto che difficilmente troverete un tavolo libero senza averlo riservato almeno un paio di giorni prima. Ahimè, a quanto pare per i milanesi sentirsi a casa non è così facile! A presto! V.

Osteria della Lanterna
Via Giuseppe Mercalli 3, Milano
Tel. 02 58309604

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