Manna Ristorante

Attrezzi del mestieri ed equivoci da esperte

Cena del 23/06/2011
Ultimamente sono DROGATA di televisione. Ma in senso buono. Come è possibile tutto ciò? Evitando qualsiasi cosa che abbia a che fare con la TV di stato, e inebriandosi solo di programmi di cucina naturalmente. Sono pazza di Master Chef Italia, sto cominciando a sognarmelo la notte. Sarà perchè ho paura che Cracco e Bastianich escano rispettivamente dal forno e dal frigo mentre preparo la cena, pronti a coprirmi di vergogna con un solo sguardo o a gettare con tutto il disprezzo di cui sono capaci i miei miseri preparati nel lavabo. Barbieri invece mi rilassa, con quel suo accento emiliano che gli impedisce di pronunciare “pressure test” con un qualsivoglia suono anglosassone, e allora hai voglia a metter paura ai concorrenti: “Mò ti tocca il PRESSSSSSiure test”. Caro! Ma tanto poi è bastardo pure lui. Se ti deve dire che fai schifo te lo dice, con tanto di ESSE bolognese. Li adoro!

Mentre penso a che cosa farò della mia vita quando il programma sarà finito, mi preparo con le colleghe buongustaie ad affrontare degnamente l’autunno, non prima di avervi raccontato la nostra ultima cena proprio prima delle vacanze estive, l’ultimo degli arretrati!

Stasera siamo in forma smagliante, e non ce lo diciamo da sole, ce lo dice LUI, lo chef-ospite-patron del Manna, ristorantino strategicamente ubicato in una tranquilla e insospettabile piazzetta dietro Viale Monza. Ora che ci penso, non assomiglia per niente ai miei tre idoli della televisione, non ci ha insultate neanche una volta quella sera. Ma forse perchè lui cucinava e noi mangiavamo…ok, bando al masochismo e cominciamo a degustare!

Antipasti

La scelta dei piatti è particolarmente facile: primo perchè il menù offre giusto giusto quattro scelte per ogni portata, in secondo luogo perchè il nostro amico baffuto e dall’aria di chi la sa lunghissima si mette (letteralmente) una mano sul cuore quando ci vede (che sospetti qualcosa?) e ci propone di assaggiare…tutto, con un’unica concessione quantitativa ai primi che verranno serviti in porzione dimezzata. Mi piace questo sgravo decisionale!

La battuta di carne con pere e rafano

Le melanzane con stracciatella, guanciale e timo

Il vino è un Dolcetto d’Alba Castellengo di Ca’ Du Luin, scelta abbastanza neutra dato che non sappiamo esattamente cosa aspettarci. Ma la colpa è tutta degli insoliti nomi dei piatti, l’ironia qui non manca e questo ci piace! Mi sa che ci piace un pò troppo però. Il fatto è che il primo antipasto è il golosissimo ‘Ortaggio Folle’, melanzane con stracciatella, pane, guanciale e timo, come descrive con sapienza la gentile cameriera che ci porge il piatto. Non l’avesse mai fatto. Elisa, con tutto il candore di cui solo lei è capace, chiede subito “Ah ma la stracciatella, proprio il gelato?”. Che con le melanzane e il guanciale si sa, è la morte sua. In fondo l’ortaggio è per sua stessa ammissione FOLLE, quindi la buongustaia non può essere da meno. Laura ci fa notare che a questo punto dovremmo essere un pò più “esperte” da sapere certamente cosa è la stracciatella. Ma Carlo(Cracco) io lo sapevo, te lo giuro! Ti prego non venirmi a trovare in sogno! Per fortuna l’ortaggio è folle ma anche deliziosamente ricercato, mentre la battuta di carne cruda di manzo, pere e rafano ‘Ha vinto l’altra’ (così si chiama) si rivela freschissima e con un abbinamento inedito ma azzeccato, anche se forse il rafano copre a tratti il sapore della carne (che abbia vinto lui alla fine?).

Le alette di pollo speziate con ketchup crudo

La ricciola con verdure, zenzero e coriandolo

Rischiamo un secondo momento topico quando arrivano le ottime ‘KFC’ alette di pollo speziate con ketchup crudo e menta, laddove il ketchup crudo in questione viene servito in una simpatica tazzina. “Ma il caffè non è per me!”, Elisa per fortuna non riesce ad attirare l’attenzione del cameriere, e quello che pensava fosse caffè finisce subito sulle alette e le rende ancora più gustose. C’è una bella ricerca in tutto ciò, come anche nella ricciola scottata con verdure estive, zenzero e coriandolo ‘Ricci bollenti’, delicatissima e ornata da ciuffi di sedano ghiacchiato e super croccante che creano un contrasto apprezzabilissimo. E per oggi con le gaffe abbiamo dato!

Primi

Gli spaghetti con pomodoro e scorza di agrumi

Il riso con cozze, gorgonzola ed erbe amare

I primi sono un trionfo di sperimentazione ed originalità riuscite: i ‘Banalissimo’, spaghetti con pomodoro leggermente piccante e scorza di agrumi, che suscitano l’entusiasmo di Laura (“Ti esplode l’agrume in bocca!”), e il riso mantecato con cozze, gorgonzola naturale ed erbe amare ‘Muscoli blu’, ambizioso e alquanto rischioso (e infatti il sottotitolo nel menù è “Ma questo è scemo?!?!”) ma centratissimo! Lo adoro, quasi quanto il ‘Sopa Fria’ gazpacho con sedano e pistacchi salati, che è assolutamente divino! L’abbinamento con il sorbetto al sedano e pistacchi è l’accoppiata definitiva. Un vero colpo di genio! Concludiamo in bellezza con i ‘Quasi peperonata’ ravioli tostati di peperoni, patate e pasta di salame, assolutamente spettacolari nella loro chiccosa rusticità.

Il gazpacho con sedano e pistacchi

I ravioli di peperoni con patate e salame

Secondi

Chiara sta immortalando gli angoli artistici di questi locale intimo e sobrio, dall’ambiente essenziale e chic ma molto informale, e con qualcosa da dire. E il design non è l’unico a parlare: lo fanno anche i secondi, e che chiacchieroni! ‘Ma con tutti i pesci che ci sono…’ pesce spatola arrosto con valeriana, yogurt, cetriolo ed aneto è da applausi! Standing ovation (metaforica) al trio di sapori che esaltano la nostra amica spatola. Non è invece all’altezza il ‘Riassunto di scoglio’ zuppa di pesce di scoglio con polipo e seppie, buona ma non memorabile, diciamo senza entusiasmo, anche se assai scenografica con la vellutata di pesce versata al momento direttamente sul polipo.

Il pesce spatola con yogurt, cetriolo ed aneto

La zuppa di pesce con polipo e seppie

Terminiamo con il ‘Porco pinne gialle’ maiale tonnato con scalogni dolci, dove il maiale a detta dello chef è porco fuori e porco dentro, forse un pò “estremo” ma gradevole, con lo scalogno che è un vero conquistatore di buongustaie, e il ‘Pavido da cortile’ terrina di coniglio con pinoli, olive e salsa di cipolla bruciata, che non mi convince del tutto ma forse perchè è buono in quanto non sa troppo di coniglo. Magie del camouflage gastronomico!

Il maiale tonnato con scalogni dolci

La terrina di coniglio con salsa di cipolla bruciata

Nel frattempo veniamo puntualmente smascherate dal nostro amico chef-patron: “Macchina fotografica, taccuino…siete delle food blogger vero?”, detta così suona quasi seria. Sì lo siamo! Ma lui non hai mai sentito parlare del nostro blog ovviamente. Poco male, se non altro ha dimostrato di essere sul pezzo!

Dolci

La cheese cake con vin brulè e croccante di zucchero

La macedonia di frutta e verdura

I dessert sono tutti molto curati e assai godibili: dalla ‘Tu vuò fa l’ammmericano’ cheese cake con vin brulè ghiacciato e croccante di zucchero, originale e sorprendente nella sua crudità per l’assenza del classico biscotto e la decisa presenza del sorbetto al vin brulè, all’ ‘Agro balcanico’ macedonia di frutta e verdura con crema di limone verde, un pò scomoda nella sua ciotola sbagliata (“Ho dovuto usare il dito per raccogliere la frutta!”, si lamenta Elisa). Per finire assaggiamo l’ ‘Imprescindibile’ cioccolato fondente soffice e gelato di frutto della passione, assai fresco e goloso, e l’ ‘Augusto e Melba’ Pesca, crema alla vaniglia, mandorle e lampone, semplice e stuzzicante.

Il cioccolato soffice con gelato al frutto della passione

La pesca con crema alla vaniglia e mandorle

Quella che troviamo qui è indubbiamente una creatività da godere e da apprezzare in un menù equilibrato, ma con porzioni che restano più da nouvelle cuisine che da disperate. Ce lo aspettavamo! Come ci aspettavamo la calorosa ma forse un pò “studiata” accoglienza del nostro oste, sarà perchè ha capito che siamo delle pericolosissime blogger? In ogni caso il baffuto ha saputo metterci a nostro agio e a tratti stupirci con effetti speciali, perciò gli lasciamo circa €47 a testa e lo salutiamo con una certa curiosità su come cambierà il menù da una stagione all’altra. A presto! V.

Manna Ristorante
P.le Governo Provvisorio 6, Milano
Tel. 02 26809153

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Chic ‘n Quick Trattoria Moderna

Cuochi in vetrina e buongustaie curiose

Cena del 26/05/2011
Ah, come mi piace l’autunno. Le foglie rossastre, il cielo terso, l’aria frizzante…e poi il brasato con le patate, i tajarin al ragù, il barolo…vabbè, mi piace a 360 gradi, che male c’è? Ebbene sì, siamo di ritorno fresche fresche dalla meravigliosa Fiera del Rapulè 2011, che consigliamo animatamente e vivamente a tutti. Vi rimando al link di cui sopra per maggiori informazioni, noi eravamo un tantino troppo impegnate a mangiare, bere, e rompere i bicchieri reciproci per stilare un resoconto decente. Ma vi assicuro che ne vale la pena!

Veniamo invece alla nuova recensione, ma come siamo messe? A ottobre a rimembrare con nonchalance la cena di maggio? Per la risposta a questa e (forse) altre domande fate un salto qui, mentre per la cena in questione vi annuncio che ci siamo date un tono. Non troppo però, disperate siamo, disperate rimaniamo, ma su proposta di Chiara ci siamo accomodate dalla giovane e avvenente vicina di casa del Sadler di Milano. IL SADLER DI MILANO??? Vedo già occhi sbarrati, bocche spalancate e qualche “lo sapevo che non erano delle pezzenti come cercano di farci credere queste qui!”. In alternativa, immagino anche qualche “Sadler chi?”, chè il nostro pubblico ci piace vario, si sa. Claudio per gli amici (almeno spero che i suoi amici non rispondano a ogni sua domanda con “Sì CHEF” o “No CHEF”), oltre che cuoco di gran fama, è anche un simpatico ometto che ha pensato bene non solo di dotare di un’enorme vetrina sulla strada la cucina del suo ristorante in Via Ascanio Sforza, ma anche di aprire a fianco allo storico locale una “trattoria” dove riproporre la sua cucina rivisitata a prezzi da disperate (che poi sono le pezzenti di cui sopra). Iniziativa interessante e spunto buongustaio per ritrovarci a sbirciare attraverso la vetrina a vedere come sono belle queste enormi, luccicanti cucine professionali, e magari anche gli esperti addetti che ci lavorano dentro…bè, se no cosa li hanno messi a fare ‘sti poveretti dentro l’acquario, diamogli un pò di soddisfazione, no? ;-D

Antipasti

Naturalmente tutta questa curiosità ce la portiamo anche dentro, in un ambiente minimalista e raffinato, molto “lounge”, quasi freddo a dire il vero, legno in ogni dove (compresa un’inquietante signorina in forma di statua alle nostre spalle che ci fa sentire osservate per tutta la cena), una sala lunga e stretta e anch’essa parzialmente in vetrina, ma discretamente celata dalle candide tende. Very chic, non c’è che dire. Vediamo se sono anche quick, che c’abbiamo un certo languorino. Il menù si apre con una sezione dall’allettante titolo “Dedicato ai gourmet”, vale a dire “Per chi glie piace magnà”, ah sì quelle siamo noi! Vabbè, interpretazioni a parte, l’idea è questa: servire ciascuna entrata di questa parte del menù, sapienti mix di creatività e ingredienti tradizionali, con la bevanda che più ne esalta i sapori, per essere a sua volta esaltata dalla portata naturalmente. Il risultato, dato che decidiamo comunque di ordinare anche il vino, è che abbiamo già 2 bicchieri a testa sul tavolo e non abbiamo ancora cominciato a mangiare. Avanti così!

I fiori di zucchina farciti di rombo, gamberi e mozzarella

La sfogliatina di scalogni banana, lardo e toma

Scegliamo innanzitutto i Fiori di zucchina farciti di rombo, gamberi e mozzarella, insalata di zucchine e mandorle tostate con calice di Cruasè Roccapietra (Cantine Scuropasso) con annessa divagazione per domandarsi se sia nata prima la zucca o la zucchina, e a che punto si presenti il fiore. Tutto questo mentre ci gustiamo i fiori in questione, abbastanza succulenti devo dire, con il loro affollato ripieno, insieme alla Sfogliatina di scalogni banana, lardo venato al rosmarino e toma dell’Ossola fusa con calice di Birra Moretti “Doppio Malto” (daje, lardo e birra doppio malto…ma noi ci sentiamo comunque chic, ve lo assicuro), che è veramente originale e curata e l’abbinamento con la birra assolutamente sorprendente.  C’è poi il Foie gras d’oca con mostarda di zucca e pane all’uvetta con calice di Moscato di Pantelleria Turbè 2007 (Salvatore Murana) ensemble estremamente dolce (pure troppo) e raffinato, e la Crema di melanzane, fiocchi di burrata, bruschetta a dadi e pomodorini canditi con calice di Chardonnay 2010 Tormaresca che vince la mia personale palma gourmand: deliziosa mescolanza di consistenze e profumi della tradizione, assai gustosa.

Il foie gras d'oca con mostarda di zucca e pane all'uvetta

La crema di melanzane, fiocchi di burrata, bruschetta e pomodorini

Primi e Secondi

L’argomento clou di stasera è: cosa succede quando si va a convivere? Bè, io e Laura già lo sappiamo, naturale quindi tranquillizzare Elisa che sarà tutto bellissimo, tranne in quei giorni (che non sono necessariamente QUEI giorni) in cui avrai voglia di schiaffeggiarlo con un badile, o in cui attraverserete una crisi Mastro Lindo, altrimenti detta “quando LUI fadisordine” (tutto attaccato). Però anche noi ci mettiamo del nostro (ecco, adesso c’entrano veramente QUEI giorni), quindi grazie a questo equilibrio alla fine si vive tutti felici e contenti. Tranne quando non funziona e ci si lascia, si capisce. Ecco, siamo o non siamo pronte per il prossimo talk show del dopo pranzo di Rai 2?

Torniamo alla nostra cena che è meglio: grazie a Laura notiamo che questi piatti risultano molto “estetici”, mentre Elisa riflette che, in fondo, essere buongustaie è un pò una maledizione. Perchè? E voi come lo chiamate gustarvi appassionatamente un antipasto sapendo di dovervi fermare al primo quarto perchè siete circondati da altre tre assatanate come voi pronte a strapparvelo? Praticamente una condanna. Per fermare questo strazio, ordiniamo due primi e quattro secondi, e che la chiccherìa continui!

Gli spaghettoni con limone e bottarga

I ravioli di melanzane e mozzarella di bufala

Dividiamo quindi in quattro (strazio dello strazio) i due primi prescelti, ossia gli Spaghettoni di pasta fresca, limone e bottarga grattugiata, generosi e delicati ma forse un pò troppo al dente, e gli ottimi Ravioli di melanzane e mozzarella di bufala e filetti di pomodoro, che io trovo eccezionali nella loro candida semplicità. Nei secondi invece trionfa il pesce: si parte con il Filetto di rombo al pan prezzemolo, patate alla forchetta e fagiolini, un altro piatto che punta sulla semplicità degli ingredienti ma con un pò meno personalità, le Capesante gratinate, per le quali decidiamo che la locazione nel menù è sbagliata (che poi l’importante è che si collochino nello stomaco, sicchè), lo Spiedino di gamberi alla griglia con salsa al curry e riso basmati tostato con verdurine di stagione, saporito e assai scenografico, e infine LEI, la regina della serata: la Spigola in crosta di fili di patate con insalatina e spuma al rafano. Un piatto davvero speciale, equilibrato, creativo senza essere pretenzioso. Lunga vita alla regina!

Il filetto di rombo al pan prezzemolo e fagiolini

Le capesante gratinate

Lo spiedino di gamberi con salsa al curry

La spigola in crosta di patate con spuma al rafano

Dolci

E se la spigola è la regina, i dolci sono i fuoriclasse! La deliziosa carrellata dei dessert parte con il Fondente di cioccolato amaro con spuma di caffè, aromatico e golosissimo, il Semifreddo al caramello con tartare di mele al calvados, accostamento dolcissimo e originale, il Tortino di yogurt ai frutti della passione con pasta dolce di grissini e arachidi, stuzzicante ed esotica rivisitazione della cheese cake, ed infine l’Insalata di fragole, crema chantilly e meringhette, forse il più banale dei quattro ma non per questo meno godibile. Dieci e Lode!

Il fondente al cioccolato amaro

Il semifreddo al caramello con tartare di mele

Il tortino di yogurt ai frutti della passione

Insalata di fragole, crema chantilly e meringhette

Concludiamo la serata a dir poco satolle, apprezzando senza dubbio l’originalità degli accostamenti, in particolare quella degli assaggi “gourmet”, e l’innegabile freschezza delle materie prime, il tutto in piatti fatti apposta per distinguersi ed essere in qualche modo diversi, e forse per questo a tratti un pò artificiosi, ma di sicuro impatto. Claudio intanto fa la sua comparsa in sala (non per rendere omaggio alle famosissime blogger, che ve lo dico a fare), e noi ci dedichiamo alla lettura dei fondi del caffè (con un pò di fantasia qualcosa viene sempre fuori). Conto totale €231, niente male considerata l’abbondanza della chiccherìa. Alla prossima! V.

Chic ‘n Quick Trattoria Moderna
Via Cardinale Ascanio Sforza 77, Milano
Tel. 02 89503222

Bistrot Il Sole

La febbre e altri rimedi

Cena del 22/03/2011

La primavera scatena in me sentimenti contrastanti. Allegria e voglia di rinascita, certo, ma anche una leggera, serpeggiante depressione. Perchè? Bè, non è che qui posso prendere la macchina e andare a godermi una passeggiatina in riva al mare, come farei nella mia terra natìa. Al massimo posso passeggare all’idroscalo in compagnia di qualche zanzara che si allena in vista delle annuali olimpiadi di vampirismo. E vabbè! Le serate buongustaie esistono anche per scoprire quanti motivi ci sono per essere (nonostante tutto) felici! La felicità però deve avermi dato alla testa, visto che la serata terminerà con un brivido e un calore inaspettati. Non perchè abbiamo dedicato il post-cena agli spogliarelli per sole donne, ma solo per colpa della mia temperatura corporea, che dopo l’arrivo a casa segnava un rispettabilissimo 38,8. Pensate che tutto ciò mi abbia fermata? Io ho sempre fame, sappiatelo. Non c’è speranza, nè febbre che tenga. E il posticino della cena di marzo, valeva lo sforzo!

Questo “bistrot”, come graziosamente si autodefinisce, è veramente da provare: dopo una cenetta in compagnia del mio lui, il mio unico pensiero era stato “devo assolutamente tornarci con le buongustaie!” Dopo tutto, la felicità andrebbe sempre condivisa. Anche la febbre, a quanto pare, ottimo rimedio allo stress da ufficio secondo Elisa (nel mio caso più che un rimedio, trattasi di evidente somatizzazione), un pò meno per Chiara, che appena avverte il mio malessere manifesta il desiderio di indossare la tenuta da lavoro dei tecnici delle centrali nucleari. Niente di personale nei miei confronti, ma il rischio di mettere a repentaglio il consueto viaggio Milano-Roma per il raggiungimento del suo bello è troppo alto!

Antipasti

Vi consiglio di fare due passi o prendere la bicicletta per raggiungere Via Curtatone, non tanto per il tepore in aumento, ma perchè la macchina non avrete modo di metterla da nessuna parte (almeno finchè non inventeranno i parcheggi a due piazze). Arriviamo pertanto appiedate al nostro ristorantino, solare anche nell’accoglienza: mentre aspettiamo fuori Elisa, LUI, il nostro oste, futuro protagonista indiscusso della serata, fa capolino per invitarci ad attendere dentro: “Se volete entrare, vi offro da bere”. Ecco la parola d’ordine! Elisa ci trova intente a sorseggiare uno spumantino sedute ad uno dei semplici tavoli di legno del locale, non grandissimo ma spazioso, diviso in tre salette discrete e dall’atmosfera tranquilla ma non prive di una certa personalità.

Il Vino

La lista delle portate si limita a pochi piatti che campeggiano sulla grande lavagna all’ingresso nonchè su un simpatico libricino, tanto che “Ci porti tutto il menù!” (e non per modo di dire) è il nostro primo pensiero. L’oste ci rivolge uno sguardo impenetrabile ma complice, la sua cortesia e il suo modo di fare ci hanno già conquistato. Tanto che Elisa stasera abbandona lo scettro di sommelier per donarlo all’esperto patron, che con un sorriso furbetto si allontana e torna con uno Shiraz del Lazio di Casale del Giglio del 2009, che ha su di noi lo stesso effetto dei suoi modi affabili. L’entusiasmo è già alle stelle!

Ordiniamo per intero i tre antipasti proposti, con un occhio alle sfiziosità a base di  formaggi: anche durante la mia prima visita avevo adorato l’hachis di patate e spinaci novelli con piccola fonduta di Fontina, delizioso! Si scioglie in bocca, è saporito e armonioso. Dividerlo in quattro è un sacrificio indicibile, ma ci consola il fatto che ci spetta un quarto di ciascuna entrée. E qui sorge un problema, o forse un’opportunità: questa divisione in quattro quarti di ogni portata da un lato pone sfide inaspettate, come con il sautée di straccetti di anatra confit su insalatina di finocchi, arance e croutons, laddove la suddivisione in quattro porzioni è ostacolata dalla natura errante degli straccetti; dall’altro porta Elisa a cercare il riscatto dopo le carenze dimostrate l’ultima volta riguardo alla cucina molecolare, e a inaugurare la “cucina matematica”. A Beautiful Mind, mi verrebbe da dire. Ma mi piace!

L'hachis di patate e spinaci con fonduta di fontina

Il sautée di straccetti di anatra con insalata di finocchi e arance

Il sautée è originale e curato come tutti gli antipasti, ma un pò insipido, mentre l’hachis è perfetto. Lo amo. Ma le tentazioni sono troppe, sono costretta a tradirlo: arriva lo chèvre gratinato al forno su crostoni con miele di castagno e noci, ed è subito insana passione: questi crostoni sono la fine del mondo, i sapori si fondono meravigliosamente, gli ingredienti sono squisiti, l’insieme è golosissimo. Elisa prima fa di no con la testa, tanto non riesce a credere alle sue papille gustative, poi arriva a notare che anche l’insalata di accompagnamento è freschissima. Quando si dice che i dettagli sono tutto.

Lo chèvre al forno su crostoni con miele e noci

Le code di gamberi su passatina di lenticchie al timo e limone

Intanto la cucina matematica comincia ad avere conseguenze drammatiche, come quando Laura, intenta ad assaporare la sua parte rigorosamente entro i confini designati, esclama con sgomento “Oh Dio! Ho preso la scarpetta di qualcun altro!” Ebbene sì, il suo pezzetto di pane ha sconfinato. Ma la colpa è dell’olio usato per condire le code di gamberi sfumate al brandy su letto di passatina di lenticchie al timo e limone: è veramente ottimo, e rivela grande cura nella scelta di tutti gli ingredienti. Anche questo antipasto è ben riuscito, assai gustoso e profumato. Un ottimo inizio!

Primi e Secondi

I tortelli di trevisana e ricotta con crema di grana

La spadellata di farro e orzo con trevisana e tometta

Intanto l’accortezza del padrone di casa si rivela anche in un udito degno dell’uomo bionico: Elisa non fa in tempo a raccogliere una posata caduta rumorosamente a terra che eccolo al suo fianco con quella di ricambio, “ma come faceva a sapere che si trattava di una forchetta??”, praticamente un supereroe.

Il menù sarà anche ristretto, ma l’unione tra la cura dei piatti e la mancanza di pretenziosità, lo rende assolutamente vincente. Lo confermano le portate principali, cominciando dai tortelli di trevisana e ricotta con crema di Grana di Lodi: il ripieno sprigiona subito tutti i sapori, la pasta è ottima, e il condimento è leggero ma deciso. Buona anche la spadellata di farro e orzo con trevisana e tometta delle Langhe: “Mi piace l’uso che fanno dei formaggi” ha il tempo di osservare Laura prima di far sparire letteralmente il formaggio in questione (solo la sua parte, naturalmente). Gradevole l’accostamento della tometta con i cereali, anche se il piatto in sè è un pò sottotono rispetto alle altre portate.

Tajine di pollo con olive e limone su letto di cous cous

Arriva il tajine di pollo con olive e limone servito su letto di cous cous: “Sembra un arbre magique!” Elisa rende perfettamente l’idea dell’ebrezza suscitata dagli aromi che questo piatto sprigiona. Speziato e cucinato alla perfezione (Laura lo affianca senza paura alla versione da lei assaggiata in Marocco), il suo sapore incontra immediatamente le aspettative create dall’irresistibile profumo. Ottima nel gusto e nella qualità anche la tagliata di controfiletto Scozzese Angus Beef cotto sulla pietra ollare, saporitissima e accompagnata da delle squisite patate “vestite” da un sottile strato di buccia.

La tagliata di controfiletto scozzese cotto su pietra ollare

Dolci

Soddisfatissime, al limite della sazietà, decidiamo di ordinare solo due dolci in quattro, da accompagnare con due bicchierini di vino da dessert, per la precisione un Moscato di Samos del 2004 Grand Cru, deliziosamente aromatico e profumatissimo, e uno Sherry Pedro Ximenez “Triana” Bodegas Hidalgo, con tanto di origini e cenni storici raccontati dall’amico oste eno-esperto, sempre più disinvolto e professionale nel rispondere puntualmente (e a tono) a tutte le nostre domande a trabocchetto. Ormai è dei nostri!

La torta di mele al profumo di cavaldos e limone

Il crumble con salsa ai frutti di bosco

I dessert, tutti di produzione propria, sono semplici ma non banali: la torta di mele al profumo di cavaldos e limone, soffice e speziata, rivela una mano artigianale; infine affondiamo i cucchiaini nel crumble con salsa ai frutti di bosco sormontato da una soffice cupola di panna montata: ben fatto ed essenzialmente libidinoso.

Concludiamo con abbondanti chiacchiere e un conto di 150 Euro che per la qualità e la sazietà dell’esperienza di stasera si rivela una gradevole ciliegina sulla torta. Tutto questo, unito alla comicità discreta, in parte involontaria ma irresistibile del nostro oste, e all’accoglienza impeccabili, rendono Il Sole un posticino all’altezza del suo nome: una cucina eclettica, fresca, curata e a tratti orientaleggiante, ma senza perdere di vista la tradizione.  A presto! V.

Bistrot Il Sole
Via Curtatone 5, Milano
Tel. 02 55188500

Trattoria del Nuovo Macello

Loro, I Gamberetti

C’era una volta una tavola rotonda

Cena Aprile 2010
Come mi ha ricordato Elisa (perchè io avevo completamente rimosso la data, e ciò spiega la mancata indicazione di un giorno preciso per questa cena), tutto cominciò nell’aprile 2010 alla tavola rotonda (tale era il tavolo a noi riservato) della Trattoria del Nuovo Macello di Via Cesare Lombroso, con un drammatico antipasto di gamberetti che per un istante ci aveva gettate nello sconforto. Da brave disperate, noi decidemmo comunque di andare avanti…ma forse un incipit così rischia di essere troppo criptico. Risolviamo subito!
 
Trattasi di trattoria di nome ma non di fatto, dato che il ristorante, sebbene ubicato in una zona assai poco centrale e/o mondana del sud-est milanese, si presenta come il classico luogo la cui scelta si rivela assai azzeccata per pranzi e cene di lavoro, e forse anche per quelle amatissime cene aziendali di fine anno, supplizio a cui tutte noi dobbiamo prima o poi sottoporci, con l’unica consolazione della certezza che se magna (e nun se paga, o meglio, paga l’azienda, che è ancora meglio). La cucina è tradizionale nel menù ma creativa ai limiti del pretenzioso (senza riuscire ad esserlo del tutto, per fortuna) nella elaborazione dello stesso, senza nulla togliere alla qualità dei piatti e al gusto, tanto che quest’ultimo risultava comunque altamente soddisfatto a fine serata.  Per usare un termine tecnico, non si va in un posto del genere per “sfondarsi”, ma per fare degli assaggi degni di nota sì! Ecco, forse quello che ci lasciò leggermente perplesse fu proprio l’impressione che quelli che ci venivano serviti erano più degli “assaggi” che delle portate vere e proprie, ma attenzione, è probabile che il nostro status di disperate in questo caso possa risultare in un giudizio non del tutto obiettivo. Abbiate pazienza.

I miei ricordi sono un pò vaghi, in effetti l’idea di questo blog è nata mesi dopo questa cena, ma le foto di Chiara mi aiuteranno a rinfrescare la memoria! Oltre al menù alla carta, ricordo una gentile signora enunciare con una certa classe una serie di piatti del giorno che a quanto pare variano a seconda degli umori dello chef.
Per il vino, Elisa sceglie per noi un Aglianico DOC di La Guardiense che si rivela un accompagnamento perfetto.

Il Vino

Antipasti

Il gamberetto, questo sconosciuto. Ma è lui che diede inizio al bisogno spasmodico di descrivere le nostre serate, perciò lodi lodi al mini-gamberetto! Qui abbiamo avuto paura (già il prefisso “mini” dovrebbe farvi intuire il motivo). Perchè l’entrée così stuzzicosamente (licenza poetico-gastronomica) descritta (qualcosa come: crudité di gamberetti con fragola e mousse di ricotta), si rivela un piatto non minaccioso, ma un pò malinconico, come il prato di uno stadio dopo la fine di un concerto, quando la gente va via e rimangono ancora qua e là giovani stanchi ma felici che aspettano la fine del primo esodo di massa prima di muoversi per andare a casa anche loro. Ecco, i nostri gamberetti, abbracciati senza troppa passione alle fragole, erano lì che riposavano sul prato con la ricotta di fianco, stanchi, ma non propriamente felici. Magari non gli era piaciuto il concerto chissà. MA! C’è un ma. Eh sì, perchè da una parte l’arrivo dell’ormai famosissimo gamberetto dipinse sul volto di Elisa un’espressione da quasi tragedia napoletana imminente (la cui trama sarebbe stata: Elisa che ordina una pizza subito dopo essere uscita dal ristorante), ma l’assaggio sembrò far rientrare subito l’allarme. DELIZIOSI! L’incontro dei sapori è azzeccatissimo, gli ingredienti freschi, e il tutto rivela una preparazione curata e attenta.

Secondi

Le Polpette

Come sarebbe a dire “tutto qui per gli antipasti”? Non vi è bastata l’appassionante storia del gamberetto che va al concerto? Ok ok chiedo venia…ma non mi ricordo altro! Prometto un aggiornamento del blog più assiduo per una più precisa cronaca della cene d’ora in poi. Su un pò di comprensione! Anche perchè con i piatti principali è lo stesso discorso. VACUUM IN THE MIND (chi si ricorda la Bonissima del mitico “Pippo Kennedy Show”? E qua la finisco con le divagazioni, promesso, giurin giuretta me venisse ‘na…no vabbè, autotirarmela non mi sembra neanche il caso).
Comunque, i secondi, appunto: dai piatti del giorno scegliamo (almeno, 2 di noi lo scelgono) il piatto di polpettine con salsa di pomodoro e contorno di fagiolini verdi. No, non credo che dentro le polpette ci sia finita l’amante eliminata dallo chef il giorno prima, erano polpette fini queste, avete visto il tag delle categorie per questo post no? “Creativi, Raffinati”. Ah bè, a forza di polpette capirai, sento già rispondere. Comunque erano buonissime! Rosolate al punto giusto e molto saporite. Certo…qui la disperazione galoppava. Tre polpette, otto mezzi fagiolini e tre macchie di pomodoro compongono il piatto. Si sente che la qualità c’è, ma la quantità per noi è un problema in quel momento, anche perchè Elisa si era già fatta un film mentale di sè stessa che scarpettava allegramente sguazzando nella salsa di pomodoro (cosa che comunque sarebbe stata molto sconveniente, per il discorso della raffinatezza di cui sopra). Però il gusto è felice, e se è felice lui in fondo siamo felici anche noi, no?

Il Polipo con Carciofi

La CotEletta

Le altre scelte sono un polipo con carciofi molto apprezzato dalla dottoressa Laura, che da bravo medico mantiene il sangue freddo anche dinanzi alle situazioni più estreme, tanto che la vediamo attraversare tutto il menù spazzolando i piatti senza le espressioni a metà tra lo sdegno e il raptus omicida che invece si leggono in alcune di noi, e poi lei, un’altra indiscussa protagonista della serata: la cotEletta. Eh no, non è opera del mio umorismo da quattro soldi. Anche perchè non saprei perchè dovrebbe far ridere. Tant’è, così recitava il menù. Forse la cotEletta meritava una dicitura così unica e (si spera)irripetibile perchè la sua presentazione non era esattamente quella che Chiara si aspettava (altro dramma quasi consumatosi), dato che, come si evince dalla foto,  quella che si presenta ai nostri occhi è una sorta di isola ben impanata sulla quale però non vivono evidentemente elefanti. E quindi tanto meno le ORECCHIE di elefante. Non so se mi spiego. MA! Anche qui l’avversativa è d’obbligo, perchè la panatura è perfetta, e la carne assai tenera e gustosa (un pò altina, ma qui la fanno così). Allarme rientrato anche in questo caso!

Dolciii

Le tre i non sono un errore, sono solo un calco della mia memoria, perchè se c’è una cosa che mi ricordo bene di quella cena, è che i dolci erano di un livello vicino alla categoria “orgasmo di Meg Ryan in Harry Ti Presento Sally” (con la sola differenza che non c’èra bisogno di fingere), e che erano…tanti! Forse perchè abbiamo deciso di assaggiarne 3 o 4 diversi e in più i gentili ristoratori ci hanno fatto dono dell’assaggio di un ulteriore dessert a sorpresa.

Il Tortino al Cioccolato

Il Gelato al Pistacchio

Il MiniCannolo

Dunque vediamo, ricordo un tortino al cioccolato fondente superbamente accompagnato da una pallina di gelato alla fragola, un freschissimo gelato di pistacchi (VERI, lo testimonia il color beige-marroncino del dessert, decorato con altrettanti VERI pistacchi) appoggiato su una suadente salsa al cioccolato, un fragrante e aromatico minicannolo profumato al limone con crema di cioccolato bianco e fragole, e poi lui…il tirami (spazio) su, sottotitolo “le diverse consistenze”. E non ditemi che la raffinatezza del tag qui non è giustificata. Voglio dire, prima di tutto lo spazio tra tirami e su (e scusate se e poco) ma poi quella frase quasi buttata lì sul menù, a ricordare che nel tiramsù (io lo scrivo così, sia chiaro) eh sì cari miei, ci sono diverse consistenze! Chè non lo sapevate? Adesso lo sapete. Di certo era ottimo, e la presentazione in coppa simil tazzina di caffè (per le proporzioni rimando alla foto del mio dito…ecco proprio lì dietro, anche se forse non si vede subito, c’è la simil tazzina) molto gradevole.

Il Tiramu (spazio) Su

E qui si conclude questo lunghissimo post, non so perchè ma forse il fatto di non ricordare bene i piatti mi ha portata a cercare di compensare assumendo uno stile da biografa di Matusalemme. Mah! Il conto lo ricordo intorno ai 45 euro a testa vino incluso, diciamo che di meno non ci aspettavamo. L’opinione generale è di un ottimo ristorante se avete voglia di provare qualcosa di gustoso ma un pò diverso dal solito, considerando che le porzioni sono quelle che sono, e che l’ambiente si presta, anche per questo, più ad una cena con i colleghi appena arrivati a Milano dalla sede straniera della vostra azienda, piuttosto che a una tavolata con amici, giusto per dare l’idea. À bientôt! (tanto per mantenere la finezza) V.

Trattoria del Nuovo Macello
Via Cesare Lombroso 20, Milano
Tel. 02 59902122

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