Chic ‘n Quick Trattoria Moderna

Cuochi in vetrina e buongustaie curiose

Cena del 26/05/2011
Ah, come mi piace l’autunno. Le foglie rossastre, il cielo terso, l’aria frizzante…e poi il brasato con le patate, i tajarin al ragù, il barolo…vabbè, mi piace a 360 gradi, che male c’è? Ebbene sì, siamo di ritorno fresche fresche dalla meravigliosa Fiera del Rapulè 2011, che consigliamo animatamente e vivamente a tutti. Vi rimando al link di cui sopra per maggiori informazioni, noi eravamo un tantino troppo impegnate a mangiare, bere, e rompere i bicchieri reciproci per stilare un resoconto decente. Ma vi assicuro che ne vale la pena!

Veniamo invece alla nuova recensione, ma come siamo messe? A ottobre a rimembrare con nonchalance la cena di maggio? Per la risposta a questa e (forse) altre domande fate un salto qui, mentre per la cena in questione vi annuncio che ci siamo date un tono. Non troppo però, disperate siamo, disperate rimaniamo, ma su proposta di Chiara ci siamo accomodate dalla giovane e avvenente vicina di casa del Sadler di Milano. IL SADLER DI MILANO??? Vedo già occhi sbarrati, bocche spalancate e qualche “lo sapevo che non erano delle pezzenti come cercano di farci credere queste qui!”. In alternativa, immagino anche qualche “Sadler chi?”, chè il nostro pubblico ci piace vario, si sa. Claudio per gli amici (almeno spero che i suoi amici non rispondano a ogni sua domanda con “Sì CHEF” o “No CHEF”), oltre che cuoco di gran fama, è anche un simpatico ometto che ha pensato bene non solo di dotare di un’enorme vetrina sulla strada la cucina del suo ristorante in Via Ascanio Sforza, ma anche di aprire a fianco allo storico locale una “trattoria” dove riproporre la sua cucina rivisitata a prezzi da disperate (che poi sono le pezzenti di cui sopra). Iniziativa interessante e spunto buongustaio per ritrovarci a sbirciare attraverso la vetrina a vedere come sono belle queste enormi, luccicanti cucine professionali, e magari anche gli esperti addetti che ci lavorano dentro…bè, se no cosa li hanno messi a fare ‘sti poveretti dentro l’acquario, diamogli un pò di soddisfazione, no? ;-D

Antipasti

Naturalmente tutta questa curiosità ce la portiamo anche dentro, in un ambiente minimalista e raffinato, molto “lounge”, quasi freddo a dire il vero, legno in ogni dove (compresa un’inquietante signorina in forma di statua alle nostre spalle che ci fa sentire osservate per tutta la cena), una sala lunga e stretta e anch’essa parzialmente in vetrina, ma discretamente celata dalle candide tende. Very chic, non c’è che dire. Vediamo se sono anche quick, che c’abbiamo un certo languorino. Il menù si apre con una sezione dall’allettante titolo “Dedicato ai gourmet”, vale a dire “Per chi glie piace magnà”, ah sì quelle siamo noi! Vabbè, interpretazioni a parte, l’idea è questa: servire ciascuna entrata di questa parte del menù, sapienti mix di creatività e ingredienti tradizionali, con la bevanda che più ne esalta i sapori, per essere a sua volta esaltata dalla portata naturalmente. Il risultato, dato che decidiamo comunque di ordinare anche il vino, è che abbiamo già 2 bicchieri a testa sul tavolo e non abbiamo ancora cominciato a mangiare. Avanti così!

I fiori di zucchina farciti di rombo, gamberi e mozzarella

La sfogliatina di scalogni banana, lardo e toma

Scegliamo innanzitutto i Fiori di zucchina farciti di rombo, gamberi e mozzarella, insalata di zucchine e mandorle tostate con calice di Cruasè Roccapietra (Cantine Scuropasso) con annessa divagazione per domandarsi se sia nata prima la zucca o la zucchina, e a che punto si presenti il fiore. Tutto questo mentre ci gustiamo i fiori in questione, abbastanza succulenti devo dire, con il loro affollato ripieno, insieme alla Sfogliatina di scalogni banana, lardo venato al rosmarino e toma dell’Ossola fusa con calice di Birra Moretti “Doppio Malto” (daje, lardo e birra doppio malto…ma noi ci sentiamo comunque chic, ve lo assicuro), che è veramente originale e curata e l’abbinamento con la birra assolutamente sorprendente.  C’è poi il Foie gras d’oca con mostarda di zucca e pane all’uvetta con calice di Moscato di Pantelleria Turbè 2007 (Salvatore Murana) ensemble estremamente dolce (pure troppo) e raffinato, e la Crema di melanzane, fiocchi di burrata, bruschetta a dadi e pomodorini canditi con calice di Chardonnay 2010 Tormaresca che vince la mia personale palma gourmand: deliziosa mescolanza di consistenze e profumi della tradizione, assai gustosa.

Il foie gras d'oca con mostarda di zucca e pane all'uvetta

La crema di melanzane, fiocchi di burrata, bruschetta e pomodorini

Primi e Secondi

L’argomento clou di stasera è: cosa succede quando si va a convivere? Bè, io e Laura già lo sappiamo, naturale quindi tranquillizzare Elisa che sarà tutto bellissimo, tranne in quei giorni (che non sono necessariamente QUEI giorni) in cui avrai voglia di schiaffeggiarlo con un badile, o in cui attraverserete una crisi Mastro Lindo, altrimenti detta “quando LUI fadisordine” (tutto attaccato). Però anche noi ci mettiamo del nostro (ecco, adesso c’entrano veramente QUEI giorni), quindi grazie a questo equilibrio alla fine si vive tutti felici e contenti. Tranne quando non funziona e ci si lascia, si capisce. Ecco, siamo o non siamo pronte per il prossimo talk show del dopo pranzo di Rai 2?

Torniamo alla nostra cena che è meglio: grazie a Laura notiamo che questi piatti risultano molto “estetici”, mentre Elisa riflette che, in fondo, essere buongustaie è un pò una maledizione. Perchè? E voi come lo chiamate gustarvi appassionatamente un antipasto sapendo di dovervi fermare al primo quarto perchè siete circondati da altre tre assatanate come voi pronte a strapparvelo? Praticamente una condanna. Per fermare questo strazio, ordiniamo due primi e quattro secondi, e che la chiccherìa continui!

Gli spaghettoni con limone e bottarga

I ravioli di melanzane e mozzarella di bufala

Dividiamo quindi in quattro (strazio dello strazio) i due primi prescelti, ossia gli Spaghettoni di pasta fresca, limone e bottarga grattugiata, generosi e delicati ma forse un pò troppo al dente, e gli ottimi Ravioli di melanzane e mozzarella di bufala e filetti di pomodoro, che io trovo eccezionali nella loro candida semplicità. Nei secondi invece trionfa il pesce: si parte con il Filetto di rombo al pan prezzemolo, patate alla forchetta e fagiolini, un altro piatto che punta sulla semplicità degli ingredienti ma con un pò meno personalità, le Capesante gratinate, per le quali decidiamo che la locazione nel menù è sbagliata (che poi l’importante è che si collochino nello stomaco, sicchè), lo Spiedino di gamberi alla griglia con salsa al curry e riso basmati tostato con verdurine di stagione, saporito e assai scenografico, e infine LEI, la regina della serata: la Spigola in crosta di fili di patate con insalatina e spuma al rafano. Un piatto davvero speciale, equilibrato, creativo senza essere pretenzioso. Lunga vita alla regina!

Il filetto di rombo al pan prezzemolo e fagiolini

Le capesante gratinate

Lo spiedino di gamberi con salsa al curry

La spigola in crosta di patate con spuma al rafano

Dolci

E se la spigola è la regina, i dolci sono i fuoriclasse! La deliziosa carrellata dei dessert parte con il Fondente di cioccolato amaro con spuma di caffè, aromatico e golosissimo, il Semifreddo al caramello con tartare di mele al calvados, accostamento dolcissimo e originale, il Tortino di yogurt ai frutti della passione con pasta dolce di grissini e arachidi, stuzzicante ed esotica rivisitazione della cheese cake, ed infine l’Insalata di fragole, crema chantilly e meringhette, forse il più banale dei quattro ma non per questo meno godibile. Dieci e Lode!

Il fondente al cioccolato amaro

Il semifreddo al caramello con tartare di mele

Il tortino di yogurt ai frutti della passione

Insalata di fragole, crema chantilly e meringhette

Concludiamo la serata a dir poco satolle, apprezzando senza dubbio l’originalità degli accostamenti, in particolare quella degli assaggi “gourmet”, e l’innegabile freschezza delle materie prime, il tutto in piatti fatti apposta per distinguersi ed essere in qualche modo diversi, e forse per questo a tratti un pò artificiosi, ma di sicuro impatto. Claudio intanto fa la sua comparsa in sala (non per rendere omaggio alle famosissime blogger, che ve lo dico a fare), e noi ci dedichiamo alla lettura dei fondi del caffè (con un pò di fantasia qualcosa viene sempre fuori). Conto totale €231, niente male considerata l’abbondanza della chiccherìa. Alla prossima! V.

Chic ‘n Quick Trattoria Moderna
Via Cardinale Ascanio Sforza 77, Milano
Tel. 02 89503222

Annunci

Bistrot Il Sole

La febbre e altri rimedi

Cena del 22/03/2011

La primavera scatena in me sentimenti contrastanti. Allegria e voglia di rinascita, certo, ma anche una leggera, serpeggiante depressione. Perchè? Bè, non è che qui posso prendere la macchina e andare a godermi una passeggiatina in riva al mare, come farei nella mia terra natìa. Al massimo posso passeggare all’idroscalo in compagnia di qualche zanzara che si allena in vista delle annuali olimpiadi di vampirismo. E vabbè! Le serate buongustaie esistono anche per scoprire quanti motivi ci sono per essere (nonostante tutto) felici! La felicità però deve avermi dato alla testa, visto che la serata terminerà con un brivido e un calore inaspettati. Non perchè abbiamo dedicato il post-cena agli spogliarelli per sole donne, ma solo per colpa della mia temperatura corporea, che dopo l’arrivo a casa segnava un rispettabilissimo 38,8. Pensate che tutto ciò mi abbia fermata? Io ho sempre fame, sappiatelo. Non c’è speranza, nè febbre che tenga. E il posticino della cena di marzo, valeva lo sforzo!

Questo “bistrot”, come graziosamente si autodefinisce, è veramente da provare: dopo una cenetta in compagnia del mio lui, il mio unico pensiero era stato “devo assolutamente tornarci con le buongustaie!” Dopo tutto, la felicità andrebbe sempre condivisa. Anche la febbre, a quanto pare, ottimo rimedio allo stress da ufficio secondo Elisa (nel mio caso più che un rimedio, trattasi di evidente somatizzazione), un pò meno per Chiara, che appena avverte il mio malessere manifesta il desiderio di indossare la tenuta da lavoro dei tecnici delle centrali nucleari. Niente di personale nei miei confronti, ma il rischio di mettere a repentaglio il consueto viaggio Milano-Roma per il raggiungimento del suo bello è troppo alto!

Antipasti

Vi consiglio di fare due passi o prendere la bicicletta per raggiungere Via Curtatone, non tanto per il tepore in aumento, ma perchè la macchina non avrete modo di metterla da nessuna parte (almeno finchè non inventeranno i parcheggi a due piazze). Arriviamo pertanto appiedate al nostro ristorantino, solare anche nell’accoglienza: mentre aspettiamo fuori Elisa, LUI, il nostro oste, futuro protagonista indiscusso della serata, fa capolino per invitarci ad attendere dentro: “Se volete entrare, vi offro da bere”. Ecco la parola d’ordine! Elisa ci trova intente a sorseggiare uno spumantino sedute ad uno dei semplici tavoli di legno del locale, non grandissimo ma spazioso, diviso in tre salette discrete e dall’atmosfera tranquilla ma non prive di una certa personalità.

Il Vino

La lista delle portate si limita a pochi piatti che campeggiano sulla grande lavagna all’ingresso nonchè su un simpatico libricino, tanto che “Ci porti tutto il menù!” (e non per modo di dire) è il nostro primo pensiero. L’oste ci rivolge uno sguardo impenetrabile ma complice, la sua cortesia e il suo modo di fare ci hanno già conquistato. Tanto che Elisa stasera abbandona lo scettro di sommelier per donarlo all’esperto patron, che con un sorriso furbetto si allontana e torna con uno Shiraz del Lazio di Casale del Giglio del 2009, che ha su di noi lo stesso effetto dei suoi modi affabili. L’entusiasmo è già alle stelle!

Ordiniamo per intero i tre antipasti proposti, con un occhio alle sfiziosità a base di  formaggi: anche durante la mia prima visita avevo adorato l’hachis di patate e spinaci novelli con piccola fonduta di Fontina, delizioso! Si scioglie in bocca, è saporito e armonioso. Dividerlo in quattro è un sacrificio indicibile, ma ci consola il fatto che ci spetta un quarto di ciascuna entrée. E qui sorge un problema, o forse un’opportunità: questa divisione in quattro quarti di ogni portata da un lato pone sfide inaspettate, come con il sautée di straccetti di anatra confit su insalatina di finocchi, arance e croutons, laddove la suddivisione in quattro porzioni è ostacolata dalla natura errante degli straccetti; dall’altro porta Elisa a cercare il riscatto dopo le carenze dimostrate l’ultima volta riguardo alla cucina molecolare, e a inaugurare la “cucina matematica”. A Beautiful Mind, mi verrebbe da dire. Ma mi piace!

L'hachis di patate e spinaci con fonduta di fontina

Il sautée di straccetti di anatra con insalata di finocchi e arance

Il sautée è originale e curato come tutti gli antipasti, ma un pò insipido, mentre l’hachis è perfetto. Lo amo. Ma le tentazioni sono troppe, sono costretta a tradirlo: arriva lo chèvre gratinato al forno su crostoni con miele di castagno e noci, ed è subito insana passione: questi crostoni sono la fine del mondo, i sapori si fondono meravigliosamente, gli ingredienti sono squisiti, l’insieme è golosissimo. Elisa prima fa di no con la testa, tanto non riesce a credere alle sue papille gustative, poi arriva a notare che anche l’insalata di accompagnamento è freschissima. Quando si dice che i dettagli sono tutto.

Lo chèvre al forno su crostoni con miele e noci

Le code di gamberi su passatina di lenticchie al timo e limone

Intanto la cucina matematica comincia ad avere conseguenze drammatiche, come quando Laura, intenta ad assaporare la sua parte rigorosamente entro i confini designati, esclama con sgomento “Oh Dio! Ho preso la scarpetta di qualcun altro!” Ebbene sì, il suo pezzetto di pane ha sconfinato. Ma la colpa è dell’olio usato per condire le code di gamberi sfumate al brandy su letto di passatina di lenticchie al timo e limone: è veramente ottimo, e rivela grande cura nella scelta di tutti gli ingredienti. Anche questo antipasto è ben riuscito, assai gustoso e profumato. Un ottimo inizio!

Primi e Secondi

I tortelli di trevisana e ricotta con crema di grana

La spadellata di farro e orzo con trevisana e tometta

Intanto l’accortezza del padrone di casa si rivela anche in un udito degno dell’uomo bionico: Elisa non fa in tempo a raccogliere una posata caduta rumorosamente a terra che eccolo al suo fianco con quella di ricambio, “ma come faceva a sapere che si trattava di una forchetta??”, praticamente un supereroe.

Il menù sarà anche ristretto, ma l’unione tra la cura dei piatti e la mancanza di pretenziosità, lo rende assolutamente vincente. Lo confermano le portate principali, cominciando dai tortelli di trevisana e ricotta con crema di Grana di Lodi: il ripieno sprigiona subito tutti i sapori, la pasta è ottima, e il condimento è leggero ma deciso. Buona anche la spadellata di farro e orzo con trevisana e tometta delle Langhe: “Mi piace l’uso che fanno dei formaggi” ha il tempo di osservare Laura prima di far sparire letteralmente il formaggio in questione (solo la sua parte, naturalmente). Gradevole l’accostamento della tometta con i cereali, anche se il piatto in sè è un pò sottotono rispetto alle altre portate.

Tajine di pollo con olive e limone su letto di cous cous

Arriva il tajine di pollo con olive e limone servito su letto di cous cous: “Sembra un arbre magique!” Elisa rende perfettamente l’idea dell’ebrezza suscitata dagli aromi che questo piatto sprigiona. Speziato e cucinato alla perfezione (Laura lo affianca senza paura alla versione da lei assaggiata in Marocco), il suo sapore incontra immediatamente le aspettative create dall’irresistibile profumo. Ottima nel gusto e nella qualità anche la tagliata di controfiletto Scozzese Angus Beef cotto sulla pietra ollare, saporitissima e accompagnata da delle squisite patate “vestite” da un sottile strato di buccia.

La tagliata di controfiletto scozzese cotto su pietra ollare

Dolci

Soddisfatissime, al limite della sazietà, decidiamo di ordinare solo due dolci in quattro, da accompagnare con due bicchierini di vino da dessert, per la precisione un Moscato di Samos del 2004 Grand Cru, deliziosamente aromatico e profumatissimo, e uno Sherry Pedro Ximenez “Triana” Bodegas Hidalgo, con tanto di origini e cenni storici raccontati dall’amico oste eno-esperto, sempre più disinvolto e professionale nel rispondere puntualmente (e a tono) a tutte le nostre domande a trabocchetto. Ormai è dei nostri!

La torta di mele al profumo di cavaldos e limone

Il crumble con salsa ai frutti di bosco

I dessert, tutti di produzione propria, sono semplici ma non banali: la torta di mele al profumo di cavaldos e limone, soffice e speziata, rivela una mano artigianale; infine affondiamo i cucchiaini nel crumble con salsa ai frutti di bosco sormontato da una soffice cupola di panna montata: ben fatto ed essenzialmente libidinoso.

Concludiamo con abbondanti chiacchiere e un conto di 150 Euro che per la qualità e la sazietà dell’esperienza di stasera si rivela una gradevole ciliegina sulla torta. Tutto questo, unito alla comicità discreta, in parte involontaria ma irresistibile del nostro oste, e all’accoglienza impeccabili, rendono Il Sole un posticino all’altezza del suo nome: una cucina eclettica, fresca, curata e a tratti orientaleggiante, ma senza perdere di vista la tradizione.  A presto! V.

Bistrot Il Sole
Via Curtatone 5, Milano
Tel. 02 55188500

Ristorante Al Bacco Andrea Carola

Tra l’atomico e il piceo

Cena del 22/02/2011

L’aria di primavera è lontana, col freddo ne avremo ancora per un pò e poi non dimentichiamoci il fantomatico “colpo di coda dell’inverno”, amatissimo dai meteorologi e da questi atteso ogni anno con aspettative quasi fanciullesche (a dimostrazione del fatto che anche quello andrebbe annoverato tra i lavori psicologicamente usuranti). Pertanto la cena buongustaia del mese ci consente di non disdegnare una confortante abbuffata anche stasera. Capirai, che sforzo!

Questo piccolo locale conta pochissimi coperti e uno spazio ristretto, ma anche per questo intimo e con un’atmosfera rilassante. Essenziali gli arredi (anche a tavola), professionale e gentile il personale, tra l’altro mi è piaciuta l’efficienza e la velocità del servizio, sopratttutto considerato che ormai le buongustaie sono partite in quarta, e in quattro quarti ordinano dal menù: 4 antipasti diversi, diversi i 4 piatti principali, e i 4 dessert. Ebbene qui non fanno una piega, ma credo che questo derivi anche dal basso numero di tavoli da servire. Ed ora la fame avanza!

Il Vino

Antipasti

Il menù spazia dalla terra al mare con piatti tradizionali per lo più lombardi, ma il momento della sua lettura e della conseguente scelta dei piatti è per noi come sempre motivo di irrefrenabile entusiasmo da un lato, ma logorante e dolorosissima indecisione dall’altro, il tutto dettato dalla fame disperata ovviamente, ma che il più delle volte si trasforma in un tragico effetto di confusione più totale. Ragion per cui quando la nostra cortese oste ci raggiunge per prendere le ordinazioni per un istante leggo un certo sgomento nei suoi occhi (come biasimarla?). Io scelgo i panzerotti ripieni di fiocco di culatello e mozzarella di bufala, molto succulenti e saporiti, il culatello è ottimo, mentre il panzerotto è goloso ma non leggerissimo, forse rivela nella cottura lo stesso difetto dello gnocco fritto servito con varietà di affettati: il fritto non è perfetto, un pelino unto, il che nel caso dello gnocco lo rende meno “vaporoso” ma comunque abbastanza saporito. Di ottima qualità gli affettati, che gustiamo insieme al vino scelto da Elisa, un Sassella Valtellina Superiore di Rainoldi che avremmo assaporato meglio aprendo la bottiglia una mezzoretta prima, ma che comunque non ci delude (NB: qui il vino è servito anche al calice).

 

I panzerotti con fiocco di culatello e mozzarella di bufala

Varietà di salumi con gnocco fritto

 

Anche i fiori di zucchina ripieni di mozzarella di bufala e acciughe in pastella leggera risentono di un fritto non abbastanza asciutto, ma gli ingredienti non mancano di qualità e il risultato è decisamente sfiziozo. Buono anche lo strudel caldo di carciofi e Asiago, personalmente ho gradito molto il mix degli ingredienti del ripieno, uno sposalizio delicato ma rustico.

I fiori di zucchina con mozzarella di bufala e acciughe

Lo strudel di carciofi e Asiago

Secondi

Intanto le chiacchiere galoppano, tradizione vuole che i nostri appuntamenti serali siano anche angoli in cui dare sfogo a fantasie di vite alternative dove le quattro buongustaie su suggerimento di Elisa entrano a tutto tondo nel food business e decidono di aprire “un ristoro” (cito testualmente), salvo rendersi conto che detta così non suona tanto difficile, basta comprare un gazebo al Leroy Merlin e cominciare a vendere limonata sulla riviera ligure. Che “ristorante” paresse troppo impegnativo?

Come secondo io scelgo il sandwich di filetto di branzino al forno con battuto mediterraneo, e devo confessarlo, mi conquista! Al punto che metto seriamenete a rischio le possibilità di assaggio da parte delle mie compagne. Il pesce è ben cucinato e con una salsina verde decorativa ma decisiva nel dare sapore. Elisa mi fa notare che con questo condimento il branzino un pò scompare, “però quello che ne rimane…” Promosso!

Il sandwich di branzino con battuto mediterraneo

Elisa si butta sulla padellata di controfiletto di manzo, patate e carciofi, abbastanza saporita e abbondante, mentre Chiara scegliendo la cotoletta alla milanese con patate saltate in padella rivela forse il desiderio di diventare esperta buongustaia amica della cotoletta (vedi qui), e da brava disperata non si arrende neanche dinanzi alla versione qui proposta, che per noi purtroppo non raggiunge la sufficienza: si sa, la vera cotoletta alla milanese va fritta nel burro, ma il burro in questione rivela una prepotenza eccessiva. Dovrebbe abbassare un pò la cresta e capire che la carne è la vera protagonista, non il timido ripieno di una panatura non all’altezza. Peccato!

La padellata di controfiletto con patate e carciofi

La cotoletta alla milanese

Laura invece c0n la silenziosa concentrazione che dedica all’ossobuco in gremolada con purè di patate ci fa intuire che qualcosa sta succedendo da quelle parti, ma che cosa? Che l’ossobuco si scioglie in bocca e il condimento è ben fatto, un pò abbondante forse ma esalta bene il sapore e la qualità della carne. Il purè di patate fa la sua comparsa in forma di piccoli ciuffi poco degni di nota, la disperazione avrebbe richiesto una presenza più decisa da parte del contorno, ma l’ossobuco, si sa, intimidisce non poco.

L'ossobuco in gremolada con purè

Dolci

Siamo abbastanza sazie, ma di rinunciare al dolce non se ne parla nemmeno, ovviamente. Intanto le elucubrazioni culinarie di oggi vagano incontrollate fino a quando Elisa non esprime il desiderio di provare la “cucina atomica”. Ho il vago sospetto che si riferisca alla cucina molecolare, anche se “atomica” a me fa pensare più a Hiroshima che all’atomo. Laura le fa notare che l’atomo e la molecola non sono la stessa cosa, e io che Ferran Adrià non sarebbe affatto contento sentendola parlare. “Ferr chi?” Ok, come disperate siamo perfette, sul lato buongustaie c’è ancora molta strada da fare, lo ammetto.

Mentre Laura conclude ricordandoci che “non si vive di sola cucina molecolare”, arrivano i dessert, e mai tempismo fu più apprezzato! Sarà per questo che trovo deliziosa la millefoglie con crema chantilly e scaglie di cioccolato fondente, che invece non desta l’entusiasmo delle mie colleghe, forse per il troppo sentore di burro nella sfoglia, ma la crema è comunque fresca e golosa. Fantasioso e delicato il semifreddo di torrone con marmellata di mandarino, e non male anche il tortino caldo di grano saraceno con marmellata di lamponi, anche se quest’ultima è un pò troppo acida, forse andava smorzata leggermente con un pò di zucchero a velo.

La millefoglie con crema chantilly e cioccolato

Il semifreddo di torrone con marmellata al mandarino

Il tortino di grano saraceno con marmellata di lamponi

Chiudiamo con lo sformatino caldo di cioccolato fondente, un pò banale e non particolarmente brillante, e per il quale Laura non manca di trovare l’aggettivo definitivo: “E’ decisamente piceo”. Appiccicoso, nerissimo, non fa una piega. Pensavate che fossimo rimaste a corto di parole eh? (In tutto questo Chiara lo è, tra la cucina atomica e lo sformatino piceo comincia a chiedersi se non dovremmo chiamarci semplicemente Le Disperate).

Lo sformatino di cioccolato

Arriva un bicchierino di barolo chinato da gustare in quattro tirando le somme della serata. Elisa, sempre più assorta, decide che dello chef di stasera dobbiamo premiare la fantasia e la cura nel pensare i piatti, ma è come se questo non fosse il suo mestiere da sempre. Che sia un disperato come noi? Nonostante qualche pecca, la cena è stata gradevole, le porzioni sono abbondanti, migliorabili le preparazioni, mentre il conto è un totale di 176 Euro, nessuna sorpresa da questo punto di vista. Per chi desidera un posticino tranquillo con una buona cucina ma senza troppe pretese, e dove si possa chiacchierare indisturbati. Alla prossima! V.

Al Bacco Andrea Carola
Via Marcona 1, Milano
Tel. 02 54121637

Trattoria Trinacria

Il Vino

La Sicilia nel piatto…e non solo!

Cena del 22/11/2010

La seconda cena in realtà è la prima…quest’affermazione deriva non da un’ubriacatura molesta ma dal fatto che la prima uscita della nostre charlie’s angels (più una) del magna magna, nata dal puro e banalissimo desiderio di fare un’uscitina senza uomini con l’unico obiettivo di MANGIARE, ebbe luogo qualche mese fa proprio alla Trattoria Trinacria in Via Savona 57 , decisamente uno dei ristoranti preferiti di Valeria, ma alla serata non potè essere presente la nostra fotografa ufficiale, abbattuta all’ultimo momento da un fastidioso problema di quelli che fanno proprio sentire felici di essere donna (occhio al sarcasmo). Difatti, di quella serata non esistono prove concrete, quindi forse noi altre 3 ce la siamo sognata, ma di certo era un sogno molto realistico e anche molto godereccio ;-P

Non si poteva non tornare insieme alla piccola grande Chiara e ai suoi avanzatissimi mezzi per immortalare i piatti! Ragion per cui è diventata la seconda cena! (bè, ovvio che fin tanto che non è l’ultima va sempre bene)

Il menù (tutto rigorosamente scritto in siciliano, ma dotato di sottotitoli, per voi che vi stavate già preoccupando) segue l’andamento delle stagioni e della disponibilità delle materie prime (freschissime e di altissima qualità), quindi qualcosa di nuovo si incontra sempre, anche se come me si è una frequentatrice assidua di questo bellissimo posto. Perchè sì, è un bellissimo “posto”! Si mangia (tanto) e si beve e si chiacchiera fino a tardi senza che nessuno ti disturbi!

Veniamo subito inquadrate, per fortuna come buongustaie, non come disperate, dalla dolce e gentile signora che prende le ordinazioni (ma d’altra parte è dura non essere buongustai da Trinacria). La scelta del vino spetta alla nostra esperta di fiducia Elisa, che negli ultimi 12 mesi ha investito gioiosamente tutto il suo stipendio in corsi di degustazione di vini e weekend di azzeramento della carta di credito in acquisti di pregiate bottiglie, salvo poi dare la colpa a quel sant’uomo del suo fidanzato che prima di conoscerla era completamente astemio. OK ahahah questa non riesco proprio a scriverla senza ridere!! ;-D

La dolce signora alla scelta del vino, un Chiarandà del 2007 di Donna Fugata, raggiunge l’apice del suo entusiasmo nei nostri confronti con un “non capita spesso di vedere un gruppo di ragazze con tal buon gusto!”. Ecco, probabilmente era reduce da un tavolo più di disperate che di buongustaie.

Ma passiamo alle cibarie!

Antipasti

Misto di Tonnara

Panelle

Elisa, Laura e Valeria scelgono gli scampi marinati con ricottina fresca (“Gnotta ‘i Cocci” nel menù madrelingua), mentre Chiara opta per un piatto dove regna il tonno (“Misto di Tonnara“, carpaccio e altri amici). Ah, e un piattino di tipicissime panelle non ce lo vogliamo gustare? Non sia mai! Calde e gustose, in più da brave disperate ci facciamo fuori senza neanche vederli i bocconcini di focaccia alla cipolla che ci portano come assaggino pre-antipasto. Slurp!

Gnotta 'i Cocci

Gli scampi sono freschissimi, sappiate che la foto è mossa per un motivo. Elisa: “erano così freschi che si muovevano!” un pò surreale (e anche inquietante direi) ma rende bene l’idea. Laura, la nostra dottoressa, vive un momento di drammatico sconforto “Ma? Sono vuoti!” salvo poi scoprire insieme a noi che il gustoso scampettino è tutto fuori, bello adagiato sul piatto nella sua marinatura vicino alla ricottina dalla quale non vuole separarsi! Appurato ciò, la dottoressa attacca il piatto visibilmente emozionata. Che felicità! Ottimi, e molto sfiziosi. Dai mugugni di soddisfazione di Chiara, che si assenta nella concentrazione del suo assaggio, intuiamo che anche l’antipasto di tonno suscita grandi emozioni!

Secondi

U Pisci Spatula

U pisci! E cosa se no? Non passate neanche per i primi, cioè, passateci se volete, sono certa che sono all’altezza del resto del menù, ma u pisci di Trinacria è un tripudio di sapori e allegria. Evvai! Chiara e Valeria, scelgono il simpaticissimo pesce spatola (non prima di aver spiegato a Elisa, in perfetto stile amiche di Piero Angela, cosa è il pesce spatola e come è fatto…ovviamente inventiamo al momento, ma siamo molto credibili) al sesamo con carciofi e bottarga di tonno, mentre Elisa e Laura vanno di “Tunnina“, tonno scottato con cipolle in agrodolce e insalata di arance. Ed è trionfo! Il tonno è cotto al punto giusto e si sposa perfettamente con le cipolle, il pesce spatola non è riconoscibile, nel senso che non è possibile utilizzarlo per un’eventuale puntata di quark (vedi descrizione scientifica di cui sopra) ma tanto dura poco, è squisito! Il sesamo gli dà un tocco sfizioso e i carciofi con la bottarga sono super saporiti. Eccellente!

Tunnina

(a questo punto il Chiarandà ci stava abbandonando)

Dolci

Dolce assaggino a sorpresa

Sorbetto al Mandarino

Frittelline di Ricotta e Cioccolato

Chiacchiera che ti chiacchiera, qui non ti viene a disturbare nessuno! Chiediamo la lista dei dolci, ed io vivo un momento di drammatica indecisione: Trinacria fa i cannoli siciliani più buoni di Milano, per quanto mi riguarda, e mi sento quasi in dovere di ordinarlo anche stasera, ma come resistere alla calde frittelline di ricotta e cioccolato? Infatti non resisto. E così anche Chiara, Laura invece sceglie un fresco sorbetto al mandarino ed Elisa un parfait di mandorle (“che cos’è il parfait?” chiede al cameriere, in fondo avrei saputo spiegarglielo anche io, dopo l’esperienza del pesce spatola sono un’assistente di Piero Angela navigata, ma vuoi mettere la libidine del sentirselo enunciare? “Si tratta di un semifreddo alla mandorla accompagnato da una pallina di morbido gelato e ricoperto da una colata di cioccolato fuso”. ECCO!). La ricotta delle frittelline è freschissima, la pasta tiepida e fragrante, per quanto riguarda il parfait, è apprezzatissimo, sia come dolce (Elisa: “DOVETE ASSAGGIARLO! PRESTO!”) che come lavagnetta magica per scrivere il nome, una volta che il parfait se n’è andato ed è rimasto solo il cioccolato. Poesia. (non la mia, quella del dolce!)

Il Parfait di Mandorle

La lavagnetta magica

Fanno la loro comparsa nell’ordine due bicchierini di ottimo passito, e il triste momento della dipartita. Il conto è un totale di 197 Euro, l’ora è tarda e la soddisfazione vola. Non si può pretendere un tale livello di piattti e materie prime senza spendere un pò (in questo caso ha inciso anche la scelta del vino, circa 24 euro la bottiglia), ma ne vale veramente la pena, le porzioni sono ben misurate, i prezzi sono comunque in linea e li reputo onesti per il livello di questa trattoria. Alla prossima! V.

Trattoria Trinacira
Via Savona 57, Milano
Tel. 02 4238250

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: