Ristorante La Genzianella

Sul cucuzzolo della montagna

Cena del 19/02/2011

Ed eccoci al primo post non milanese, ma senza allontanarci troppo dal capoluogo lombardo. Le buongustaie si sa, non si fermano di fronte a niente quando si tratta di mangiare, e qui le condizioni estreme ci sono tutte: la montagna, la neve, la temperatura sotto zero, e persino una vipera imbottigliata. L’occasione è data da un weekend in quel di Madesimo, tutta la nostra allegra compagnia alloggiata in un’unica tipicissima baita, vicini vicini! Certo passare due notti in uno stanzone coi letti a castello fa tanto gita delle medie e ci fa anche senitre più giovani, anche se qualcosa mi dice che i ragazzini delle medie non siano in grado di comunicare nel sonno a forza di russamenti da competizione (almeno spero).

Le buongustaie in trasferta in questo caso erano solo due, Elisa e Valeria, accomunate dalla passione per il buon cibo ma non dalla destrezza sugli sci, dato che Elisa potrebbe tranquillamente mangiare e sciare contemporaneamente, mentre io al solo pensiero sento che mi passa la fame. E ho detto tutto. Non che non ci abbia mai provato, e a più riprese! Ma vedo la morte in faccia ad ogni leggero scivolamento di una delle mie gambe. Ecco, diciamo che mi fa meno impressione scolarmi la bottiglia della foto qui sopra. Mangiamoci su!

La Genzianella è un allegro e assai informale ristorantino a Campodolcino, pochi chilometri dal centro di Madesimo, che io sappia una delle poche attrazioni gastronomiche della zona, ma di certo validissima. Si presta alquanto al nostro approccio disperato, dato che si mangia parecchio e si spende davvero poco, in più non bisogna neanche fare lo sforzo di ordinare perchè il menù è fisso ogni sera, a seconda di quello che è stato preparato quel giorno. Vai con lo slalom!

Primi

Il simpatico gestore saluta la nostra mega tavolata con un sorriso e l’elenco dei piatti del giorno, dove non mancano mai gli insuperabili pizzoccheri della Valchiavenna, da non confondere con quelli della Valtellina: quelli che servono qui non a caso vengono definiti anche gnocchetti bianchi chiavennaschi, e assomigliano come consistenza agli gnocchi per l’appunto, sebbene non siano a base di patate ma di farina, latte e pane raffermo. Le patate però le ritroviamo nel condimento, insieme a dosi massicce di bitto, casera, e burro come se piovesse! Strepitosi e golosissimi, e non sono mai abbastanza, per fortuna qui i piatti vengono riempiti dalle cortesi cameriere che girano tra i tavoli armate di mestolo e pirofila, per cui si può tranquillamente farsi colmare il piatto a piacimento, ed eventualmente chiedere un rabbocchino, insomma un vero inno alla disperazione buongustaia. Il vino è della casa, ma imbottigliato e personalizzato, e assai gradevole.

I pizzoccheri della Valchiavenna

I raviolini alle erbe

Subito dopo arriva un altro piatto fortissimo: degli squisiti raviolini alle erbe, semplici ma deliziosi, “ad ogni raviolino un’esplosione di sapori!” (Elisa ha già cominciato a dare il meglio di sè, e infatti segue un’espressione assorta e la frase “le erbe…sanno DAVVERO di erbe!”), fatti a mano e serviti con un condimento molto leggero che ne esalta il ripieno.

Secondi

Il locale è piccolo e affollato, mentre il personale fa avanti indietro dalla cucina con i vassoi ricolmi e un sorriso e una cordialità tali che io ed Elisa ormai li vediamo come angeli che sorvolano la tavola elargendo prelibatezze casalinghe, praticamente un sogno ad occhi aperti (effettivamente le nostra bottiglia di vino è già vuota). Arrivano le costine di maiale, cotte al forno, unte, saporite, da mangiare con le mani, assolutamente perfette! Accompagnate da una polenta taragna filante e gustosissima (e qui è iniziata una lunga serie di rabbocchini).

Le costine di maiale

La carrellata di secondi prosegue con i medaglioni di vitello in umido con funghi, un piatto semplice  dal sapore genuino, ma altrimenti non particolarmente degno di nota, e il cervo in salmì, molto saporito e ben cucinato, con un sughetto pronto per una magnifica scarpetta e per un’ulteriore dose di polenta, e vai col terzo rabbocco!

Il vitello con in funghi

Il cervo in salmì

Dolci

Siamo in tanti, il livello alcolico, unito a quello della soddisfazione mangereccia, è ormai alle stelle, non resta che sfogarci col dessert! Io ed Elisa, sempre in prima linea nella lotta al trend-setting fine a sè stesso, scegliamo il nostro vecchio e classico amico tiramisù che purtroppo in questo caso non raggiunge la sufficienza: niente da dire sulle materie prime, ma manca di leggerezza nella preparazione, come rimarca la mia collega buongustaia “è un dolce che deve essere volatile, venire su con te, invece questo ti tira un pò giù”,  sempre perfetta a dipingere un quadro con le parole.

Il tiramisù

Nota positiva invece per il gelato alle castagne con panna scelto dalla mia dolce metà, molto originale e cremoso, con tanto di pezzettini di castagne in bella mostra, e per il semifreddo al braulio, che è “inconfondibilmente al braulio”, come osserva Elisa, la quale subito dopo si lancia in una delle sue operazioni da blogger d’assalto decidendo fermamente di chiedere al gestore la ricetta dell’inconfondibile dolce in questione. Secondo voi come va a finire? Niente apertura con “siccome noi siamo delle blogger…” in questo caso, ma il risultato è ancora un buco nell’acqua. Tranquilla amica, riusciremo a farci prendere sul serio prima o poi. (Forse)

Il gelato alle castagne

Il semifreddo al braulio

Giunti a valle, arriva il momento dei digestivi, ed è lei la protagonista: LA VIPERA. Paura eh? E fate bene, sebbene mi rincuori il fatto di scoprire che la vipera in bottiglia non è la stessa dell’ultima volta che sono stata qui, mentre la grappa in questione è sempre assoluta protagonista dei digestivi della Genzianella. Io mi sono limitata a un piccolissimo assaggio, non era male, ma sicuramente qui fa molto di più l’effetto scenografico e il fatto che rimblazi la notizia che tale grappa sia fortemente afrodisiaca. Anche se fosse, dormiamo in 15 in uno stanzone, non credo che l’effetto afrodisiaco possa tornare molto utile. Tra l’altro ho scoperto che la ricetta originale di questa grappa consiglia di utilizzare per la preparazione una vipera “preferibilmente morta”. Quando si dice non dare mai niene per scontato.

Ed eccoci al conto, momento di vero godimento, per rubare un claim mangereccio di qualche tempo fa: ci siamo elegantemente sfondati, e il conto supera di poco i 20 Euro a testa. Eureka! O meglio, come esclama Elisa con un’espressione a metà tra il turbamento e un piacevole sdegno “Sto per morire e abbiamo speso solo €22 a testa!”, un quadro impressionista in questo caso, non c’è che dire. Se avete problemi a digerire (ma vi garantisco che non li avrete, se il cibo è genuino la digestione va da sola), potete fare una capatina al simpatico pub La Vitella nelle Nuvole, a pochi metri dal ristorante, per una sana grolla dell’amicizia in versione chiavennasca, senza dimenticare di fare un salto in bagno. Ma questa è un’altra storia…alla prossima trasferta! V.

Ristorante La Genzianella
Via Fraciscio 72, Campodolcino (SO)
Tel. 0343 50154

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Dal 24 al 26…chi si ferma è perduto!

Come sopravvivere al Natale

Mangia, prega (se proprio devi), e mangia ancora
Buon anno a tutti! Le buongustaie sono per lo più ancora in vacanza (si fa per dire…la disperazione campeggia indisturbata in quei luoghi di perdizione che sono le aziende, specie se multinazionali, dove l’espressione “chiusura festiva” esiste solo se accompagnata da un crollo in borsa degno di nota, per fortuna esistono le ferie), ma non lo è certo il loro appetito, come potrete immaginare. In attesa di riprendere il nostro tour della ristorazione con il nuovo anno, ecco un post esemplificativo del metodo migliore per attraversare le feste senza rendersi troppo conto di quello che sta succedendo. Mangiare e non pensare! Questo è il segreto. Chiamateci sceme.
 

Oggi è il 6 gennaio e, si sa, l’Epifania tutte le feste si porta via. Chissà perchè fino a qualche tempo fa (diciamo che era così fino a quando io ero bambina) questo modo di dire risultava assai minaccioso, deprimente e un pò lugubre, associato com’era alla tradizionale immagine, emblema di vecchiezza e bruttezza, della Befana. Che oltretutto non passava certo per una Miss Simpatia, visto che i bambini meno buoni non è che li lasciava semplicemente a bocca asciutta, eh no, si presentava comunque per la più estrema della umiliazioni, la consegna del carbone. E non è finita, ricordo nitidamente un’inquietante canzoncina dedicata alla dolce vecchiaccia, la cui parte finale recitava più o meno così (rivelando tra l’altro nella sintassi le origini forse non propriamente italiane dell’autore del testo): “Ai bambini che fan da buoni/la Befana porta i doni/Ai bambini che fan da cattivi/la Befana se li porta via/al paese dell’Epifania”. No, ditemi voi se questo non è mobbing educativo. Comunque, di anni ne sono passati, e poteva sfuggire la Befana ai furbissimi meccanismi del marketing? No di certo, ed ecco che grazie a un restyling dell’immagine la Befana si trasforma da strega sadica e stracciona in nuova icona dell’emancipazione femminile e idolo delle masse in età pre e post-scolare, con donne che fanno a gara per farsi gli auguri,  darsi con soddisfazione della gran befana a vicenda e ricordarsi di fare il tagliando alla scopa, e bambini a caccia di befane da collezione, streghe sornione e sorridenti, altro che portarli via al paese dell’epifania, al massimo gli arriva il carbone dolce, quello da succhiare. Ai miei tempi io avevo PAURA della befana, non c’erano mica HappyFania e vattelapesca.

Sarà, ma a me sembra che la Befana a un certo punto si sia svegliata e abbia detto “Un momento! Anche io voglio andare in televisione!”, abbia assunto un esperto di immagine e si sia scrollata di dosso tutta quell’aura da essere malefico che dava alla calza un fascino maledetto ineguagliabile. Contenti voi!

Tornando al metodo cui accennavo sopra, quest’anno mi è sembrato quasi di andare in apnea, ho cominciato il 24 a cena e ho finito il 26 a pranzo la mia parentesi sarda, per cui tutti i piatti sono opera (rigorosamente casalinga) dei miei genitori e del loro istinto di presentarsi armati di imbuto al grido di “MANGIA!” ad ogni rientro di uno dei due figli emigrati in terre lavorativamente più prosperose. Questo post non può che essere una gustosa carrellata di quello che il mio imbuto (immaginario, per fortuna) conteneva, se poi volete presentarvi a casa dei miei per assaggiare il menù, temo sia difficile, oltre tutto sono entrambi insegnanti, quindi se sbagliate un congiuntivo rischiate di ritrovarvi a pane e acqua.

Antipasti

La vigilia, si sa, è dedicata al menù di “magro”, dove di magro però c’è solo il cartoncino usato per i segnaposto direi. E forse l’acqua! In ogni caso di solito si dà spazio al pesce, per esempio le tartine al salmone non mancano mai:

Ma ecco una sfiziosità nata dall’incontro di due ingredienti squisitamente sardi, i quadratini di ricotta mustia con bottarga:

La ricotta mustia è un particolare tipo di ricotta di pecora salata e leggermente affumicata, tipica della Sardegna; in genere si presenta un pò più compatta rispetto alla ricotta classica, e ciò la rende particolarmente adatta alla realizzazione di questi quadratini. E’ sufficiente grattuggiarci sopra una generosa manciata di bottarga di muggine e irrorare il tutto con olio extra vergine d’oliva. Vi avverto, danno dipendenza. E crisi di astinenza quando finiscono!

A seguire, una bella insalatina di surimi alla catalana, con pomodoro fresco e cipolla:


Il giorno di Natale invece, bando al magro. Ah bè, allora! Restiamo dove siamo, l’isola il 25 offre un antipasto ruspante di pecorino e salsiccia sarda:

Anche in questo caso, si raccomanda la prudenza, l’effetto “droga” è garantito, in particolare trovo straziante il momento in cui devo separarmi dalle fettine di salsiccia sarda, non riesco proprio a fermarmi. Sfido chiunque però!

Primi

Per la vigilia, un bel piatto di spaghetti con le cozze, con un spruzzatina di polpa di pomodoro (rigorosamente sardo) che dà alla portata un bel tocco di rosso festivo, e vai di mega bavaglio para-schizzi!

Per il pranzo di Natale invece, si gioca un pò più sul pesante (sul magro d’altra parte abbiamo già dato), e di nuovo un piatto sardo come i culurgiones con ragù di salsiccia:

Si tratta di un piatto tipico soprattutto dell’Ogliastra, dei fagottini di pasta dalla forma oblunga con un ripieno in genere di patate e pecorino, a volte con l’aggiunta della menta che gli dà un tocco particolarmente aromatico; solitamente serviti con un semplice sugo di pomodoro, in questo caso mio padre aveva casualmente tagliato qualche dadino di salsiccia sarda che è finito dentro al sugo. E vabbè, nella confusione delle feste può capitare, facciamo questo sacrificio e godiamoci l’incontro del gustoso ripieno con il sapore deciso del sugo:

A Santo Stefano siamo sbarcati per un attimo sul continente e ci siamo deliziati con un bel piatto di strangozzi al tartufo tipici dell’Umbria (grazie a mio fratello che non a caso porta il nome del Santo in questione ;-D):

Ad accompagnare i menù non più magri del 25 e del 26 naturlamente LUI, il Cannonau, in questo caso un Costera del 2007 di Argiolas, da sempre un ottimo sostegno in momenti come questi.

Secondi

Torniamo per un attimo alla vigilia, e chiudiamo il capitolo (falso)magro con questo delizioso piattino di anelli di seppie in rosso con piselli:

Anche in questo caso il sugo è un’alternativa alla versione in bianco, un’idea per un piatto un pò diverso dal solito.

Ma nel giorno della regina di tutte le feste, ecco arrivare il RE della cucina sarda, signore e signori, il Porcetto!

Mi rendo conto che l’idea di sacrificare un povero maialino da latte non è proprio in linea con lo spirito natalizio, ma quali erano le istruzioni del metodo enunciato all’inizio di questo post? Mangiare e non pensare. Comunque alle tradizioni non bisognerebbe mai rinunciare, così come alla cotenna croccante del porcetto arrosto (in questo caso infatti trattasi di maialino cotto al forno, per chi ha una buona mano con la cottura della carne non è assolutamente difficile cuocerlo in casa), sebbene alcuni (per lo più non isolani) ci rinuncino non sapendo cosa si perdono. Io naturalmente non ho voluto sottopormi a questa privazione, proprio il giorno di Natale, dopo la cena di magro del giorno prima poi, non scherziamo.

A seguire, un assaggio di cinghiale in umido che dimostra come in compagnia del Cannonau si superano indenni queste ed altre peripezie mangerecce (se di peripezie vogliamo parlare).

Per il pranzo del 26 invece, un tenerissimo agnello al latte cucinato direttamente in padella, per concludere il mantra “mangia e non pensare, mangia e non pensare” (ma poi qualcuno si aspettava un menù vegetariano per caso?)

Dolci

I dolci sono stati numerosi, e somministrati a ripetizione in diversi orari delle diverse giornate di festa, come è facile immaginare, d’altra parte il loro ruolo è anche quello di fungere da avanzi nei giorni successivi, quando si torna al lavoro, si torna a dieta, si torna a casa, e che cos’altro si può fare se non andare alla disperata ricerca di uno strascico di panettone o un ultimo boccone di torrone al cioccolato? Meglio ancora sarebbe avere a disposizione una fornitura completa di formaggelle, tipico dolce sardo con un ripieno di formaggio e uva sultanina racchiuso in una morbida pasta, che raggiungono l’apoteosi se scaldate leggermente prima di gustarle. E facciamoci del male:

Se non si esce vivi dagli anni 80, dalle feste si esce come minimo moribondi, anche perchè sebbene si mangi sempre volentieri c’è un che di compulsivo che rende pranzi e cene una specie di gara a chi si strafoga prima o a chi sa far strafogare di più (sempre in nome della pace nel mondo, dei bambini bisognosi, e dell’importanza di essere buoni tutto l’anno e non solo a Natale, come ci insegnano gli esperti di marketing, gli stessi responsabili del restyling della Befana). Forse un pò a discapito del vero gusto, quello di mangiare per mangiare, e non mangiare per non riuscire più a camminare. Va bene non pensare, ma respirare sì però!
Buon inizio d’anno a tutti, e che il 2011 sia più buongustaio e meno disperato che mai! V.

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