Ristorante VietnamMonAmour

Appuntamento al buio (con la zoppa)

Cena del 18/04/2011

Sono pessima, lo so (cit.).

E sono anche fastidiosamente autoreferenziale, dato che cito me stessa. Bè, nessuno è perfetto! (cit./2) (questa non sono io però).

Ok questo è un post difficile, come lo chiamiamo, A VOLTE RITORNANO? CHI NON MUORE SI RIVEDE? CHI VA CON LO ZOPPO IMPARA A ZOPPICARE? (questa ve la spiego dopo). La verità è che sono MESI che questo blog non viene aggiornato, e non per mancanza di spunti, che pensavate che stavamo a ‘fa il digiuno? Ma non scherziamo, magnare se magna, sempre e comunque! Solo che è un mondo difficile. Capita. E capita anche che il mio Lui un giorno proponga di cambiare operatore telefonico perchè così vediamo X Factor (questa è difficile, ma fidatevi, un nesso c’è) e che QUEL particolare operatore telefonico sia rapido nell’attivarci la nuova linea come un bradipo in fin di vita che cerca di combattere un colpo di sonno.

Ecco, diciamo che un paio di mesetti pieni sono andati via così, lisci lisci, senza nessun accesso alla rete! Il resto bè, ho esordito dicendo che sono pessima, direi che è più che sufficiente! Ma rieccoci qua, con ben TRE recensioni dei posticini che abbiamo visitato fino a poco prima della pausa estiva (ecco, ho trovato un’altra scusa per la nostra assenza ;-P), quindi tutto sommato torniamo belle sazie (ma mai del tutto naturalmente).

Cena di aprile dunque: tanto per rendere le cose ancora più complicate, il luogo prescelto presentava non poche difficoltà dal punto di vista, come dire, narrativo, considerato che per ricordarmi decentemente i nomi dei piatti ho dovuto scribacchiare tutto il tempo sul mio taccuino come una povera pazza, sapendo perfettamente che a stento sarei stata in grado di decifrare quello che stavo scrivendo. Altra difficoltà: la prima cosa che colpisce di questo locale è l’atmosfera, intima e ricercata,  ma cosa c’è di meglio delle luci soffuse per creare un’atmosfera ancora più intima? Ecco appunto, le luci soffuse. Al limite delle tenebre, direi, per questo vi informo che questo post stimolerà molto la vostra immaginazione, dato che non è stato possibile realizzare delle foto degne di questo nome. Ma in fondo tutto ciò ha un che di poetico, giusto?

Un pò meno poetiche erano le espressioni di sdegno utilizzate da Elisa per raccontarci il suo pomeriggio appena trascorso al pronto soccorso: azzoppata da un ginocchio fuori uso conseguenza di un’altrettanto poetica camminata tra i monti (ecco dove compare lo zoppo), aveva trascorso la ultime 6 ore nella speranza di adescare un ortopedico in ospedale, finendo con l’abbandonare il suddetto luogo di perdizione senza risultati apprezzabili, se non quello di arrivare zoppa alla meta per l’appunto.

C’è da dire che il Ristorante Vietnam Mon Amour è un posto assai amabile, molto curato, che dispone anche di un Bed & Breakfast arredato in stile vietnamita, così come il ristorante: arredi recuperati dal paese di origine dalla proprietaria, ex docente universitaria figlia di emigrati vietnamiti trapiantati a Parigi, a sua volta trapiantata a Milano, dove dopo 10 anni di insegnamento ha pensato bene di sposare un piemontese appassionato di vini, ex manager di un’azienda farmaceutica, e avviare questa interessante attività. Il tutto in un ambiente accogliente, un pò affollato per la verità, ma non in modo fastidioso. Vi raccomando la prenotazione, il locale è molto conosciuto.

Antipasti

Vediamo dunque cosa combinano questi due personaggi che hanno realizzato quello che rimane il sogno di molti (compreso il mio), ossia gettare alle ortiche la rassicurante ma alienante (e spesso delirante) vita del lavoratore col posto fisso per buttarsi in un’avventura cultural-gastronomica alimentata da pura passione (questo si vede subito). Il menù è molto ricco, racconta una cucina dai sapori agrodolci, abili nello stimolare i sensi e capaci di rivelare una grande varietà.  Il vino ce lo consiglia il consorte della padrona di casa, che ci ammonisce sull’impossibilità di assaporare un qualsivoglia prodotto di vitigni vietnamiti: non s’ha da fare, causa, a quanto pare, avverse condizioni climatico-ambientali. Poco male! Ci propone un ottimo Carjcanti del 2008 di Gulfi, aromatico IGT siciliano prodotto da uva proveniente da agricoltura biologica.

Il Vino

Ci tuffiamo nel ricchissimo menù, con qualche difficoltà interpretativa (notare che Chiara rivela un’abilità inaspettata nel pronunciare tutti gli impronunciabili nomi delle portate, mi sa che se la ipnotizzassimo scopriremmo dettagli sorprendenti sulle sue vite passate), e dagli antipasti peschiamo una serie di stuzzicanti involtini: “ Nem” involtino di granchio e noodles in sfoglia di riso croccante, “Banh cuon” involtino di carne in sfoglia di riso al vapore, “Goi cuon” involtino di gamberi con menta, erba cipollina e noodles e per finire “Goi cuon (al salmone)” involtino di salmone affumicato con aneto, sesamo e noodles di riso. Cosa emerge da tutto ciò? Bè, tanto per cominciare che la cucina vietnamita non è fatta per essere divisa: le difficoltà che incontriamo nel cercare di spartire il tutto come di consueto sono insormontabili, così optiamo per un più semplice assaggio in condivisione pescando qua e là dai nostri quattro piatti, tra un giochino con le bacchette e un’immersione nelle sapienti salsine che accompagnano il tutto. Le materie prime si rivelano subito ottime, e molto fresche. Sapori inediti non c’è che dire, ma ce lo aspettavamo, e noto che l’olfatto non è particolarmente coinvolto in questi piatti: è più un gioco di gusti accostati tra di loro, in un percorso che andrebbe seguito con una certa diligenza, nel passare da un intingolo all’altro, come infatti ci viene spiegato da chi ci serve al tavolo…tutto ciò è molto inebriante!

Secondi

Per la portata principale, decidiamo di scegliere piatti molto diversi tra loro (tanto per cambiare), anche se nel menù è comunque il pesce a farla da padrone: ecco il Tonno scottato nel wok al frutto della passione con galletta, un accostamento deciso e molto armonioso, il “Vit nuong” confit di anatra con salsa all’arancia e riso, lievemente aromatico, il “Cua” granchio fresco farcito con carne di maiale e noodles, decisamente saporito, e i “Muc nuong” calamari freschi dorati al forno con verdure al sesamo, un mix delicatissimo e quasi dolce, che forse riassume anche la differenza nel modo di cucinare il pesce rispetto alle nostre abitudini mediterranee. Spinte dalla curiosità, aggiungiamo un quinto assaggio per provare i “Bun cha” bocconcini croccanti di maiale con sesamo e salsa di soia, buoni ma meno originali dei piatti a base di pesce.

Il Tonno scottato al frutto della passione

Bun cha

Muc nuong

Vit nuong

Dolci

I dessert suscitano molto la nostra curiosità, dato che non sappiamo proprio cosa aspettarci. Si passa dalla “Banh xeo” crèpe di riso con gelato e salsa allo zenzero, che risulta un pò troppo umida per i nostri gusti, e d’altra parte è certamente un dolce un pò impegnativo data la forte preponderanza dello zenzero, forse si gusta meglio in dimensioni più ridotte, al delizioso Tiramisù al caffè vietnamita, che ovviamente invece per noi risente del problema opposto (troppo piccolo!), per finire con due torte dall’aspetto classico ma decisamente sorprendenti: la Torta di mango tiepida con panna speziata e la Torta al cocco con panna alla cannella, entrambe un trionfo di profumo e sofficità, e in tutte e due la panna è un accompagnamento ottimo e dolcissimo.

Banh xeo

Tiramisù al caffè vietnamita

Torta di mango

Torta al cocco

Finiamo la serata contemplando i piatti vuoti e assaporando la dolcezza che ci pervade in quantità industriale, anche perchè tra una chiacchiera e l’altra Elisa ci ha annunciato di essere prossima alla convivenza (con il suo Lui ovviamente), ma per le perle di saggezza relative a questo argomento vi dò appuntamento alla prossima puntata…intanto vi informo che la spesa ammontava a €179 in totale (incluso il vino che da solo ne costava 30, d’altra parte il cibo esotico merita un accompagnamento di un certo livello, o forse è solo perchè abbiamo le mani enologicamente bucate) e che l’impressione generale è stata ottima, certamente questa è una tappa obbligata a Milano per gli amanti della cucina orientale magari un pò stufi del solito sushi. Alla prossima! (che sarà ovviamente prestissimo, visti gli arretrati) V.

Ristorante VietnamMonAmour
Via Alessandro Pestalozza 7, Milano
Tel. 02 70634614

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Trattoria Trinacria

Il Vino

La Sicilia nel piatto…e non solo!

Cena del 22/11/2010

La seconda cena in realtà è la prima…quest’affermazione deriva non da un’ubriacatura molesta ma dal fatto che la prima uscita della nostre charlie’s angels (più una) del magna magna, nata dal puro e banalissimo desiderio di fare un’uscitina senza uomini con l’unico obiettivo di MANGIARE, ebbe luogo qualche mese fa proprio alla Trattoria Trinacria in Via Savona 57 , decisamente uno dei ristoranti preferiti di Valeria, ma alla serata non potè essere presente la nostra fotografa ufficiale, abbattuta all’ultimo momento da un fastidioso problema di quelli che fanno proprio sentire felici di essere donna (occhio al sarcasmo). Difatti, di quella serata non esistono prove concrete, quindi forse noi altre 3 ce la siamo sognata, ma di certo era un sogno molto realistico e anche molto godereccio ;-P

Non si poteva non tornare insieme alla piccola grande Chiara e ai suoi avanzatissimi mezzi per immortalare i piatti! Ragion per cui è diventata la seconda cena! (bè, ovvio che fin tanto che non è l’ultima va sempre bene)

Il menù (tutto rigorosamente scritto in siciliano, ma dotato di sottotitoli, per voi che vi stavate già preoccupando) segue l’andamento delle stagioni e della disponibilità delle materie prime (freschissime e di altissima qualità), quindi qualcosa di nuovo si incontra sempre, anche se come me si è una frequentatrice assidua di questo bellissimo posto. Perchè sì, è un bellissimo “posto”! Si mangia (tanto) e si beve e si chiacchiera fino a tardi senza che nessuno ti disturbi!

Veniamo subito inquadrate, per fortuna come buongustaie, non come disperate, dalla dolce e gentile signora che prende le ordinazioni (ma d’altra parte è dura non essere buongustai da Trinacria). La scelta del vino spetta alla nostra esperta di fiducia Elisa, che negli ultimi 12 mesi ha investito gioiosamente tutto il suo stipendio in corsi di degustazione di vini e weekend di azzeramento della carta di credito in acquisti di pregiate bottiglie, salvo poi dare la colpa a quel sant’uomo del suo fidanzato che prima di conoscerla era completamente astemio. OK ahahah questa non riesco proprio a scriverla senza ridere!! ;-D

La dolce signora alla scelta del vino, un Chiarandà del 2007 di Donna Fugata, raggiunge l’apice del suo entusiasmo nei nostri confronti con un “non capita spesso di vedere un gruppo di ragazze con tal buon gusto!”. Ecco, probabilmente era reduce da un tavolo più di disperate che di buongustaie.

Ma passiamo alle cibarie!

Antipasti

Misto di Tonnara

Panelle

Elisa, Laura e Valeria scelgono gli scampi marinati con ricottina fresca (“Gnotta ‘i Cocci” nel menù madrelingua), mentre Chiara opta per un piatto dove regna il tonno (“Misto di Tonnara“, carpaccio e altri amici). Ah, e un piattino di tipicissime panelle non ce lo vogliamo gustare? Non sia mai! Calde e gustose, in più da brave disperate ci facciamo fuori senza neanche vederli i bocconcini di focaccia alla cipolla che ci portano come assaggino pre-antipasto. Slurp!

Gnotta 'i Cocci

Gli scampi sono freschissimi, sappiate che la foto è mossa per un motivo. Elisa: “erano così freschi che si muovevano!” un pò surreale (e anche inquietante direi) ma rende bene l’idea. Laura, la nostra dottoressa, vive un momento di drammatico sconforto “Ma? Sono vuoti!” salvo poi scoprire insieme a noi che il gustoso scampettino è tutto fuori, bello adagiato sul piatto nella sua marinatura vicino alla ricottina dalla quale non vuole separarsi! Appurato ciò, la dottoressa attacca il piatto visibilmente emozionata. Che felicità! Ottimi, e molto sfiziosi. Dai mugugni di soddisfazione di Chiara, che si assenta nella concentrazione del suo assaggio, intuiamo che anche l’antipasto di tonno suscita grandi emozioni!

Secondi

U Pisci Spatula

U pisci! E cosa se no? Non passate neanche per i primi, cioè, passateci se volete, sono certa che sono all’altezza del resto del menù, ma u pisci di Trinacria è un tripudio di sapori e allegria. Evvai! Chiara e Valeria, scelgono il simpaticissimo pesce spatola (non prima di aver spiegato a Elisa, in perfetto stile amiche di Piero Angela, cosa è il pesce spatola e come è fatto…ovviamente inventiamo al momento, ma siamo molto credibili) al sesamo con carciofi e bottarga di tonno, mentre Elisa e Laura vanno di “Tunnina“, tonno scottato con cipolle in agrodolce e insalata di arance. Ed è trionfo! Il tonno è cotto al punto giusto e si sposa perfettamente con le cipolle, il pesce spatola non è riconoscibile, nel senso che non è possibile utilizzarlo per un’eventuale puntata di quark (vedi descrizione scientifica di cui sopra) ma tanto dura poco, è squisito! Il sesamo gli dà un tocco sfizioso e i carciofi con la bottarga sono super saporiti. Eccellente!

Tunnina

(a questo punto il Chiarandà ci stava abbandonando)

Dolci

Dolce assaggino a sorpresa

Sorbetto al Mandarino

Frittelline di Ricotta e Cioccolato

Chiacchiera che ti chiacchiera, qui non ti viene a disturbare nessuno! Chiediamo la lista dei dolci, ed io vivo un momento di drammatica indecisione: Trinacria fa i cannoli siciliani più buoni di Milano, per quanto mi riguarda, e mi sento quasi in dovere di ordinarlo anche stasera, ma come resistere alla calde frittelline di ricotta e cioccolato? Infatti non resisto. E così anche Chiara, Laura invece sceglie un fresco sorbetto al mandarino ed Elisa un parfait di mandorle (“che cos’è il parfait?” chiede al cameriere, in fondo avrei saputo spiegarglielo anche io, dopo l’esperienza del pesce spatola sono un’assistente di Piero Angela navigata, ma vuoi mettere la libidine del sentirselo enunciare? “Si tratta di un semifreddo alla mandorla accompagnato da una pallina di morbido gelato e ricoperto da una colata di cioccolato fuso”. ECCO!). La ricotta delle frittelline è freschissima, la pasta tiepida e fragrante, per quanto riguarda il parfait, è apprezzatissimo, sia come dolce (Elisa: “DOVETE ASSAGGIARLO! PRESTO!”) che come lavagnetta magica per scrivere il nome, una volta che il parfait se n’è andato ed è rimasto solo il cioccolato. Poesia. (non la mia, quella del dolce!)

Il Parfait di Mandorle

La lavagnetta magica

Fanno la loro comparsa nell’ordine due bicchierini di ottimo passito, e il triste momento della dipartita. Il conto è un totale di 197 Euro, l’ora è tarda e la soddisfazione vola. Non si può pretendere un tale livello di piattti e materie prime senza spendere un pò (in questo caso ha inciso anche la scelta del vino, circa 24 euro la bottiglia), ma ne vale veramente la pena, le porzioni sono ben misurate, i prezzi sono comunque in linea e li reputo onesti per il livello di questa trattoria. Alla prossima! V.

Trattoria Trinacira
Via Savona 57, Milano
Tel. 02 4238250

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