Dal 24 al 26…chi si ferma è perduto!

Come sopravvivere al Natale

Mangia, prega (se proprio devi), e mangia ancora
Buon anno a tutti! Le buongustaie sono per lo più ancora in vacanza (si fa per dire…la disperazione campeggia indisturbata in quei luoghi di perdizione che sono le aziende, specie se multinazionali, dove l’espressione “chiusura festiva” esiste solo se accompagnata da un crollo in borsa degno di nota, per fortuna esistono le ferie), ma non lo è certo il loro appetito, come potrete immaginare. In attesa di riprendere il nostro tour della ristorazione con il nuovo anno, ecco un post esemplificativo del metodo migliore per attraversare le feste senza rendersi troppo conto di quello che sta succedendo. Mangiare e non pensare! Questo è il segreto. Chiamateci sceme.
 

Oggi è il 6 gennaio e, si sa, l’Epifania tutte le feste si porta via. Chissà perchè fino a qualche tempo fa (diciamo che era così fino a quando io ero bambina) questo modo di dire risultava assai minaccioso, deprimente e un pò lugubre, associato com’era alla tradizionale immagine, emblema di vecchiezza e bruttezza, della Befana. Che oltretutto non passava certo per una Miss Simpatia, visto che i bambini meno buoni non è che li lasciava semplicemente a bocca asciutta, eh no, si presentava comunque per la più estrema della umiliazioni, la consegna del carbone. E non è finita, ricordo nitidamente un’inquietante canzoncina dedicata alla dolce vecchiaccia, la cui parte finale recitava più o meno così (rivelando tra l’altro nella sintassi le origini forse non propriamente italiane dell’autore del testo): “Ai bambini che fan da buoni/la Befana porta i doni/Ai bambini che fan da cattivi/la Befana se li porta via/al paese dell’Epifania”. No, ditemi voi se questo non è mobbing educativo. Comunque, di anni ne sono passati, e poteva sfuggire la Befana ai furbissimi meccanismi del marketing? No di certo, ed ecco che grazie a un restyling dell’immagine la Befana si trasforma da strega sadica e stracciona in nuova icona dell’emancipazione femminile e idolo delle masse in età pre e post-scolare, con donne che fanno a gara per farsi gli auguri,  darsi con soddisfazione della gran befana a vicenda e ricordarsi di fare il tagliando alla scopa, e bambini a caccia di befane da collezione, streghe sornione e sorridenti, altro che portarli via al paese dell’epifania, al massimo gli arriva il carbone dolce, quello da succhiare. Ai miei tempi io avevo PAURA della befana, non c’erano mica HappyFania e vattelapesca.

Sarà, ma a me sembra che la Befana a un certo punto si sia svegliata e abbia detto “Un momento! Anche io voglio andare in televisione!”, abbia assunto un esperto di immagine e si sia scrollata di dosso tutta quell’aura da essere malefico che dava alla calza un fascino maledetto ineguagliabile. Contenti voi!

Tornando al metodo cui accennavo sopra, quest’anno mi è sembrato quasi di andare in apnea, ho cominciato il 24 a cena e ho finito il 26 a pranzo la mia parentesi sarda, per cui tutti i piatti sono opera (rigorosamente casalinga) dei miei genitori e del loro istinto di presentarsi armati di imbuto al grido di “MANGIA!” ad ogni rientro di uno dei due figli emigrati in terre lavorativamente più prosperose. Questo post non può che essere una gustosa carrellata di quello che il mio imbuto (immaginario, per fortuna) conteneva, se poi volete presentarvi a casa dei miei per assaggiare il menù, temo sia difficile, oltre tutto sono entrambi insegnanti, quindi se sbagliate un congiuntivo rischiate di ritrovarvi a pane e acqua.

Antipasti

La vigilia, si sa, è dedicata al menù di “magro”, dove di magro però c’è solo il cartoncino usato per i segnaposto direi. E forse l’acqua! In ogni caso di solito si dà spazio al pesce, per esempio le tartine al salmone non mancano mai:

Ma ecco una sfiziosità nata dall’incontro di due ingredienti squisitamente sardi, i quadratini di ricotta mustia con bottarga:

La ricotta mustia è un particolare tipo di ricotta di pecora salata e leggermente affumicata, tipica della Sardegna; in genere si presenta un pò più compatta rispetto alla ricotta classica, e ciò la rende particolarmente adatta alla realizzazione di questi quadratini. E’ sufficiente grattuggiarci sopra una generosa manciata di bottarga di muggine e irrorare il tutto con olio extra vergine d’oliva. Vi avverto, danno dipendenza. E crisi di astinenza quando finiscono!

A seguire, una bella insalatina di surimi alla catalana, con pomodoro fresco e cipolla:


Il giorno di Natale invece, bando al magro. Ah bè, allora! Restiamo dove siamo, l’isola il 25 offre un antipasto ruspante di pecorino e salsiccia sarda:

Anche in questo caso, si raccomanda la prudenza, l’effetto “droga” è garantito, in particolare trovo straziante il momento in cui devo separarmi dalle fettine di salsiccia sarda, non riesco proprio a fermarmi. Sfido chiunque però!

Primi

Per la vigilia, un bel piatto di spaghetti con le cozze, con un spruzzatina di polpa di pomodoro (rigorosamente sardo) che dà alla portata un bel tocco di rosso festivo, e vai di mega bavaglio para-schizzi!

Per il pranzo di Natale invece, si gioca un pò più sul pesante (sul magro d’altra parte abbiamo già dato), e di nuovo un piatto sardo come i culurgiones con ragù di salsiccia:

Si tratta di un piatto tipico soprattutto dell’Ogliastra, dei fagottini di pasta dalla forma oblunga con un ripieno in genere di patate e pecorino, a volte con l’aggiunta della menta che gli dà un tocco particolarmente aromatico; solitamente serviti con un semplice sugo di pomodoro, in questo caso mio padre aveva casualmente tagliato qualche dadino di salsiccia sarda che è finito dentro al sugo. E vabbè, nella confusione delle feste può capitare, facciamo questo sacrificio e godiamoci l’incontro del gustoso ripieno con il sapore deciso del sugo:

A Santo Stefano siamo sbarcati per un attimo sul continente e ci siamo deliziati con un bel piatto di strangozzi al tartufo tipici dell’Umbria (grazie a mio fratello che non a caso porta il nome del Santo in questione ;-D):

Ad accompagnare i menù non più magri del 25 e del 26 naturlamente LUI, il Cannonau, in questo caso un Costera del 2007 di Argiolas, da sempre un ottimo sostegno in momenti come questi.

Secondi

Torniamo per un attimo alla vigilia, e chiudiamo il capitolo (falso)magro con questo delizioso piattino di anelli di seppie in rosso con piselli:

Anche in questo caso il sugo è un’alternativa alla versione in bianco, un’idea per un piatto un pò diverso dal solito.

Ma nel giorno della regina di tutte le feste, ecco arrivare il RE della cucina sarda, signore e signori, il Porcetto!

Mi rendo conto che l’idea di sacrificare un povero maialino da latte non è proprio in linea con lo spirito natalizio, ma quali erano le istruzioni del metodo enunciato all’inizio di questo post? Mangiare e non pensare. Comunque alle tradizioni non bisognerebbe mai rinunciare, così come alla cotenna croccante del porcetto arrosto (in questo caso infatti trattasi di maialino cotto al forno, per chi ha una buona mano con la cottura della carne non è assolutamente difficile cuocerlo in casa), sebbene alcuni (per lo più non isolani) ci rinuncino non sapendo cosa si perdono. Io naturalmente non ho voluto sottopormi a questa privazione, proprio il giorno di Natale, dopo la cena di magro del giorno prima poi, non scherziamo.

A seguire, un assaggio di cinghiale in umido che dimostra come in compagnia del Cannonau si superano indenni queste ed altre peripezie mangerecce (se di peripezie vogliamo parlare).

Per il pranzo del 26 invece, un tenerissimo agnello al latte cucinato direttamente in padella, per concludere il mantra “mangia e non pensare, mangia e non pensare” (ma poi qualcuno si aspettava un menù vegetariano per caso?)

Dolci

I dolci sono stati numerosi, e somministrati a ripetizione in diversi orari delle diverse giornate di festa, come è facile immaginare, d’altra parte il loro ruolo è anche quello di fungere da avanzi nei giorni successivi, quando si torna al lavoro, si torna a dieta, si torna a casa, e che cos’altro si può fare se non andare alla disperata ricerca di uno strascico di panettone o un ultimo boccone di torrone al cioccolato? Meglio ancora sarebbe avere a disposizione una fornitura completa di formaggelle, tipico dolce sardo con un ripieno di formaggio e uva sultanina racchiuso in una morbida pasta, che raggiungono l’apoteosi se scaldate leggermente prima di gustarle. E facciamoci del male:

Se non si esce vivi dagli anni 80, dalle feste si esce come minimo moribondi, anche perchè sebbene si mangi sempre volentieri c’è un che di compulsivo che rende pranzi e cene una specie di gara a chi si strafoga prima o a chi sa far strafogare di più (sempre in nome della pace nel mondo, dei bambini bisognosi, e dell’importanza di essere buoni tutto l’anno e non solo a Natale, come ci insegnano gli esperti di marketing, gli stessi responsabili del restyling della Befana). Forse un pò a discapito del vero gusto, quello di mangiare per mangiare, e non mangiare per non riuscire più a camminare. Va bene non pensare, ma respirare sì però!
Buon inizio d’anno a tutti, e che il 2011 sia più buongustaio e meno disperato che mai! V.

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